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PALLONI GONFIATI
Da ottobre un team di scienziati britannici di Oxford e Cambridge inizieranno a sperimentare la sospensione di una mongolfiera gigante per deviare i raggi solari e rallentare l’effetto serra.

Pare che i ricercatori inglesi siano decisamente in fase creativa. Dalla Gran Bretagna sono infatti partite recentemente alcune curiose indagini come quella sulle attitudini professionali in relazione al periodo di concepimento o al carattere a seconda della lunghezza e ridurre l'effetto serra. Il progetto, finanziato dalla Royal Society entrerà nella fase sperimentale in ottobre. Se funzionerà potrebbe intervenire anche l’Engineering Physical Science Research Council, un consiglio di ricerche che riceve fondi governativi.

L'idea è quella di sospendere a 20 chilometri di altitudine (il doppio dell'altezza a cui volano gli aerei di linea), una mongolfiera grande come lo stadio di Wembley. Sarà collegata a terra da un lunghissimo tubo di plastica come quelli usati per il comune giardinaggio tanto caro agli inglesi. Attraverso il tubo dovrebbero arrivare a quell'altezza centinaia di tonnellate di particelle chimiche al giorno da scaricare nella stratosfera, per deflettere la luce solare e raffreddare in tal modo il pianeta.

All’inizio si partirà con una mongolfiera più piccola a un'altitudine più bassa, circa un chilometro, collegata a terra con un tubo che scaricherà in aria soltanto acqua: il punto è capire se il meccanismo può funzionare. Lo scopo è riprodurre quello che succede con le eruzioni vulcaniche, anche se i precedenti naturali, come il Krakatoa o il Pinatubo - per non risalire al Vesuvio - non sono molto consolanti.

La sola eruzione del Krakatoa nel maggio 1883 provocò per diversi mesi un mutamento nelle condizioni atmosferiche: il cielo cambiò colore dall’Asia all’Inghilterra e furono visibili albe e tramonti straordinari proprio per il fatto che le particelle di polvere e cenere, scaraventate nella stratosfera (fino a quota 80 km) oscuravano la luce solare. Anche la temperatura media si abbassò di alcuni gradi in diversi Paesi; in Irlanda la coltivazione delle patate, il maggior prodotto agricolo del Paese, fu messa in serio pericolo.

Per il più recente (1991) caso del Monte Pinatubo uno studio condotto dalla Nasa ha collegato l'eruzione all'incremento dell'oscillazione artica, un fenomeno climatico che causa il riscaldamento in alcune aree dell'emisfero settentrionale.

Nonostante l'effetto delle particelle vulcaniche che schermavano la luce del sole, nei due anni successivi all'eruzione vulcanica le terre emerse alle medie e alte latitudini hanno sperimentato un inverno più caldo. Secondo questa ricerca, i cambiamenti di temperatura causati dall'effetto degli aerosol vulcanici nella troposfera e nella stratosfera, i due strati inferiori dell'atmosfera, possono innescare una fase positiva dell'oscillazione artica. Lo studio ha usato un modello di circolazione generale sviluppato in laboratorio per simulare come gli aerosol vulcanici dovuti all'eruzione del Pinatubo abbiano influito sul clima.

Forse per questo il progetto solleva obiezioni proprio da parte degli ambientalisti. Diverse organizzazioni verdi ritengono sprecato il denaro investito in stratagemmi di geo-ingegneria, le cui conseguenze sull'ecosistema del pianeta appaiono peraltro imprevedibili. La strada maestra per salvarci dall'effetto serra - sostengono - è ridurre le emissioni di gas nocive e passare a risorse energetiche eco-sostenibili.

«Niente dovrebbe distrarci dalla principale priorità di ridurre le emissioni nocive su scala globale - afferma anche sir Martin Rees, l'ex-presidente della Royal Society - ma se queste riduzioni otterranno troppo poco o troppo tardi, la geo-ingegneria può essere la strada giusta». Il piano B, insomma.

L’avventura in mongolfiera di Cinque settimane in pallone, Cinq semaines en ballon nell’originale francese pubblicato nel 1863 da Jules Verne, e chi se non lui, potrebbe trasformarsi presto in un plot da fantascienza.

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