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IMPATTO AMBIENTALE

IL RICHIAMO DELLE FORESTE

Categoria // Ambiente, Scienze

Il più grande produttore al mondo di carta tissue (quella dei fazzolettini e della carta igienica, per intenderci) si impegna a ridurre l'impatto sulle foreste primarie riducendo del 50% l'utilizzo della fibra di legno entro il 2025.

IL RICHIAMO DELLE FORESTE
L'obiettivo è ambizioso, ma dimostra come anche l'industria stia facendo grandi passi nella direzione della gestione sostenibile delle risorse e delle materie prime.

La Kimberly-Clark Corporation, colosso della produzione di carta tissue, inaugura un coraggioso programma con lo scopo di ridurre significativamente la propria impronta ambientale sulle foreste primarie. Entro il 2025 si è imposta di sostituire almeno il 50% di fibra di legno proveniente da foreste naturali con fonti di fibre alternative.

Un impegno importante per porre termine alla deforestazione a livello globale, proteggere la biodiversità e, oltre a ridurne il consumo, garantire nel contempo il prelievo ecologicamente e socialmente responsabile di fibra.

Inoltre, cosa altrettanto importante, l'iniziativa contribuirà a proteggere le società dalle continue fluttuazioni dei prezzi del mercato mondiale della fibra.

L'annuncio è stato fatto in collaborazione con Rio+20, la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, tenutosi a Rio de Janeiro lo scorso giugno e ha riscosso l'approvazione di Richard Brooks, coordinatore della campagna contro la deforestazione di Greenpeace.

Nel corso del 2011, Kimberly-Clark ha utilizzato circa 750 mila tonnellate di fibra di legno proveniente da foreste primarie. Con questa iniziativa si impegna a ridurre al 50% il fabbisogno proveniente da foreste entro il 2025 pari - per fare un esempio - a oltre 3 miliardi e mezzo di rotoli di carta igienica. In più, il programma prevede investimenti nella ricerca di fonti alternative che consentano di produrre utilizzando comunque una minore quantità di fibra.

Foreste e alberi sono essenziali per la vita - puliscono l'aria, immagazzinano grandi quantità di carbonio, purificano l'acqua, contribuiscono a controllare l'erosione e costituiscono il sostegno della fauna selvatica. Inoltre, più di 1,6 miliardi di persone nel mondo dipendono direttamente dalle foreste per la loro sussistenza sotto forma di cibo, vestiti e riparo.

Quasi la metà della copertura forestale originaria della Terra è stata abbattuta per la più parte negli ultimi tre decenni e considerando che la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere i 9 miliardi entro il 2050, la pressione su queste importanti risorse continua a crescere.

Kerry Cesareo, managing director del programma foreste del World Wildlife Fund ha affermato che anche con una proiezione di crescita modesta della popolazione e dei consumi e tenendo conto del cambiamento climatico, entro il 2030 avremmo bisogno di due pianeti per tenere il passo con la domanda globale di cibo, fibre e combustibile. Pertanto l'iniziativa di Kimberly-Clark è un passo importante nella giusta direzione anche se abbiamo tutti bisogno di imparare a "fare di più con meno".

Per ridurre l'impatto sulle fibre provenienti da foreste, la multinazionale della carta sta investendo in fibre alternative ad alto potenziale come impianti che utilizzano in modo efficiente e sostenibile le risorse terrestri con l'intento di non modificare le colture alimentari o portare alla perdita delle foreste naturali.

Nel Regno Unito è stata lanciata una carta igienica che contiene il 10% di bambù e il 90% di fibra riciclata mentre sul mercato del Nord America si stanno testando prodotti in carta tissue che contengono il 20% di bambù.

Si sta lavorando all'utilizzo di fibra proveniente da piantagioni di alberi a crescita rapida, di fibre scartate o considerate di bassa qualità come residui di colture agricole che rimangono nel campo dopo la raccolta.

In questo senso l'azienda sta testando in Nord America prodotti in carta tissue realizzati in parte con fibre alternative quali la paglia di grano ed esplorando tecnologie di lavorazione alternative e soluzioni di supply chain (gestione della catena di distribuzione) per l'utilizzo di fibre di tali rifiuti.

Per analizzare e gestire responsabilmente l'impatto delle proprie decisioni, l'azienda è ricorsa al LCA - Life Cycle Assessment (analisi del ciclo di vita) e al Georgia Institute of Technology.
Andrea Santillana

Pubblicato:

Martedì, 31 Luglio 2012

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