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DEPURAZIONE DELLE ACQUE

LA PIU' BELL'ACQUA

Categoria // Ambiente, Scienze

Dovrebbe essere quella di casa propria. Portata in primo piano dalla vittoria del sì ai referendum questa preziosa risorsa però non è conosciuta e valorizzata a dovere sul nostro territorio. Un interessante progetto salentino mette d’accordo paesaggio, acqua e…cave dismesse. Se ne parlerà al forum mondiale di Marsiglia nel 2012.

LA PIU' BELL'ACQUA

Tutto quello che oggi chiamiamo Salento leccese, con i suoi 97 comuni per 800.000 abitanti, 130 milioni di anni fa era sommerso. E in quelle acque primordiali vivevano molluschi protetti da conchiglie. Per 65 milioni di lunghissimi anni quei gusci sono caduti sul fondo e hanno formato uno strato di sedimenti di 3mila metri.

L’acqua del Salento leccese è quasi tutta nella falda profonda costituita proprio dalla roccia formata da quei gusci. Le acque della falda profonda e superficiale risalgono le cavità naturali.

La falda profonda è conosciuta anche come falda principale o “carsica” in quanto il suo acquifero è rappresentato dalla successione calcareo-dolomitica cretacea, permeabile per carsismo oltre che per fessurazione.

Ma quest’acqua che alimenta questa falda,che abbiamo capito essere una roccia fessurata, da dove viene? Si tratta di acque di origine meteorica, cioè acque di pioggia, che si infiltrano rapidamente nel sottosuolo attraverso le numerose discontinuità strutturali dei depositi calcarei e raccogliendosi, in profondità, in un unico corpo idrico che galleggia, in virtù della minore densità, sull’acqua marina di invasione continentale, secondo uno schema comune a tutta la Penisola salentina.

Per ricapitolare, le acque di pioggia vanno ad alimentare la falda profonda che nel territorio si trova a una profondità che varia da un minimo di 74 metri a un massimo di 98 metri e per questo motivo i nostri padri hanno dovuto ricorrere a tutto il loro ingegno per creare sistemi d’approvvigionamento delle acque: sorgenti, pozzi, cisterne e gallerie sotterranee.
Oggi l’acqua necessaria arriva attraverso l’opera dell’Acquedotto pugliese, ma fino al suo arrivo era la pioggia la benedizione del Salento leccese.

Le cisterne erano le fonti di approvvigionamento idrico di questo territorio a Sud Est. Ancora oggi è possibile ammirare le cisterne delle Masserie e quelle delle pozzelle della Grecia Salentina che alimentavano interi paesi. Poi a Bari, in Piazza Umberto I, presso la fontana monumentale sgorgò per la prima volta l’acqua (24 aprile 1891), e le cisterne con le pozzelle furono pian piano abbandonate, soppiantate dall’acqua del rubinetto dell’Acquedotto.

Ma l’acqua per l’agricoltura nel Salento leccese è fornita da pozzi che traggono la risorsa dalla falda profonda: l’eccessivo sfruttamento degli acquiferi carsici del Salento ha prodotto, da tempo, l’insorgere del fenomeno della salsificazione delle acque di falda. L’uso di acque salmastre per l’irrigazione delle colture può determinare, nel lungo termine, la perdita del potenziale biologico dei suoli.

In Italia e soprattutto negli ambienti meridionali come il nostro territorio del Salento leccese così come anche in altri Paesi del mondo ormai sono chiari gli effetti del cambiamento climatico. A forti e intense piogge seguono lunghi periodi di siccità con conseguente carenza di acqua.

Diventa anche altrettanto evidente come la qualità delle acque (convenzionali e non convenzionali) stia diventando sempre peggiore. Proprio per questo motivo si può notare come negli ultimi decenni si sono intensificati studi e pubblicazioni sul tema “depurazione delle acque” e “riutilizzo dei reflui depurati” nonostante i quali i sindaci sono costretti ai divieti di balneazione a scapito delle risorse economiche del turismo.

Il motivo per cui tutto ciò continua ad accadere è sempre lo stesso: gli studi sulla depurazione delle acque e il riutilizzo dei reflui aumentano insieme ai progetti, anno dopo anno, ma queste applicazioni e progettazioni le vediamo realizzare e funzionare solo all’estero.

La Spagna è un esempio per la quantità di acque reflue riutilizzate in agricoltura, come la Germania è un esempio sull’efficienza di raccolta delle acque di pioggia di interi quartieri a Berlino: accumulandole in cisterne e con trattamenti di filtrazione e disinfezione le riutilizzano per l’irrigazione del verde pubblico.

In Italia invece si spreca ancora acqua potabile per l’irrigazione dei campi, salinificando sempre di più le falde e irrigando il verde pubblico di ogni singola città o paese con acqua che arriva direttamente dall’acquedotto, opportunamente trattata e potabilizzata con i cospicui costi che tutto ciò comporta, senza pertanto preservarne la risorsa.

