il primo magazine sulla sostenibilità applicata

Sembra un’oscura profezia Maya e invece è la formula convenzionale per indicare gli obiettivi di Kyoto: 20% riduzione delle emissioni di CO2, 20% di aumento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e 20% di miglioramento dell’efficienza energetica. Ovviamente per il 2020. ll Kyoto Club, l’organizzazione no-profit che dal 1999 raggruppa imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali impegnate a raggiungere gli obiettivi di Kyoto per la riduzione dei gas responsabili dell’effetto serra, ha partecipato lo scorso settembre a un’ audizione presso la XIII Commissione del Senato. 
Il tema erano le “Problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni in atmosfera e ai mutamenti climatici”.
Mario Gamberale, responsabile del Gruppo di lavoro Kyoto Club sulle fonti energetiche rinnovabili, 
ha evidenziato l’urgenza di accelerare il processo decisionale capace di creare un terreno fertile per il raggiungimento degli obiettivi nazionali vincolanti del cosiddetto 20-20-20. In particolare, per l’Italia, significa raggiungere l’ambizioso traguardo del 17% di energie rinnovabili sul consumo finale di energia (circa il 30% di elettricità rinnovabile) al 2020. Obiettivi che comportano la messa in campo di un ampio spettro di interventi nel settore delle fonti energeticherinnovabili elettriche e termiche, dei biocarburanti e del risparmio energetico.
L’Italia è uno dei Paesi con il maggior contributo percentuale di produzione elettrica da fonte rinnovabile (16,4%), grazie soprattutto agli impianti idroelettrici realizzati nel secolo scorso, anche se va detto che la produzione elettrica da rinnovabili ha registrato fino al 2007 una leggera flessione a causa dalla perdita di idraulicità dei bacini idroelettrici. Un trend negativo che comunque si è invertito già dal 2008, con quasi 60 TWh ( TeraWattora = 1 miliardo di chiloWattora) prodotti nell’anno. 
In 50 anni la produzione di energia da fonte rinnovabile è però rimasta pressoché invariata, mentre è aumentata di 6 volte la produzione lorda. In percentuale il peso delle fonti rinnovabili è sceso dall’81,4% del 1960 a circa il 12,6% del 2008. 

Per raggiungere gli obiettivi sarà necessario esplorare tutte le tecnologie e adottare tutte le possibili applicazioni (impianti integrati nelle strutture edilizie, generazione distribuita, impianti a terra). I maggiori margini di crescita sono ottenibili innanzitutto con le “nuove rinnovabili”: solare (fotovoltaico, termico, termodinamico) ed eolico. L’uso delle biomasse ha un buon potenziale, ma può essere critica la filiera di approvvigionamento della biomassa. 

Quali sono le priorità di intervento per il Kyoto Club? Va prima di tutto completato e potenziato il quadro normativo affinché le tecnologie a maggior potenziale possano diffondersi maggiormente e con efficacia. In particolare: 

1. dare continuità agli incentivi esistenti promuovendo, in via prioritaria, i piccoli impianti (P<1MW, potenza attiva inferiore a un megawatt) in generazione distribuita; 
2. promuovere quelle tecnologie e applicazioni che tutelano l’uso del suolo e che riducono l’uso di risorse naturali altrimenti impiegabili; 
3. associare la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili con interventi di risparmio energetico. 

Infine è urgente rimuovere tutte le barriere non fisiche per la realizzazione degli interventi attraverso un’azione coordinata con le Regioni, che dovranno assumere un ruolo chiave nell’impegno nazionale (burden sharing = suddivisione del peso, secondo criteri discussi in sede Ue n.d.r.). 

Per il fotovoltaico bisognerà ridurre gli incentivi ad un livello accettabile per gli impianti a terra, analogamente a quanto fatto da Spagna e Germania. Un ipotesi è un decremento di circa il 15% a partire dal 2011. Al contempo non andrebbero tagliati gli incentivi per gli impianti fotovoltaici integrati su strutture edilizie e prevedere l’estensione della tariffa fissa incentivante (conto energia) anche agli impianti fotovoltaici a concentrazione. Un altro tassello allo sviluppo della tecnologia è di obbligare l’installazione del fotovoltaico sulle coperture dei nuovi edifici e nelle ristrutturazioni edilizie. 

Per l’eolico è necessaria la semplificazione delle procedure autorizzative degli impianti, purché rispettino determinati requisiti. Per quanto riguarda la biomassa sarà fondamentale promuovere esclusivamente interventi che realizzino un’effettiva cogenerazione (impiego di almeno il 50% del calore generato) attraverso interventi distribuiti di piccola taglia (fino a 3 MW) che utilizzino biomassa con garanzia di origine. 
Il motivo di questa posizione è spiegabile dal fatto che il recupero termico migliora notevolmente il rapporto costi-benefici degli impianti e la biomassa in ingresso viene così più opportunamente valorizzata. Inoltre, con tale approccio si potrà ridurre l’impatto in termini di uso del suolo a parità di energia prodotta. La garanzia di origine, infine, punta ad evitare che si assista a fenomeni di deforestazione e di degradazione ambientale, specialmente in Paesi lontani e in genere nei Paesi in via di sviluppo. 

In Italia, la crescita della geotermia, soprattutto a bassa entalpia (L'entalpia, solitamente indicata con H, è una funzione di stato che esprime la quantità di energia che un sistema termodinamico può scambiare con l'ambiente. L'entalpia è definita dalla somma dell'energia interna e del prodotto tra volume e pressione di un sistema n.d.r.) richiederà anch’essa la semplificazione dei procedimenti autorizzativi per gli impianti di climatizzazione che impiegano pompe di calore geotermiche dando seguito con tempestività agli strumenti attuativi previsti dalla legge. 
L’altra fondamentale questione per raggiungere gli obiettivi del 2020, è l’efficienza energetica. Affinché nel nostro Paese possa sfruttare il suo potenziale sarà importante semplificare, alleggerendo l’iter autorizzativo per la generazione distribuita in aree urbane e incentivando nel tempo, con la detrazione fiscale, gli interventi realizzati in questo ambito. Va poi modificato o potenziato il sistema dei titoli di efficienza energetica (certificati bianchi). 
Da ultimo, davanti alle sfide che ci attendono, e alle prevedibili impennate dei costi energetici, è importante l’educazione del cittadino a modelli di comportamento e stili di vita più sostenibili. A proposito, lo sapevate che il tassametro dello sforamento degli accordi di Kyoto ci costa 42 euro al secondo e che a bordo ci stiamo tutti noi italiani?

Per approndimenti:
www.kyotoclub.it
0
0
0
s2sdefault

Dalla chiocciola al green building


Architettura Sostenibile


di Isabella Goldmann
e Antonella Cicalò

Un libro a cura di

MeglioPossibile


per conoscere e riconoscere l'architettura del futuro

Edizioni FAG Milano

vai ai dettagli
I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni Ok