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il primo magazine sulla sostenibilità applicata

DI MAIS IN FIGLIO
L'alimentazione del futuro potrà contare su una nuova promettente scoperta: l'imprinting vegetale. Gli scienziati hanno identificato nel mais il gene Meg1. Regola la quantità ottimale di sostanze nutrienti che passano dalla madre alla progenie attraverso i semi. La rivista Current Biology ha pubblicato lo studio di un team di ricercatori britannici e francesi, finanziati dall'UE, che ha identificato il gene preposto a trasferire le sostanze nutrienti dalle piante ai semi. La nuova scoperta potrebbe aiutare a incrementare la produzione globale di cibo con importanti ricadute anche sulla sicurezza stessa degli alimenti.
Meg1, così è stato battezzato il gene, regola la quantità ottimale di sostanze nutrienti che passano dalla madre alla progenie nelle piante di mais.

Lo studio è stato in parte finanziato dalla Commissione europea attraverso il programma "Utilizzo della riproduzione delle piante per il miglioramento delle colture" della struttura di Cooperazione europea nel settore della ricerca scientifica e tecnica (Cost) che mira a razionalizzare studi e investimenti europei anche nel settore della genetica.

Meg1, a differenza della maggior parte dei geni che sono espressi sia dai cromosomi materni che paterni, è espresso solo dai cromosomi materni. Questa insolita forma di espressione genetica uniparentale, chiamata imprinting, non è limitato alle piante; avviene anche in alcuni geni umani noti per regolare lo sviluppo della placenta e per controllare l'apporto delle sostanze nutrienti materne durante la crescita del feto. Gli scienziati conoscono da tempo questo fenomeno nei mammiferi e anche negli esseri umani, ma questa è la prima volta in cui un analogo gene è stato identificato nel mondo vegetale.

Ancora una volta la natura si rivela come un unicum i cui confini si rivelano sempre più sfumati, man mano che si affinano le tecniche di indagine.
Acquisita questa novità ora i ricercatori potranno concentrarsi sulle applicazioni possibili come la migliore produttività delle principali colture indispensabili nell'alimentazione umana.

Grazie alle conoscenze molecolari derivanti da questo studio (sul mais, ma anche sui cereali in genere come riso e grano) e alla comprensione dei meccanismi generati da Meg 1, sarà possibile intervenire su derrate che sono alla base dell'alimentazione umana in vastissimi strati di popolazione. Queste scoperte hanno dunque importanti conseguenze per l'agricoltura che in futuro dovrà affrontare la domanda sempre crescente che verrà dall'incremento demografico.

Attraverso la riproduzione naturale, o con altri metodi resai possibili dalla genetica applicata, grazie a questa nuova conoscenza si potrà intervenire aumentando le dimensioni dei semi migliorandone le caratteristiche e ottenendo, per esempio, una maggior produzione di biomasse.

Anche per le piantine di mais, dunque, la mamma è sempre la mamma.
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