ALLARME BLACK CARBON

UNA MONTAGNA DI NEROFUMO

Categoria // Ambiente, Ricerche, Progetto Atanor, Scienze

Anche nelle zone d'alta quota l'incidenza del black carbon è risultata significativa per diverse patologie e disastri ambientali. Dal laboratorio Piramide, alle pendici dell'Everest, arrivano i dati di cui si è discusso nel corso della riunione plenaria annuale degli scienziati impegnati su questo fronte. In campo anche nanotecnologie e nuovi materiali, come il grafene.

black carbon
incidenza del black carbon sulla salute umana

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente presentato uno studio sulle evidenze epidemiologiche degli effetti del black carbon (detto anche nerofumo) sulla salute umana, in particolare per quanto riguarda l'insorgere di patologie cardiopolmonari e l'aumento della mortalità. Non solo nella pianura padana, ma anche  nelle zone d'alta quota l'incidenza del black carbon è risultata significativa per diverse patologie.


Di aspetti legati al black carbon e delle analisi relative alle osservazioni  eseguite alle pendici dell'Everest, dal laboratorio Piramide, si è discusso già qualche mese fa nel corso della riunione plenaria annuale degli scienziati e ricercatori impegnati nel progetto Share, promosso dal Comitato Ev-K2-Cnr, che raccoglie e presenta i risultati delle attività  acquisite dalle  rete meteo-climatica formata da 14 stazioni ad alta quota sparse su quattro continenti.

Il continuo miglioramento della conoscenza del quadro climatico e glaciologico in alta montagna si sta rilevando fondamentale per l'analisi dei cambiamenti climatici a livello globale e delle conseguenze che si proiettano sulla salute umana, ma anche  sulla disponibilità di risorse idriche, sulle produzioni agricole e la biodiversità  per l'azione degli inquinanti atmosferici, primo fra tutti il black carbon.
Nella recente riunione del G8 a Camp David è stato approvato un documento che fissa l'ingresso dei Paesi membri nella Climate and clean air coalition che li impegnanai a operare per la riduzione di black carbon e di altri inquinanti climatici detti "a vita breve". Riccardo de Bernardi, presidente del Consiglio Scientifico di Ev-K2-Cnr, l'unica organizzazione italiana con un suo rappresentante nel comitato scientifico del programma internazionale ABC (Atmospheric Brown Clouds) promosso da Unep – sottolinea che il risultato era atteso e che il nostro Paese ha assunto un ruolo importante nella ricerca in alta quota e nella creazione di una banca dati aggiornata a disposizione del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite.

Paolo Bonasoni, ricercatore dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (ISAC) del CNR e coordinatore del progetto Share, ha anticipato le risultanze delle ricerche. Nei giorni più inquinati del periodo pre-monsonico la concentrazione di black carbon aumenta di oltre il 300% rispetto ai restanti giorni mentre l'ozono cresce di circa il 30%. Il nerofumo è poi in grado di depositarsi sui ghiacciai, riducendo la quantità di radiazione solare normalmente riflessa dai ghiacciai favorendone così la fusione.
Reali sono poi le possibilità che l'acqua di fusione possa formare laghi a ridosso dei ghiacciai, i cosiddetti Glof  (glacial lake outburst flood), in grado di ridurre la portata di acqua a valle (e alla lunga di tracimare e sommergere interi villaggi).
Sebbene fortunatamente nel corso del 2011, e dai recenti dati anche nel 2012, le concentrazioni di black carbon non abbiano raggiunto i picchi degli anni precedenti (-50% e oltre), il fenomeno va tenuto sotto controllo perché fortemente critico e influenzato da diversi fattori, primo fra tutti i fuochi forestali e l'andamento e quantità delle precipitazioni atmosferiche che abbattono questo composto.

Il black carbon, infatti, si comporta per certi versi in modo simile ai gas serra, assorbendo la radiazione solare e riscaldando l'atmosfera. Ciò comporta una serie di effetti per il clima, l'ambiente e la salute umana. Inoltre, assorbendo la radiazione solare, ne attenua la quantità che raggiunge il suolo, influenzando negativamente il ciclo idrologico e di conseguenza la produzione agricola.

Studi epidemiologici condotti dall'Università di Ferrara, sempre nell'ambito del progetto Share, hanno evidenziato come nei villaggi della Valle del Khumbu ci sia una forte incidenza di ostruzione brachiale dovuta all'inquinamento indoor, vista l'abitudine delle famiglie di bruciare a fuoco vivo legna, sterco essiccato di animali e residui di coltivazioni. Per questo motivo l'Università di Perugia sta svolgendo studi sul rendimento energetico dei lodge nepales,i al fine di promuovere una migliore coibentazione e ventilazione, un crescente uso di energie alternative e l'implementazione di stufe ad alto rendimento.

Ma anche le tecnologie innovative possono fare la loro parte incidendo su alcuni settori critici. Per esempio il grafene, materiale polimerico particolarmente versatile, può consentire di sostituire  il carbon black contenuto negli pneumatici fino a un rapporto di 1 a 10 con enormi ricadute per quanto concerne l'ambiente e per la salute degli addetti ai processi produttivi.

Guarda i dati in tempo reale rilevati dalla stazione NCO-P posta a 5.079 metri di quota e collegata al laboratorio Piramide:
http://evk2.isac.cnr.it/realtime.html
www.montagna.tv

Antonella Cicalò

Pubblicato:

Domenica, 14 Ottobre 2012

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