TERREMOTO ALL'AQUILA

LA SCIENZA NON È ESATTA?

Categoria // Ambiente, Scienze

Per una volta tanto in metro, nei bar, negli uffici si parla si "scienza". Perché? Per una sentenza di condanna agli scienziati della Commissione grandi rischi: sottovalutata la possibilità della scossa fatale che ha colpito L'Aquila. Sei anni, contro i quattro chiesti dall'accusa.

LA SCIENZA NON È ESATTA?
Justus Sustermans, Ritratto di Galileo Galilei, Galleria degli Uffizi
Bisognerà aspettare le motivazioni della sentenza. Questa è una premessa necessaria che vale per gli esiti di ogni dibattimento, sia che si tratti di condanna, sia che si tratti di assoluzione. Fatta salva questa premessa il verdetto è sconvolgente. Per l'immediato presente, ma soprattutto per il futuro.

La sentenza sancisce ovviamente l'incompetenza degli scienziati che compongono la commissione, ma apre un interrogativo gigantesco: esiste una competenza che consenta di prevedere i terremoti? Le conoscenze disponibili a livello mondiale, dal Giappone alla California, ci dicono no, almeno per ora.

Esistono responsabilità gravissime circa la prevenzione dei danni (costruire antisismico, educare la popolazione con esercitazioni ad hoc e via dicendo), ma evacuare in tempo per mettere in salvo la popolazione non si può fare. Il terremoto ha troppe variabili di intensità e localizzazione, anche ammesso che si abbia la certezza del verificarsi di un sisma.

Di cosa parliamo allora? Della solita vetrina mediatica, dell'eccesso di rassicurazioni di comodo, delle sprezzanti critiche per le voci fuori dal coro? Ricordiamo tutti che un terremoto a L'Aquila era stato considerato molto probabile da geologi "alternativi" come Giuliani (che però per l'Emilia non si è sentito). Con un po' più di umiltà – almeno da Galilei in poi – gli accademici dovrebbero esplorare tutte le strade per arrivare a una verità scientifica, ma non è nella natura degli scienziati italiani in generale, e figuriamoci di quelli con responsabilità "ufficiali".

Detto questo, della pressione mediatica che "pretende" rassicurazioni, come nel caso dei terremoti, o spettacolarizza eventi avversi che non si verificano (è il caso dell'allarme suscitato da Cleopatra, l'ultima creatura "acchiappaclick" partorita dai metereologi all'italiana) siamo responsabili anche noi.

Imparare a convivere responsabilmente con la natura geologica del territorio riguarda tutti. Vigilare e prevenire anche. I divulgatori scientifici seri - e ce ne sono - vengono poco ascoltati rispetto ai titoli urlati a effetto. Vale per la tettonica, per la medicina, per l'inquinamento industriale, per il meteo, per tutto. Chiediamo agli scienziati di rassicurarci e poi veniamo delusi, come i bambini quando scoprono che papà e mamma non sono onnipotenti.

Con tutto ciò è più che legittimo colpire ogni responsabilità possibile per i fatti de L'Aquila, passati e presenti, ma che ne sarà del rapporto tra sismologi e cittadini? Chi si azzarderà più ad assumersi la responsabilità della più piccola dichiarazione, sia per rassicurare che per allarmare?

L'Italia è un Paese sismico e, anzi, è interessato a movimenti di faglia ancora allo studio. Lo stesso vale per Napoli e il Vesuvio. Evacueremo milioni di persone appena il pennino che monitora il vulcano oscillerà o non ne sapremo assolutamente nulla e faremo la fine di Pompei ed Ercolano?
Andrea Santillana

Pubblicato:

Martedì, 23 Ottobre 2012

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