Ulteriore attenzione deve essere indirizzata verso recenti studi che dimostrano come una parte significativa della massa inquinante derivante dagli eventi di pioggia, specialmente dopo lunghi periodi di asciutto, vengono recapitate in corpi idrici o nel suolo; queste sono definite le acque di prima pioggia che una volta dilavate le superfici industriali-commerciali o grandi bacini scolanti impermeabili come centri urbani. Se non correttamente raccolte e trattate recano un forte impatto negativo sull’ambiente.

Su questi temi nel Salento è attivo il Cicc, il Centro internazionale di cooperazione culturale, che da oltre sette anni si dedica soprattutto ai problemi delle energie rinnovabili e in particolare alle problematiche legate all’acqua, bene sempre più scarso ma drammaticamente necessario all’uomo.

Attivo localmente dal 2004 e operando in collaborazione con l'Istituto di culture mediterranee in diversi settori di attività, il Centro intende ora intensificare la propria azione a sostegno di una maggiore internazionalizzazione delle varie espressioni e realtà culturali ed economico-sociali del territorio.

Proprio grazie al suo particolare know-how il Cicc è stato chiamato a collaborare sul tema dell’acqua dalle autorità Regionali della Provenza, in vista dell’organizzazione del prossimo Forum Mondiale dell’Acqua, che si terrà a Marsiglia nella primavera del 2012.

Attraverso una serie di incontri e convegni in Francia, Spagna e Italia, il Centro sta elaborando una piattaforma che tenga conto delle realtà e delle esperienze condotte in questi Paesi sul tema del riutilizzo dell’acqua dopo appropriate tecniche di depurazione.

Da questo intenso lavoro è nato il progetto 100 Laghi per il Salento leccese che, dopo gli opportuni approfondimenti con tutte le organizzazioni pubbliche e private interessate a confrontarsi, si intende inserire nella piattaforma programmatica del Forum di Marsiglia come contributo peculiare del Salento.

Il progetto parte dalla considerazione che in Puglia ci sono 617 cave attive e che l’attività estrattiva riveste una notevole importanza sia sotto il profilo economico che ambientale; in particolare la Puglia risulta essere al terzo posto in Italia per volume di materiale estratto.

Se da una parte l’attività estrattiva risulta essere un importante fattore per l’economia della Regione (legata soprattutto all’imprescindibile necessità di reperimento di materiale per l’edilizia), dall’altra, causa il ritardo con cui la normativa è intervenuta a regolamentarla, ha spesso determinato un notevole impatto sul territorio, modificandone in modo talvolta irreversibile la morfologia, l’idrografia, e in definitiva, l’ecosistema. Ciò è particolarmente grave in aree sensibili al cambiamento climatico.

È invece necessario ridefinire l’orizzonte culturale che consenta la reimmissione delle cave nel circuito degli usi collettivi, anche dopo la fine delle attività, fornendo la possibilità di reinventare il paesaggio antropico e la sua relazione con il paesaggio naturale. Per contro, riciclare l'acqua reflua urbana e utilizzarla in agricoltura contribuisce ad alleviare i problemi legati alla scarsità dell'acqua e a ridurne l'inquinamento (tale pratica non è attualmente diffusa quanto dovrebbe, secondo un recente rapporto della FAO). 

L'utilizzo in agricoltura delle acque reflue trattate risulta essere praticato in circa 50 Paesi, per una superficie complessiva pari al 10% di tutte le terre irrigate, come si può leggere nel rapporto La ricchezza dei rifiuti: l'economia dell'utilizzo delle acque reflue in agricoltura, pubblicato nella Settimana Mondiale dell'Acqua (Stoccolma, 5-11 settembre 2010).

Tra i sistemi in grado di offrire un immediato contributo alla soluzione del problema acqua (spreco, scarsità, crescenti costi dell'approvvigionamento) vi sono quelli basati sul recupero e riciclaggio delle acque piovane (o acque meteoriche).
Il progetto salentino prevede quindi che i Consorzi di Bonifica della Puglia procedano alla progettazione e all'esecuzione di lavori per la reimmissione delle cave nel circuito degli usi collettivi dopo la fine delle attività trasformandole in specchi d’acqua.

Per raggiungere tale fine si utilizzeranno le acque di prima pioggia trattate, quelle di seconda pioggia e i reflui depurati e resi batteriologicamente puri attraverso opportune tecniche naturali come la fitodepurazione. Inoltre il progetto si propone che tali specchi d’acqua abbiano la funzione di invasi naturali di accumulo della risorsa idrica da destinare al riuso in agricoltura, nell’industria e per gli usi domestici nonché alla fruizione per il tempo libero, dopo l’opportuna risistemazione paesaggistica degli spazi circostanti.

Un progetto tutto sommato semplice, ma di grande fascino, pensato per restituire alla Natura una parte di una terra bellissima.

Per approfondimenti:
centrostudiagronomi.blogspot.com (dottor Antonio Bruno)

Andrea Santillana

Pubblicato:

Martedì, 21 Giugno 2011

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