L'INTIMO ECOLOGICO

FOGLIA DI FICO

Categoria // Tendenza, Società

La storia della biancheria intima inizia con il verde del primo modello, una foglia di fico unisex indossata da Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, e arriva ai giorni nostri con le nuove fibre naturali dermocompatibili che rispettano l'ambiente e ci fanno stare meglio.

FOGLIA DI FICO
Albrecht Durer, Adamo ed Eva, Museo del Prado, Madrid

A pensarci bene, l'intimo in realtà è verde da sempre, tanto che già in epoca preistorica era diffusa la tessitura di fibre vegetali e il loro utilizzo come filo da cucito.

Non deve stupire perciò il fiorire di tessuti prodotti secondo i dettami dell'ecologia. La biancheria intima ha sempre segnato la cultura di un'epoca, fino a diventare proverbiale.

Ricordate i Sanculotti, dal francese sans-culottes, (senza culotte, che  oggi si traduce mutande, ma si riferiva ai pantaloni sotto il ginocchio indossati dagli appartenenti alle professioni plebee)? Il termine divenne il simbolo dei partigiani parigini che sostenevano la rivoluzione. O ancora, i descamisados argentini con cui si identificavano i sostenitori di Peron. Borghesi e nobili, proletari e borghesi, si sono identificati spesso anche con la moda intima corrente.

Non stupisce allora che in tempi di nuova sensibilità ecologica anche l'underwear si allinei al nuovo corso mettendo in campo nuove e diverse risorse.

BIODEGRADABILITÀ E ANTIBATTERICITÀ
Se la Cina si affaccia la mercato della moda trattando l'involucro dei semi di soia (per realizzare la soybean protein fibre, il cosiddetto cachemire vegetale), il Giappone risponde con il guscio dei granchi e dei crostacei: gli avanzi dei piatti nipponici più celebri danno vita a un'importante risorsa per la produzione dell'intimo ecologico. Niente sprechi, nessun danno all'ambiente. Con cosa?

Si chiama crabyon, ed è una fibra sintetica realizzata unendo viscosa a un derivato della chitina, ottenuta dal carapace del granchio. Oltre a essere completamente biodegradabile, la fibra di Crabyon è antibatterica, anti-odore, biocompatibile e antiallergica. Inoltre, si tinge molto facilmente, è morbida e pur assorbendo l'umidità (e quindi anche il sudore), previene la disidratazione della pelle.

I numerosi test antibatterici  effettuati presso il Dipartimento di Microbiologia della facoltà di
scienze dell'università di Modena hanno dato esiti positivi, grazie ai quali anche in Italia la chitina è definitivamente considerata "sostanza sicura"  perfino per impieghi in ambito medicale, poiché il polisaccaride chitosano, derivato della chitina, è un antimicrobico naturale (proprio lo stesso che protegge i granchi dai microrganismi patogeni). È uno dei segnali positivi che il nostro Paese sta dando nei confronti della innovativa  produzione di indumenti intimi ecologici e non è nemmeno l'unico.

DALLA NATURA ALLA TECNOLOGIA
È il motto di una piccola azienda di Prato, la H-earth, che per quarant'anni si è impegnata nella
raccolta e nel riciclo di tessuti. A seguito della crisi del settore tessile locale, la produzione
avrebbe dovuto trasferirsi all'estero, per abbassare i costi e rimanere competitiva, ma la H-earth ha preferito accettare la sfida e si è lanciata nel mercato dei tessuti dermocompatibili per la
produzione di abbigliamento intimo.

Silvia Bulgarelli, biologa ed elemento fondamentale nel team aziendale, spiega che «l'idea di
base della nuova linea produttiva è nata grazie alla constatazione di un aumento delle
patologie alla pelle (come dermatiti da contatto, allergie, eczemi e irritazioni in genere) a causa dell'utilizzo di fibre a basso prezzo sì, ma con effetti dannosi sulla salute». L'idea è stata allora di pensare non più a un intimo tanto per "coprire", ma  come una seconda pelle e una protezione verso l'esterno.

«All'esterno dell'intimo possiamo variare le fibre a seconda delle esigenze: dalla fibra di legno e di bambù, antibatterica naturale e con eccezionali capacità di traspirazione, alla fibra di latte, idratante per la pelle; o ancora, utilizzando fibra di alghe, soprattutto nella linea bio-medicale in quanto in grado di alleviare le malattie della pelle e migliorare i processi di guarigione, oltre a contrastare l'invecchiamento precoce causato dai radicali liberi».

Gli scarti dell'industria alimentare si rivelano quindi utili, ma anche preziosi per una nuova cultura del benessere e della salute.

Se il grande filosofo tedesco Ludwig Feuerbach (1804-1872) sosteneva che «siamo ciò che mangiamo», intendendo che per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio, cerchiamo di fare la nostra parte anche "indossando" gli avanzi!

Nell'immagine: Adamo ed Eva, Albrecht Durere, Museo del Prado-Madrid

Damiana Biga

Pubblicato:

Mercoledì, 24 Ottobre 2012

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