var _iub = _iub || {}; _iub.cons_instructions = _iub.cons_instructions || []; _iub.cons_instructions.push(["init", {api_key: "QLmdduIqe1Dwsbtue8Gt6WLL8DXNBsbI"}]);

il primo magazine sulla sostenibilità applicata

L’argilla con ferro ossidato riesce a incapsulare in parte il nettunio, un componente delle scorie radioattive con un'emivita di 5 milioni di anni. Praticamente una minaccia eterna per la salute umana.

C’è una sostanza appiccicosa naturale chiamata ruggine verde che eccelle nel trattenere le scorie radioattive e nel prevenirne la fuoriuscita nell'ambiente. Lo dimostra una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Geochimica et Cosmochimica Acta, che potrebbe fornire informazioni utili alla progettazione di sistemi di stoccaggio delle scorie radioattive, la cui integrità va garantita per per centinaia di migliaia di anni.

Lo studio è stato in parte finanziato mediante i progetti ACTINET-6 (Network for actinides sciences) e FUNMIG (Fundamental processes of radionuclide migration), che hanno ricevuto rispettivamente 6,4 e 8 milioni di euro nell'ambito del Sesto programma quadro (6° PQ) Euratom.

Il combustibile nucleare esausto contiene una serie di sostanze radioattive, molte delle quali rimangono pericolose per millenni. Attualmente, queste scorie vengono smaltite mediante sotterramento in profondità.

In Scandinavia, per esempio, le scorie radioattive vengono chiuse in fusti di ghisa rivestiti di rame e collocate 500 metri sotto la superficie. Possono essere ulteriormente protette dall'ambiente circondandole con bentonite, un tipo di argilla che si gonfia quando entra in contatto con una falda acquifera.

Una sostanza particolarmente preoccupante per coloro che progettano questi depositi per le scorie è il nettunio; sebbene costituisca solo lo 0,05% del combustibile nucleare esausto, la sua emivita molto lunga significa che esso rimane pericoloso per un periodo di tempo estremamente lungo e potrebbe costituire una minaccia per la salute umana se si diffondesse nell'ambiente persino 5 milioni di anni dopo il suo smaltimento.

La ricerca dimostra che la ruggine verde “argina” il nettunio. La ruggine verde è un tipo di argilla composta da ferro solo parzialmente arrugginito. Per questa ragione ha una carenza di elettroni il che gli consente di reagire molto prontamente alle sostanze inquinanti.

Questa sostanza gelatinosa verde – come la descrivono – si forma naturalmente in acque povere di ossigeno. Essendo molto reattiva diventa comune ruggine rossa quando entra in contatto proprio con l’ossigeno. Tuttavia la versione verde è semplice da ottenere, dato che si forma aggiungendo all’acqua solfato ferroso e soda caustica.

I test hanno dimostrato che questo “blob” incapsula e trattiene rapidamente il nettunio e quindi potrebbe essere utilizzata vantaggiosamente in futuro per stoccare le scorie radioattive. Inoltre si può aumentare la sicurezza sotterrando le scorie là dove la ruggine verde si forma spontaneamente.

Pensare che la ruggine verde stessa è stata vista come un problema e molte energie sono state spese per arginarla nel cemento armato. Ora pare che si stia rivelando una risorsa importante anche per trattare il cromo.

Il dottor Christiansen, coinvolto nello studio, sottolinea come la ruggine verde non sia una strada rapida, ma anche come la Natura sia in grado di autoripulirsi, anche nel caso di inquinanti pericolosi come il nettunio.

0
0
0
s2sdefault

Dalla chiocciola al green building


Architettura Sostenibile


di Isabella Goldmann
e Antonella Cicalò

Un libro a cura di

MeglioPossibile


per conoscere e riconoscere l'architettura del futuro

Edizioni FAG Milano

vai ai dettagli