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ECOSISTEMA MARINO

GHIACCIO BOLLENTE

Categoria // Ambiente, Scienze

Il progetto europeo Clamer (Climate Change Impacts on the Marine Environment: Research Results And Public Perception) presentato a Londra alla fine di giugno ha rivelato che il cambiamento climatico globale sta avendo un incredibile effetto sulla vita sottomarina, anche nel Mediterraneo.

GHIACCIO BOLLENTE

Il cambiamento climatico globale sta avendo un incredibile effetto sull'ecosistema marino, perché intacca la catena alimentare a diversi livelli, con ripercussioni su interi sistemi biologici. I mari stanno profondamente cambiando. Lo conferma lo studio europeo CLAMER, finanziato dalla Ue, che in tre anni ha sintetizzato i cambiamenti registrati negli ultimi tredici anni e formulato proiezioni per il futuro.

In particolare, i 17 istituti marini provenienti da 10 Paesi (fra cui l’Italia) hanno analizzato in 300 progetti di ricerca gli effetti che il surriscaldamento globale avrà sugli oceani come l’Atlantico, ma anche sui mari “chiusi” come il Mar Nero o il Mediterraneo.

Quest’ultimo, in particolare, sarà colpito da queste trasformazioni.

Uno degli effetti più vistosi è legato allo scioglimento dei ghiacci artici. Il fenomeno, infatti, ha aperto una sorta di Passaggio a Nordovest per alcune specie marine che dall’Oceano Pacifico si stanno spostando nell’Atlantico. Fra queste, la balena grigia, per esempio, e una specie microscopica di plancton (la Neodenticula Seminae) che nell’Atlantico si era estinta 800 mila anni fa e che è stata avvistata al largo delle coste di Israele.

Stando ai risultati della Alister Hardy Foundation for Ocean Science (SAHFOS), proprio queste queste microscopiche “piantine” oceaniche sono una fonte di cibo guardata alla quale gli scienziati guardano con allarmata attenzione perché ogni cambiamento che interviene alla base della catena alimentare marina può avere effetti dirompenti sull’ecosistema marino.

Per il plancton, è la prima volta in assoluto che si assiste a una migrazione di questo tipo. Sono alghe minuscole, ma questa trasformazione potrebbe mutare radicalmente la biodiversità dell’area. Del plancton, infatti, fanno parte anche le specie dei copepodi, piccoli crostacei di pochi millimetri, che sono però la più grande fonte di proteine presente negli oceani.

A causa del riscaldamento delle acque dell’Atlantico e del Mare del Nord, molti membri della famiglia di copepodi Calanus finmarchicus - una ricca fonte di olio - sono stati rimpiazzati da varietà meno nutritive. Gli effetti di questi cambiamenti sono destinati a farsi sentire su merluzzi, aringhe, sgombri, che se ne nutrono, risalendo via via su per la catena alimentare.

Le conseguenze sono già evidenti, dato che i mutamenti nella vita del plancton sono già stati associati al collasso della disponibilità di alcuni pesci, e di conseguenza al declino degli uccelli del Mare del Nord che di pesci si nutrono, mentre le focene migrano dal mare del Nord inseguendo l’anguilla della sabbia: il perno della loro alimentazione infatti si sposta verso i poli sulla scia dei copepodi più nutrienti.

Anche il merluzzo, fatta oggetto di ampia pesca nel Nord Atlantico, potrebbe pesantemente risentire della variazione di abitudini di questo tipo di plancton. Se i copepodi Calanus finmarchicus, dei quali i giovani merluzzi si nutrono, migrano di mille chilometri verso nord, sarà difficile che questo pesce si ristabilisca nella parte meridionale Mare del Nord.

Un’altra forma di fitoplanctonsi sta muovendo verso est, spostandosi dall’Atlantico verso la Scandinavia: purtroppo si tratta dei dinoflagellati, molti dei quali sono dannosi perché durante il loro ciclo vitale assorbono l’ossigeno dissolto nell’acqua. Alcune specie producono composti tossici che rendono la carne dei molluschi velenosa per umani e altri organismi. I cambiamenti climatici ne favoriranno la crescita.

Per la serie “ospiti indesiderabili”, anche alcuni tipi di meduse si stanno sviluppando nell’Atlantico nord-orientale, come la Pelagia noctiluca, una specie velenosa che popola le acque calde e si nutre di solito di pesciolini nella fase giovanile e per questo è considerata dannosa dai ricercatori. Molto di recente, è comparsa assai più frequentemente nella acque dell’Atlantico settentrionale la Physalia physalis, una creatura sub-tropicale bellissima a vedersi, ma altamente velenosa nota come Caravella portoghese (nella foto).

Alte temperature e stratificazione delle acque permettono alla microscopica materia organica (viva e morta) di formare la mucillagine nel Mar Mediterraneo, i batteri e i virus che ospita potrebbero uccidere i pesci. E questo naturalmente colpisce la disponibilità commerciale del pescato e la competizione per il cibo.

Eppure al contrario si potrebbero verificare anche eventi positivi, per esempio il miglioramento della biodiversità nel Mar Baltico che temperature maggiori potrebbero indurre (pure se diventando meno salato potrebbe veder ridurre il numero delle specie di pesci che ospita).

Nei mari chiusi, le specie che richiedono condizioni fredde potrebbero non trovare nessun posto dove andare quando le acque si riscalderanno: i ricercatori prevedono che nel Mediterraneo entro il 2060 si potrebbero estinguere nove specie mentre un terzo delle sue attuali 75 specie endemiche di pesci potrebbe essere minacciato di estinzione.

«Cambiamenti nel clima potrebbero provocare brusche e forse imprevedibili risposte biologiche negli ecosistemi, che potrebbero improvvisamente passare da uno stato all’altro», ha fatto presente Manuel Barange, direttore del Plymouth Marine Laboratory.

Eppure la Natura ci ha spesso sorpreso con incredibili forme di adattamento che hanno preservato la vita in condizioni impensabili, così come sono a volte ruapparse creature delle quali si era decretata la scomparsa. Il problema non è tanto se la Natura sopravviverà, ma se la nostra specie sarà lì per dirsi ben contenta di essere stata per una volta tanto troppo pessimista.

Per approfondimenti:
http://cordis.europa.eu/

Andrea Santillana

Pubblicato:

Martedì, 12 Luglio 2011

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