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SE C'È LA STOFFA

Categoria // Tendenza, Società

Alcuni capi di vestiario sono ormai realizzati secondo precisi dettami etici, comprese le comunissime t-shirt, e molti utilizzano magliette per promuovere cause di tutela ambientale o di valori. E la moda, prossimamente di scena, rafforza questa tendenza. «Il verde è il nuovo nero» ha sostenuto Tamsin Blanchard, firma giornalistica della moda britannica più trendy.

SE C'È LA STOFFA

È noto che il mercato del tessile è fra i più a rischio quanto a sfruttamento delle risorse naturali e sociali, basta pensare alle corsa verso la  delocalizzazione. E lo è anche dentro i nostri confini, come dimostrano le recenti esperienze di Prato e Milano, dove le comunità hanno reagito a fenomeni produttivi che sfuggivano alle regole.

Su questi temi a New York ha aperto la mostra intitolata Eco-fashion: Going Green, a cura di Jennifer Farley e Colleen Hill presso il Museo dell'Institute of Fashion Technology, che racconta la storia lunga due secoli del rapporto intenso fra la moda e l'eco-sostenibilità, prendendo in esame nelle varie sezioni l'impatto che l'industria della moda ha avuto sull'ambiente, ma anche le creazioni realizzate con i più alti standard ecologici e tecnologici.
 
Oltre alla Grande Mela, a Londra opera il College of Fashion nato nel 2008: un centro specializzato per la moda sostenibile. E a Milano, dal 27 al 2 ottobre, prenderà il via So critical so fashion, settimana della moda ecosostenibile realizzata con prodotti rispettosi del pianeta, riciclati o riciclabili, come il pile ricavato dalla plastica o in fibra di latte.
 
Ma sono le cooperative e le botteghe del consumo critico che operano nel modo più capillare inserendo nel circuito commerciale prodotti controllati, con packaging ecosostenibile, servizi di grafica, stampa e imballaggio e spesso scheda di presentazione del progetto di cooperazione e/o solidarietà che sostengono per esempio nel sud del mondo, anche se queste creazioni non sono certo appannaggio esclusivo di queste aree.
 
In commercio ce ne sono che vanno a finanziare progetti sociali nazionali, come il lavoro di alcuni gruppi di detenuti nelle carceri italiane.

I modelli vengono ideati, stampati e serigrafati da cooperative come Made in Jail nata nel 1988 a Roma all’interno dell’Istituto Penitenziario di Rebibbia, per offrire a detenuti ed ex detenuti un’occasione di reinserimento nel mondo del lavoro e nella società; Extraliberi presso Le Vallette di Torino e O’ Press, o Marassi a Genova.

Proprio in questi giorni si è inaugurata a Milano la Sartoria San Vittore, come l’omonimo carcere cittadino. È un innovativo progetto della Cooperativa Alice, sostenuto dal Comune della città, per
creare opportunità di occupazione e di business, collegando soggetti e aspetti deboli della realtà della produzione con gli elementi trainanti del successo del sistema moda milanese di alto livello.

Il marchio ha creato una collezione, commercializzata in un negozio in che ha aperto l'insegna in pieno centro storico.
 
In settori altrettanto sensibili sono presenti le magliette della linea l180.it prodotte in occasione del 30esimo anniversario della morte dello psichiatra Franco Basaglia (29 Agosto 2010) e serigrafate all’interno dell’ex Ospedale psichiatrico di Trieste dall’impresa sociale Confin, che occupa anche persone affette da disagio psichico.

Numerose, poi, sono le iniziative creative degli ultimi anni, come il progetto di Alessandro Acerra (hibu.it) che lavora a mano eco-t-shirt assemblate con tessuti differenti, provenienti da scarti di produzione di prestigiose griffe e impacchettate riutilizzando perfino il cartone della pizza d’asporto. Come dire, della moda non si butta via niente!
 
Patrizia Pepe, noto marchio della moda, ha lanciato ben 15 tipi di t-shirt solidali denominate T-Flag, in morbido cotone, con la stampa di una bandiera dei Paesi del mondo e impreziosite da strass. Un progetto che nasce dalla collaborazione con l’associazione Terre des Hommes e che ha l’obiettivo di finanziare un centro di accoglienza per bambini haitiani colpiti dal terremoto. Elena Mirò invece sostiene Humanitas.
 
Il mondo delle competizioni non è da meno. La società sportiva di vela Relight ha lanciato 100% for the Planet, lifestyle per avvicinare  alla vita di tutti i giorni la conoscenza delle energie rinnovabili. I prodotti di moda, design e cosmetica per velisti si possono visionare sul sito e sono realizzati al 100% nel rispetto dell’ambiente. E anche i profitti generati dalla loro vendita sono riutilizzati al 100% per finanziare la ricerca e lo sviluppo nel campo delle fonti alternative di energia.
 
Sono ormai molti dunque gli stilisti, gli artisti, i personaggi pubblici della cultura e dello spettacolo che hanno creato linee di eco-abbigliamento e lanciato iniziative per operazioni di charity. Magari c'è anche un po’ di promozione, oltre all’etica, ma è comunque un tassello per diffondere una nuova cultura della sostenibilità coinvolgendo un numero importante di addetti ai lavori e di consumatori in Italia e all'estero.
 
Per esempio, il consorzio Aarong, in Bangladesh, fornisce servizi a più di 30.000 artigiani (di cui l'85% sono donne) per lo più organizzati in cooperative indipendenti o in gruppi familiari. Da Aarong, infatti, proviene il maggior numero di magliette ecosostenibili ed equosolidali che si trovano sul sito di Criticalshirts.
 
Maria Elisa Cardone sogna di gemellare Torino al continente africano, con la vendita di magliette con il simbolo dell’Africa al centro: Africa T è un progetto di moda responsabile mirato alla vendita di t-shirt in puro cotone e il ricavato è in parte destinato al finanziamento di progetti di cooperazione nel continente nero.

Come spesso accade, le nuove opportunità arrivano dagli Usa: in particolare, Adbusters è un vero laboratorio culturale sempre aggiornato su pratiche e prodotti alternativi anche in tema di moda.

Tra pelle artificiale, pelo sintetico, fibre naturali e celebrità ecologiste come Halle Berry e Stella McCartney, aspettiamo le sfilate con un pizzico di ironia, ma anche con la consapevolezza che la moda è un potente fenomeno di costume e dunque anche di educazione - in questo caso - alla sostenibilità.
 
Per informazioni sulle strutture citate:
Lorenzo Aurora

Pubblicato:

Giovedì, 16 Settembre 2010

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