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CHE GENERE DI MEDICINA?
O meglio, che medicina “di genere”, perché uomini e donne non sono uguali davanti alla cura della stessa malattia (basta pensare all’infarto). Un manifesto promosso da Gens, piattaforma per la medicina di genere, fa il punto su un tema che riguarda tutti/tutte.

Distinguere le terapie e i farmaci “rosa” dalle terapie e farmaci “azzurri”. È quanto chiede il Gens, la piattaforma italiana per la medicina di genere costituita da Donne in rete, Equality Italia e Gis e G (Gruppo Italiano Salute e Genere) raccogliendo adesioni tra deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri regionali di ogni schieramento.

Con il Manifesto per la Medicina di Genere, «chiediamo farmaci e terapie studiati e testati sulle donne, in ugual misura di quanto già avviene per gli uomini. Ci sono sempre più evidenze scientifiche che maschi e femmine non sono uguali davanti alla stessa malattia. Sono quindi necessarie terapie e farmaci studiati per le donne, farmaci e cure “rosa”. Altrimenti le donne, ossia più del 50% della popolazione, continuerà a curarsi con medicine non sufficientemente studiate e che al momento determinano nelle donne stesse molte più reazione avverse che negli uomini», afferma Flavia Franconi, presidente Gis eG e professore ordinario Di Farmacologica Cellulare e Molecolare della Facoltà di Farmacia dell'Università di Sassari.

L’Italia è 74esima, su 174, nel classifica mondiale stilata dal Global Gender Gap World Economic Forum 2011 che misura il gap di genere. Siamo preceduti anche dal Bangladesh. Questa posizione si deve anche alle problematiche relative alla salute. Nell’epoca della medicina personalizzata è tempo che questa e la ricerca scientifica si rendano conto che la donna e l’uomo sono due entità diverse e che entrambi hanno il diritto alla miglior cura possibile (basta pensare all’infarto che presenta diversi sintomi e diversa prognosi nei due sessi).
Nessuno si sorprende se le gare olimpiche, come quelle che vedremo a Londra questa estate, si dividono tra categorie maschile e femminile. È sorprendente invece che nel 2012 non ci sia ancora una medicina e una ricerca scientifica che rispetti pienamente questa distinzione che va al di là delle patologie d'organo e delle specializzazioni palesemente differenti e riconosciute.

Intelligentemente (non è scontato come sembra) sono state fornite alla stampa note esplicative sintetiche ed efficaci sotto forma di domande e risposte che vi riportiamo.

Che cos’è la medicina di genere?

Con l’espressione “medicina di genere” si intende la distinzione in campo medico delle ricerche e delle cure in base al genere di appartenenza – maschio o femmina. Una distinzione non solo da un punto di vista anatomico, ma anche secondo differenze biologiche, funzionali, psicologiche e culturali.
Maschi e femmine non hanno sintomi e decorsi simili?
Da diversi anni ci si è accorti di significative differenze nell’insorgenza, nello sviluppo, nell’andamento e nella prognosi delle malattie tra i due sessi.

Un esempio di differenza tra maschio e femmina?
Gli attacchi di cuore. Se una donna viene colpita da un attacco cardiaco, per esempio, avrà nausea e vomito, dolore al collo o alla schiena, difficoltà a respirare, sudori freddi, vertigini ma raramente avrà dolore al petto, che tutti i manuali universitari descrivono come principale sintomo dell’infarto, perché è quello che avviene negli uomini. Una donna soggetta a un attacco cardiaco perciò rischia di non ricevere cure, come l’angioplastica, entro le due ore raccomandate e di avere trattamenti farmacologici meno intensivi rispetto agli uomini. (Anche per quanto riguarda l'emicrania, si è scoperto che interferisce con la libido molto più nella donna che nell'uomo N.d.r.).

Quali le malattie che sono di fatto più femminili che maschili?
Le malattie per le quali le donne presentano una maggiore prevalenza rispetto agli uomini sono: le allergie (+ 8%), il diabete (+9%), la cataratta (+80%), l’ipertensione arteriosa (+30%), alcune malattie cardiache (+5%), tiroide (+500%), artrosi e artrite (+49%), osteoporosi (+736%), calcolosi (+31%), cefalea ed emicrania (+123%), depressione e ansietà (+138%), alzheimer (+100%). Inoltre, il 6% delle donne soffre di disabilità (vista, udito, movimento) contro il 3% degli uomini. Ci sono malattie autoimmuni che colpiscono prevalentemente il sesso femminile, come ad esempio l’ artrite reumatoide.

Quando si comincia a parlare di medicina di genere?
La prima volta in cui in medicina si menziona la questione femminile fu nel 1991 quando Bernardine Healy, direttrice dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica, sulla rivista New England Journal of Medicine parla di Yentl Syndrome a proposito del comportamento discriminante dei cardiologi nei confronti della donna. Bisognò attendere per più di dieci anni perché fosse avviata una sperimentazione riservata alle donne, esattamente fino al 2002 quando, presso la Columbia University di New York è stato istituito il primo corso di medicina di genere, "A new approach to health care based on insights into biological differences between women and men", per lo studio di tutte quelle patologie che riguardano entrambi i sessi.

Qual è la posizione delle organizzazioni internazionali sulla medicina di genere?

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha inserito la medicina di genere nell'Equity Act a testimonianza che il principio di equità implica che la cura sia appropriata e sia la più consona al singolo genere. La Commissione Europea ha ribadito la necessità che quanto prima si promuova una politica in difesa della salute tenendo conto della diversità di genere ed il Consiglio dell’Unione europea ha sollecitato una maggior conoscenza da parte degli operatori sanitari per affrontare le disuguaglianze nella salute e garantire parità di trattamento e di accesso alle cure.
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