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CULTURA DELLA SOSTENIBILITA'

SEMI DI SOSTENIBILITA'

Categoria // Ricerca & Risorse, Scienze

È un progetto ideato da WWF ed Electrolux per raccogliere la sfida al cambiamento e alla formazione di una cultura della sostenibilità. Nell'ambito del terzo convegno Semi di sostenibilità è stata presentata l'edizione italiana del rapporto State of the World del Worldwatch Institute Verso una prosperità sostenibile .

SEMI DI SOSTENIBILITA'
La presentazione di State of the World 2012 è la quarta tappa WWF verso la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile prevista per il 20-22 giugno 2012 a Rio de Janeiro.

Oltre a seguire il percorso dei negoziati, per scandire le tappe di avvicinamento alla Conferenza di Rio+20 coinvolgendo anche il grande pubblico, il WWF ha organizzato una serie di iniziative speciali, appuntamenti con ospiti internazionali, eventi di piazza, diffusione di nuovi report e documenti volti a dimostrare come il futuro sostenibile sia una realtà possibile e come il mondo abbia già a disposizione tutti gli strumenti necessari per realizzarlo.

Il Rapporto sottolinea che vent'anni dopo la prima conferenza di Rio la popolazione globale è cresciuta del 28% e l'economia globale si è espansa del 75%. Negli ultimi 50 anni, le classi medie e alte del mondo hanno più che raddoppiato i loro livelli di consumo, un ulteriore miliardo (forse 2) di persone nel mondo aspira a unirsi alla classe dei consumatori, e se le cose non cambieranno, nel 2050 l'umanità si troverà a utilizzare annualmente 140 miliardi di tonnellate di minerali, combustibili fossili e biomasse, rispetto ai 60 miliardi di tonnellate consumati attualmente.

Il pianeta non può mantenere un simile aumento della domanda di risorse senza gravi conseguenze per l'umanità e gli ecosistemi. Dobbiamo puntare a una nuova "prosperità sostenibile" e in alcune parti del mondo, indipendentemente dalle decisioni prese nelle sedi internazionali, governi, cittadini e comunità locali si stanno già attivando.

Secondo Michael Renner, senior researcher worldwatch e codirettore di State of the World 2012 che ha presentato la versione italiana del Rapporto, «la rivoluzione industriale ha dato vita a un modello di crescita economica palesemente insostenibile, la pressione insostenibile sulle risorse si accompagna a una maggiore incertezza economica, crescenti disuguaglianze e vulnerabilità sociale. È difficile evitare la conclusione che così come è impostata l'economia non funziona più: né per noi né per il pianeta».

La Conferenza mondiale di Rio+20 sullo sviluppo sostenibile può essere il catalizzatore per impostare le basi di un sistema economico che promuova la salute delle persone e degli ecosistemi, insieme a un nuovo concetto di prosperità sostenibile. Per raggiungere questo obiettivo servono una nuova economia verde che punti anche all'eliminazione della povertà, un quadro istituzionale internazionale autorevole, ma anche un'attivazione concreta da parte di cittadini e comunità, a tutti i livelli della società.

Oggi la sfida è rendere più equo e più sostenibile un mondo in cui 828 milioni di persone vivono nelle baraccopoli, in cui 800 milioni di auto sono responsabili di oltre la metà del consumo globale di combustibili fossili liquidi e di un quarto delle emissioni di anidride carbonica (80% di inquinanti nocivi nei Paesi in via di sviluppo), in cui la costruzione e la gestione degli edifici impiega il 25-40% di tutta l'energia prodotta, e rappresenta una quota analoga nelle emissioni globali di anidride carbonica, in cui quasi due miliardi di persone vengono nutrite dai prodotti di 500 milioni di piccole fattorie nei paesi in via di sviluppo, ma dove l'80% di chi soffre la fame vive proprio nelle aree rurali, in cui le specie si estinguono a un tasso di 1000 volte più alto rispetto al periodo pre-industriale, portando con sé qualità ambientale, materie prime e servizi ecosistemici che sono indispensabili alla nostra vita e alla nostra economia.

Già oggi i governi di Danimarca, Belgio, Singapore e Thailandia hanno sostenuto programmi di formazione per sviluppare la bioedilizia, per evitare che la mancanza di qualificazione professionale impedisca lo sviluppo della green economy.

L'economia giapponese è una delle più efficienti al mondo anche grazie all'applicazione, dal 1998, del programma "Top runner" che stabilisce standard di efficienza ambientale per una serie di prodotti che complessivamente rappresenta oltre il 70% del consumo di elettricità nel settore residenziale.

Il movimento delle Transitions towns fondato in Inghilterra nel 2005, ha già coinvolto 400 comunità in 34 Paesi, per ridurre i propri consumi energetici e rilocalizzare le economie e i sistemi di produzione alimentare, al fine di rendere le comunità più sostenibili.

I 200 abitanti del villaggio colombiano di Gaviotas, sorto 30 anni fa su una savana degradata, da allora ha messo a dimora, in oltre 8.000 ettari di terreno, tanti alberi da formare una foresta che garantisce al villaggio cibo e prodotti commerciabili, assorbendo 144.000 tonnellate di CO2 l'anno.

In Francia sono state create 1200 "fattorie sociali", e più di 700 nei Paesi Bassi.

E gli esempi sono decine.

www.semidisostenibilita.it
http://wwf.panda.org/about_our_earth/all_publications/living_planet_report/
Andrea Santillana

Pubblicato:

Martedì, 05 Giugno 2012

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