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COMPORTAMENTO ANIMALE

MAMMA LUPA

Categoria // Ricerca & Risorse, Scienze


Il comportamento collaborativo e di mutuo soccorso tra gli animali è comune (si chiama helper). Ma l'aver trovato un ruolo a un animale menomato lo è molto meno.

MAMMA LUPA

Tanto per cambiare, è stata la fucilata di un cacciatore ad amputare nel 2008 la zampa posteriore sinistra di una femmina di lupo nel parco regionale dei Gessi sull'Appennino bolognese.
Normalmente l'animale menomato sarebbe stato allontanata dal branco d'origine, e invece i ricercatori del laboratorio di genetica dell'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che osservano, studiano e monitorano da anni i movimenti dei branchi, hanno scoperto che alla lupa è stato affidato il ruolo di accudire i cuccioli del branco.


Si tratta di una 'helper' , cioè di un animale che come una vicemadre o una sorella maggiore, si prende  cura delle cucciolate successive. Secondo i ricercatori i lupi, che generalmente sono animali monogami, sembrano in questo caso aver compreso le difficoltà dell'esemplare  con la gamba mozzata. E, aggiungiamo, hanno saputo trarre da uno svantaggio un ruolo adatto e utile.


Nel regno animale esistono numerosi esempi di helper in cui le cure parentali sono praticate non solo dai genitori biologici, ma anche da altri individui. Per molti anni gli etologi si sono chiesti quali vantaggi portasse un simile comportamento e sono giunti ad alcune conclusioni: nel caso di certi uccelli, per esempio, evidenze sperimentali hanno dimostrato che in alcune specie i piccoli nati in presenza di helper o aiutanti nascono più forti, sopravvivono meglio e in numero maggiore rispetto a quelli allevati dai soli genitori.

I vantaggi di questo tipo di cure alloparentali andrebbero non tanto a beneficio dei piccoli, quanto delle madri. Nel piccolo uccello australiano della specie Malurus cyaneus, per esempio, le femmine che vengono aiutate nell'allevamento dei piccoli da altri individui depongono uova di dimensioni molto inferiori. Uova più piccole significano minor investimento parentale e meno dispendio energetico per le madri, ma  - si potrebbe obiettare - anche meno risorse destinate ai pulcini. Invece, la diminuzione del cibo fornito ai piccoli tramite le uova è compensato dal maggior quantitativo di risorse alimentari procurato proprio dagli helper.
Durante la fase della crescita nel nido, i piccoli allevati con gli helper ricevono, dunque, più cibo rispetto a quelli cresciuti in un nido senza. Le madri così aiutate  conservano più energie di quelle solitarie e hanno la possibilità di vivere più a lungo e riprodursi più spesso a tutto vantaggio della specie.

I lupi del parco dei Gessi devono aver pensato la stessa cosa. L'utilizzo di un animale meno idoneo alla caccia lascia tempo alle altre madri di dedicarsi al branco e di "fare meno fatica", salvaguardando contemporaneamente il ruolo sociale della lupa ingiustamente colpita.
Un comportamento dal quale avremmo tutto da imparare, in fondo il mito di Romolo e Remo si deve a una helper che si è addirittura presa cura dei cuccioli altrui (e anche questo in natura spesso succede).

Andrea Santillana

Pubblicato:

Martedì, 13 Novembre 2012

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