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ANIMAL HOUSE
La biomimetica (biomimicry) è una nuova disciplina che riguarda la ricerca e la contaminazione tra bioarchitettura, ingegneria, design e natura. Da un prodotto storico come il velcro allo studio delle nuove bioarchitetture; e anche la finanza guarda agli insetti sociali come a modelli di comportamento.

In principio fu il velcro, copiato dalle lappole, i caratteristici frutti della bardana che hanno minuscoli uncini per attaccarsi ai tessuti. Altri esempi sono i fogli sintetici che raccolgono l’acqua come i coleotteri del deserto, le ceramiche super resistenti come l’Orecchia di mare (un piccolo gasteropode molto diffuso) e i vaccini che resistono al calore come fa la Rosa di Gerico, una pianta che vive nei deserti.

Da questi presupposti la biologa Janine Benyus ha tratto le sue ricerche, facendo della biomimetica la sua attività principale. “Eroina ambientale”, come è stata definita dal Times, la sua idea è quella di studiare bene gli adattamenti presenti in natura per riproporre condizioni simili a nuovi oggetti per architetti, ingegneri, chimici e designer.

L’idea di prendere in prestito gli adattamenti naturali che si sono consolidati in 3,8 miliardi di anni di evoluzione non riguarda solo le caratteristiche strutturali ma anche sociali: si parla di città pensate come organismi animali o di organizzare il lavoro come fosse una foresta.

La maggiore attenzione ai travagli climatici della terra e le sempre più approfondite ricerche degli etologi (gli studiosi del comportamento animale) e dei botanici, stanno comiciando a mettere le basi per una nuova concezione del rapporto con Natura.

Non il dominio basato sul presupposto dell’unicità dell’intelligenza umana o la fatalistica accettazione della incontrollabilità degli elementi. Ma l’accettazione dei propri limiti come specie, la capacità di pensarsi all’interno del complesso ecosistema terrestre e il rispetto dei meccanismi adattativi che rendono “intelligente” ogni forma di esistenza in vita di animali e piante.

Così l’osservazione dei micro-collettori scoperti sulle ali delle farfalle hanno ispirato celle solari più efficienti, gli occhi delle falene soluzioni antiriflesso, le zampe del geco le supercolle, i peli dei mammiferi il rivestimento di edifici che regolano lo scambio di calore.

Il sito asknature.org ha caricato un archivio on line gratuito per consultare idee e strategie adottate dalla natura cui progettisti, architetti e industrial designers possono trarre ispirazione.

Anche la finanza attinge ai modelli etologici. Proprio in questi giorni Mervyng King, governatore della Bank of England ha ricevuto uno zoologo di Oxford, Lord Robert May, già a capo della Royal Society che ha pubblicato su Nature un articolo dedicato all’ecologia per banchieri facendo riferimento alle api e alle dinamiche di comportamento che presiedono alle attività di questi insetti sociali.

Banchi di pesci, anitre, foreste pluviali e persino malattie come la sars e la febbre gialla sono state citate come altrettante metafore per illustrare la mancata diversificazione dei prodotti finanziari che ha determinato il collasso, la fuga dai titoli spazzatura, il contagio dei crolli a catena, il mobbing.
Un approccio poco convenzionale, ma innovativo.

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Dalla chiocciola al green building


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