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AGRICOLTURA BIOLOGICA: LA TERRA BELLA E BUONA

Categoria // Ambiente, Scienze

L’agricoltura è salute, l’agricoltura è arte. Questo il titolo di un convegno che si è tenuto a Milano nell’ambito del progetto Expo Days. Ma l’agricoltura è anche un grande fattore nel complesso puzzle del riscaldamento globale e del cambiamento climatico.

Pubblichiamo in sintesi l’intervento di Adrian Muller, fisico, economista, ricercatore svizzero dell’Istituto Ricerca Agricoltura Organica e docente di Economia ambientale e delle risorse al Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo sul tema “La conservazione del suolo e i cambiamenti climatici. Il ruolo dell’agricoltura per un vero risparmio energetico”.

L’agricoltura, pur essendo attualmente responsabile del 20-30% delle emissioni di gas serra (includendo le emissioni dirette e indirette), può per contro anche contribuire sia alla riduzione sia alle strategie di adattamento per quanto riguarda i processi di riscaldamento globale in atto. Il principale potenziale di riduzione risiede nella capacità del suolo di immagazzinare CO2, in forma di sostanza organica stabile.

A questo mirano le pratiche di agricoltura sostenibile, inclusa l’agricoltura biologica, che adottano rotazioni di colture in grado di aumentare la percentuale di humus del terreno, di valorizzare i fertilizzanti organici, di inserire negli avvicendamenti colture di leguminose, o colture intercalari, o di copertura.

Un significativo aumento di sostanza organica tellurica e una riduzione dell’emissione di gas serra possono essere del resto essere ottenuti evitando di bruciare i residui colturali, riducendo o escludendo l’impiego concimi di sintesi, la cui produzione provoca emissioni dovute all’uso dei combustibili fossili.

Le comuni pratiche dell’agricoltura biologica contribuiscono anche all’adattamento al cambiamento climatico.
 Permettendo l’accumulo di sostanza organica nel terreno esse incrementano la capacità di ritenzione idrica, migliorano la stabilità di struttura, ne incrementano in generale la fertilità, riducendo così la vulnerabilità nei confronti della siccità e dei fenomeni dovuti a precipitazioni estreme, inondazioni, saturazione idrica, percolazione e ruscellamento. L’adattamento è favorito anche dall’aumento della diversità interna all’agro-ecosistema che, nelle aziende agricole biologiche, si fonda sulle decisioni gestionali, sulla riduzione dell’uso di azoto lisciviabile e sull’assenza di fitofarmaci. 
Queste pratiche vantaggiose non sono patrimonio esclusivo dell’agricoltura biologica; esse però, sono parte integrante di questo sistema produttivo, mentre nei sistemi convenzionali svolgono un ruolo ridotto. 

Le scelte dei consumatori relative ai prodotti di aziende convenzionali o biologiche, dei prodotti stagionali e locali, delle varietà resistenti ai parassiti e alle malattie influenzano sensibilmente i sistemi di produzione agricola e così il potenziale complessivo di riduzione del cambiamento climatico da parte dell’agricoltura. Un ruolo ancora più determinante hanno il consumo di carne e lo spreco alimentare: ogni discussione riguardo alla riduzione del riscaldamento globale in agricoltura deve essere rivolta a tutta la catena alimentare e deve condurre a strategie complessive di sviluppo sostenibile. 

Ecco le principali sfide e le criticità da affrontare (anche con una corretta comunicazione n.d.r.): 
 Bisogna comprendere meglio alcuni  processi fondamentali come il rapporto esistente tra le emissioni di N2O e la fissazione del carbonio nel suolo; il contributo delle radici alla fissazione del carbonio da parte del suolo e le emissioni legate al ciclo vitale dei fertilizzanti organici. 

2 - Si avverte la mancanza di procedure per il calcolo delle emissioni 
che rappresenti adeguatamente i sistemi di produzione agricola con, molteplici e diversi che quindi includano i servizi resi all’ecosistema. 

3 - E' fondamentale la capacità di identificare e progettare politiche adeguate di intervento per la riduzione del riscaldamento globale e l’adattamento al cambiamento climatico in agricoltura. Grazie a un approccio sistemico queste politiche devono essere in grado di quantificare adeguatamente le emissioni, attribuendone la provenienza.

4 – E' necessario che focalizzarsi sulla riduzione dell'impatto del cambiamento climatico
 non porti a trascurare altri fattori che influenzano la sostenibilità dell’agricoltura, quali i fitofarmaci, i processi di eutrofizzazione, acidificazione o erosione dei suoli.

5 - Sono questioni aperte l’orientamento del comportamento dei consumatori 
e come favorire il cambiamento dei modelli di consumo per sfruttare il potenziale di riduzione del riscaldamento globale. 

Fin qui si esprime la scienza. e la ricerca .Poi tocca a noi fare lo sforzo di informare e informarci correttamente con la consapevolezza che la posta in giuoco è molto alta e riguarda anche il futuro di figli e nipoti.

Andrea Santillana

Pubblicato:

Martedì, 08 Maggio 2012

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