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ASTRONOMIA

NOVE STELLE DELL'ORSA

Categoria // Ricerca & Risorse, Scienze

Vaghe stelle dell’Orsa… Così Giacomo Leopardi contemplava le stelle ne Le Ricordanze. Oggi il cielo è sempre meno vago perché la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica hanno fatto passi da gigante sulla via dell’esplorazione.

NOVE STELLE DELL'ORSA

Eppure in questo periodo è bello ripensare ai miti delle costellazioni con cui gli antichi astronomi tramandavano il loro sapere.

Una nuova stella è apparsa nel Grande Carro, nella costellazione dell’Orsa Maggiore. È Alcor B, così l’ha battezzata il gruppo di scienziati formato da astronomi della Nasa, del Museo americano di Storia Naturale, dell’Università di Cambridge e del California Institute of Technology.

La scoperta è stata resa possibile dall'occhio potente del telescopio del Monte Palomar. Si tratta di una "nana rossa", una stella piccola e relativamente fredda, distante 80 anni luce dalla Terra e di massa pari a un quarto di quella del Sole e un ottavo di Alcor A.

La nuovissima tecnica per determinare che un oggetto in orbita accanto a una stella vicina è ispirata a quella di cui si avvalse Galileo Galilei per dimostrare che la Terra ruota attorno al Sole.

Il Grande Carro, la parte più nota dell’ Orsa Maggiore, è la più riconoscibile e familiare delle costellazioni nel nostro emisfero. È visibile in tutte le notti dell’anno e – insieme al Piccolo Carro od Orsa Minore, con la Stella polare – è visibile a occhio nudo, anche se solo i dotati di una vista particolarmente acuta e con cielo limpido, percepiscono Alcor, l’ottava stella vicina a Mizar proprio dove il "manico" del carro si piega. Nessuno invece poteva individuare Alcor B.

Ci è riuscito l’occhio, frutto dell’innovazione tecnologica del Monte Palomar, che negli ultimi anni è stato dotato di una nuova ottica nell’ambito del Progetto 1640 del Museo di Storia Naturale degli Stati Uniti. Il potente telescopio ha scovato il piccolo astro che fa compagnia all'omonima stella principale.

Il Progetto 1640 si colloca nel quadro della ricerca scientifica volta a studiare una serie di astri per tentare di fotografare eventuali pianeti che ruotano attorno a essi e di determinarne la composizione.

Ma cosa cambia ora nel Grande Carro? In realtà le 7+1 stelle - adesso nove - che formano la costellazione più nota dei cieli boreali si trovano molto lontane le une dalle altre, tanto è vero che la più distante, la stella Duhe, si trova a 124 anni luce dalla Terra, mentre la più vicina, Mizar, dista da noi 85 anni luce.

Le costellazioni sono solo un fenomeno relativo alla visione dell'uomo, più correttamente si chiamano asterismi e gli astri che ne fanno parte sono collocati a distanze tali da non consentire alcun raggruppamento.

Osservandoli, gli antichi astronomi sono ricorsi al mito, per trasmettere le loro conoscenze e non disperdere secolari osservazioni. Alcuni studiosi contemporanei di questa antica scienza del cielo hanno intuito che, dietro ai racconti di dei ed eroi, c’era un sapere profondo.

Oggi, dopo anni di scetticismo, l’archeoastronomia è una disciplina oggetto di qualificati seminari universitari e branca non secondaria degli studi archeologici dei siti per rintracciare nei grandi complessi architettonici antichi l’orientamento dei corpi celesti e la riproduzione in terra dei moti del cielo.

È Giorgio de Santillana, insieme a Herta von Dechend, a intuire compiutamente che gli dei e gli eroi sono stelle e pianeti nel magnifico saggio Il mulino di Amleto (1983) il racconto del cielo emerge dal passato e si rivela come il grande compendio con cui gli antenati dei moderni scienziati affrontavano la sfida ancor oggi aperta: comprendere e misurare il tempo. 

Per tornare all’Orsa Maggiore il riferimento all'asterismo come un orso (le quattro stelle orientali), inseguito da tre cacciatori (le tre di coda) è probabilmente il più antico mito a cui l'umanità faccia ancora riferimento. In diverse parti del mondo vengono usati nomi diversi: in Nord America è il grande mestolo, nel Regno Unito è l'aratro. In India le sette stelle dell'orsa sono chiamate "i sette sapienti", i pitagorici chiamavano insieme L'Orsa maggiore e l'Orsa minore "Mani di Rea" la dea signora del cielo rotante e via via il mito si insegue per tutte le latitudini.

A noi contemporanei il compito di ricondurre le enormi potenzialità della tecnologia al servizio del sapere autentico.

Per approfondimenti:

www.racine.ra.it

Da leggere:

Giorgio de Santillana e Herta von Dechend, Il Mulino di Amleto, Adelphi, 1983.
 

Andrea Santillana

Pubblicato:

Giovedì, 17 Dicembre 2009

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