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L'ALBERO FINTO
Non siamo già a Natale. Si tratta di foreste artificiali che secondo i geo-ingegneri potrebbero dare una forte spinta al disinquinamento simulando il meccanismo di assorbimento di CO2 degli alberi veri.

Un castagno con le sue ampie foglie impiega un anno ad assorbire una tonnellata del gas serra, l'albero artificiale un giorno.

Secondo l'Associazione degli ingegneri britannici, gruppo che raccoglie 35mila professionisti, gli alberi artificiali rappresentano quindi un’ottima soluzione per arginare il cambiamento climatico.

Gli alberi artificiali sono studiati attualmente dalla Columbia University e prodotti a livello di prototipo dall'azienda Global Research Technologies di Tucson, in Arizona.

Il rapporto tecnico dell'Associazione degli ingegneri fa notare che questi impianti sono semplici da costruire e possono essere installati ovunque, per esempio ai bordi delle strade o laddove già esistono delle pale eoliche.

Sono pannelli di dimensioni variabili, da uno a dieci metri quadri, che contengono idrossido di sodio. Quando questa sostanza entra in contatto con l'anidride carbonica, scatta una reazione chimica che cancella il gas serra e produce carbonato di sodio.

L’aspetto finanziario resta un punto interrogativo. Secondo l'Associazione degli ingegneri britannici infatti il costo di un singolo albero può essere ribassato fino 20mila dollari, ma mantenendo comunque assai pesante il conto per gli 8,7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica emessi ogni anno, che però le foreste vere e il fitoplancton marino riescono ad assorbire solo a metà.

Secondo uno studio dell'università del Colorado pubblicato su Environmental Science and Policy, solo per cancellare l'anidride carbonica emessa dalle auto americane (il 6% di tutte le emissioni di CO2 negli Usa) bisognerebbe spendere 48 miliardi di dollari in foreste sintetiche.

Gli altri progetti di geo-ingegneria però sarebbero ancora più difficili da realizzare. Questa disciplina, che si propone di risolvere il problema dell'inquinamento con soluzioni di alta tecnologia, ha finora generato idee alquanto complicate (come respingere i raggi del sole lanciando in orbita pannelli riflettenti o tentare di spargere fertilizzante in mare per accelerare la crescita di fitoplancton) più adatte a un brainstorming che a un vero e proprio piano di intervento con tanto di budget di spesa assegnato.

Va detto che la polluzione di anidride carbonica è in continuo aumento, fin dai tempi della rivoluzione industriale. Intorno al '700 questa sostanza, prodotta soprattutto dai combustibili fossili, era presente nell'atmosfera con una concentrazione di 280 parti per milione, oggi si stanno per sfondare le 400 ppm. E secondo le stime dell'Agenzia per l'Energia statunitense gli 8,7 miliardi di tonnellate di oggi sono destinati a diventare le 12 del 2030.

Ben venga allora qualunque suggerimento, anche se alla fine il modello resta sempre la Natura.

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