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il primo magazine sulla sostenibilità applicata

LA CITTÀ CHE RI-VIVE
Progetto per 18 residenze sostenibili a Stoccolma: un caso esemplare di trasformazione dell'ex area portuale-industriale in un intervento di sviluppo urbano sostenibile. Potremmo assimilarlo a una qualsiasi delle decine di aree in disuso presenti sul territorio italiano. Una delle tante che amministrazioni e privati investitori lentamente e senza un disegno chiaro tentano da anni di far uscire dal limbo del disuso, ma chiaramente in Svezia sono avanti anni luce...

A Stoccolma infatti c'è in programma un vasto studio ambientale, sulla Harbourfront, e qui, lo studio CF Møller Architects, uno dei più grandi studi di architettura scandinavi, ha vinto ben 2 concorsi di progettazione, tra cui quello per la realizzazione di un complesso di appartamenti a basso impatto ambientale per Norra Djurgaardsstaden.

L'espressione architettonica delle 18 residenze sostenibili trova ispirazione nell'area circostante: nei mattoni rossi delle vicine ex officine del gas, che verranno trasformate nel centro culturale di zona, nello scorrere del Husarviken che sfocia nel l'arcipelago e nella qualità del verde della zona tipico dello Stoccolma National City Park.

Il progetto consiste in un gruppo di ville a schiera in cui appartamenti, di 5 tagli differenti, si aggregano per moduli sfalsati permettendo alla luce di filtrare al loro interno. Tra gli obiettivi principali del progetto infatti, c'era l'intento di creare lo spazio prestando molta attenzione alla luce, elemento chiave di design in Svezia, per sfruttarla al meglio e permetterle di entrare copiosamente in tutti gli appartamenti. La luce naturale entrando apre letteralmente i volumi delle abitazioni, ed offre una privilegiata vista sulla zona circostante e sul fiume creando un forte legame con il territorio.

La facciata anteriore con le sue sporgenze fornisce sia protezione solare d'estate che guadagno solare in inverno, mentre la copertura, che nel blocco anteriore è coperta da pannelli solari, nel modulo posteriore presenta un tetto verde dove è possibile coltivare piccole piante e trattenere l'acqua piovana, che viene conservata in un serbatoio nelle fondamenta dell'edificio, ed è re-impiegata per irrigazione e sciacquoni.

Altro obiettivo del progetto era quello di creare residenze in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici globali, in modo che nel 2030 l'intero distretto fosse in grado di non fare più uso di combustibili fossili e non contribuisse più alle emissioni di CO2. Il consumo di energia delle unità abitative non supererà quindi i 55 kWh/m²/anno, di cui solo massimo 15 kWh/m²/anno sarà utilizzato per l'energia elettrica.

Il tutto è stato studiato e proposto in modo che l'intero complesso rappresenti un modello esemplare di architettura sostenibile e tracci la strada da seguire per i futuri interventi... noi chiaramente speriamo che questi non saranno solo Svedesi, ma che la buona progettazione arrivi fin qui!
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Dalla chiocciola al green building


Architettura Sostenibile


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