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UN PIZZICO DI CANNELLA
Il morbo di Alzheimer (dal neurologo tedesco, Alois Alzheimer che per primo lo descrisse) è una patologia neurodegenerativa attualmente molto diffusa; l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) stima che in tutto il mondo circa 18 milioni di persone siano affette da tale patologia e che entro il 2025 questo numero sia destinato ad aumentare ulteriormente. Con questi numeri è ovvio che gli studi si intensifichino. Ora, anche se sembra incredibile, recenti ricerche hanno dimostrato che l'estratto contenuto in una spezia potrebbe aiutare a prevenire l'Alzheimer. E non si tratta di una spezia rara e difficilmente reperibile, bensì della semplice cannella, nota da secoli e molto utilizzata sia in cucina che nella medicina popolare.

L'autore della scoperta è il Professor Michael Ovadia, dell'Università di Tel Aviv (Dipartimento di Zoologia e Neurobiologia), che ha pubblicato la scoperta sulla rivista scientifica PloS One.
La sostanza estratta dalla cannella, denominata CEppt, sarebbe in grado di agire proprio a livello degli ammassi neurofibrillari e degli aggregati della proteina beta amiloide, principali responsabili della degenerazione dei neuroni responsabile dei sintomi (via, via più gravi) della patologia.

A seconda dello stadio della malattia infatti il paziente può mostrare difficoltà a ricordare alcune informazioni, a maneggiare il denaro, a orientarsi o a svolgere attività normalmente compiute.
Man mano che la degenerazione neuronale progredisce si ha una graduale riduzione delle capacità cognitive, il paziente mostra un aumento della perdita di memoria, difficoltà nell'esprimersi con il linguaggio, difficoltà a riconoscere parenti o amici e a ragionare.

Questi sintomi sono accompagnati spesso dalla comparsa di allucinazioni, comportamenti maniacali, sintomi di depressione, aggressività, ansia e paranoie.

Da un punto di vista terapeutico, non esistono attualmente farmaci in grado di curare questa malattia e ripristinare la funzionalità neuronale. Si interviene dunque con farmaci per rallentare il decorso e preservare quanto più a lungo possibile le funzioni cognitive del paziente.
Un altro farmaco utilizzato è la Memantina, che agisce come antagonista dei recettori NMDA per il glutammato.

Gli studi recenti riguardano farmaci antiossidanti, che porterebbero a un miglioramento delle condizioni del paziente, riducendo la produzione delle sostanze responsabili dei fenomeni di tossicità cellulare.
Farmaci antiinfiammatori, che sarebbero in grado di limitare la formazione delle placche e ridurre la reazione infiammatoria.
Sali di litio ed estrogeni (questi ultimi avrebbero un ruolo neuro protettivo).

La scoperta del Professor Ovadia riguarda non solo le proprietà della cannella nella prevenzione dell'Alzheimer, ma anche le sue proprietà di riduzione della progressione dalla malattia.
Ne esistono due diverse piante: la Cinnamomum Zeylanicum e la Cinnamomum Cassia, entrambe appartenenti alla famiglia delle Lauracee.
La Cannella Regina (Cinnamomum Zeylanicum) è quella responsabile delle proprietà curative, mentre la Cannella Cinese (Cinnamomum Cassia) è meno pregiata.

La spezia viene ricavata dalla corteccia che una volta essiccata viene privata delle parti più esterne, fino a ottenere la parte più interna.
Tra i principali componenti si possono citare, acqua, proteine, zuccheri, fibre, amminoacidi (leucina, glutammato, lisina, valina, treonina, triptofano), vari minerali (calcio, ferro, potassio, manganese, selenio) e vitamine (B1, B2, B3, B5, B6, vitamina C, E, K).

La cannella vanta origini antichissime. Nel 3000 a.C. gli Egizi la utilizzavano per le imbalsamazioni e i medici Greci e Romani ne vantavano le proprietà afrodisiache.
Queste proprietà vennero esaltate fino al Cinquecento, quando le proprietà aromatiche della pianta assunsero una maggiore rilevanza.

Già nel Medioevo la cannella era uno dei doni più pregiati che potevano essere fatti, anche grazie alle numerose proprietà curative (per tosse e mal di gola) note già a quei tempi. Nell'Ottocento era considerata tra le quattro spezie citate nei libri di cucina quando si parlava di «un pizzico di spezie o di droghe» (assieme a noce moscata, chiodi di garofano e pepe).

Proprietà antisettiche nei confronti di batteri, virus e funghi, antiiperglicemiche (utili per diabetici e iperglicemici), stimolanti negli stati di spossatezza, antidolorifiche, decongestionanti, astringenti e di riattivazione circolatoria fanno della cannella un rimedio prezioso da sempre.

Lo studio condotto dal professor Ovadia, assieme al suo gruppo di ricerca riguarda un particolare estratto della cannella, denominato CEppt, che sarebbe in grado di inibire la formazione di oligomeri tossici della proteina beta amiloide (responsabile della formazione delle placche amiloidi del morbo di Alzheimer), prevenendone in questo modo gli effetti tossici.

Gli esperimenti sono stati effettuati in vitro, su mosche geneticamente modificate (in modo tale da produrre la proteina beta-amiloide) e su topi affetti da morbo di Alzheimer. Questi animali sono stati trattati per un periodo di circa quattro mesi con una soluzione di cannella e acqua, che ha permesso di rallentare il decorso della malattia e condurre a un'aspettativa di vita paragonabile a quella degli animali sani. Oltre questo, è stato possibile osservare una remissione completa dei difetti motori, un miglioramento delle funzioni cognitive e la completa eliminazione di specie tetrameriche di beta amiloide nel cervello degli animali trattati.

«Diversi anni fa ho partecipato all'Israel's National Bible Quiz for Youth e una delle domande del quiz riguardava l'unguento sacro con cui il sacerdote, il Kohanim, si ungeva prima di compiere i sacrifici animali. Fortunatamente sono riuscito a ricordarmi i componenti citati nella parte del Ki Tisa e ho risposto correttamente.
Ripensandoci, un giorno, mi sono detto che doveva esserci un motivo valido se il Kohanim si proteggeva proprio con quell'unguento dalle infezioni che poteva contrarre venendo in contatto col sangue degli animali durante i sacrifici, e ho ripensato ai componenti che lo costituivano. Molti di questi sono ancora sconosciuti, quindi mi sono concentrato sulla cannella e infatti siamo riusciti a isolare da questa spezia una sostanza con interessanti proprietà medicinali.

Inizialmente abbiamo osservato che questo estratto era in grado di inibire l'infettività di diversi virus (influenza, herpes, HIV e altri); successivamente siamo riusciti a scoprire che lo stesso estratto era in grado di inibire anche l'accumulo di beta amiloide», ha dichiarato il professor Ovadia.

La speranza è allora di ottenere un progresso nella terapia dell'Alzheimer minimizzando gli effetti negativi della cannella, che contiene anche sostanze epatotossiche come la cinnamaldeiede. In ogni caso, si possono consumare diversi grammi al giorno senza danneggiare il fegato: perché questa diventi dannosa una persona dovrebbe assumerne circa 20 grammi al giorno.

In attesa di nuovi risultati, perché non provare a sfruttare le proprietà di questa spezia aggiungendone di tanto in tanto un po' alla dieta e aromatizzando le bevande calde e dolci?
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