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WALMART SOTTO ACCUSA, CLAIM VERDI MA EMISSIONI NOCIVE IN AUMENTO

La multinazionale è stata accusata di aver ingannato i consumatori a proposito dell'impatto che i suoi negozi avrebbero sull'ambiente. Lo dichiara un report dell'Institute for Local Self-Reliance (ILSR).

Megliopossibile - Walmart sotto accusa, claim verdi ma emissioni nocive in aumento
Megliopossibile - Walmart sotto accusa, claim verdi ma emissioni nocive in aumento
Nonostante i proclami verdi e le azioni mirate ad alleggerire il proprio peso sull'ambiente, Walmart è stata accusata di aver ingannato i consumatori in relazione all'impatto dei suoi negozi sull'ambiente. Dal 2005, infatti, a dispetto degli impegni presi, le emissioni di gas serra della multinazionale americana sono aumentate del 14%, raggiungendo i 21 milioni di tonnellate all'anno. A dichiararlo, un rapporto stilato dall'Institute for Local Self-Reliance (ILSR) – organizzazione di ricerca non-profit che fornisce assistenza tecnica alle comunità sulle soluzioni locali per uno sviluppo sostenibile in svariati settori. Per leggere il rapporto, clicca qui!

Il documento sostiene che, mentre le emissioni nocive aumentavano (il colosso è inquadrato al 33° posto nella lista delle 100 realtà regine dell'inquinamento, un passo dietro a Chevron, la seconda compagnia petrolifera più grande d'America), Walmart orchestrava un flusso costante di pubblicità per enfatizzare il suo impegno a favore dell'ambiente attraverso l'installazione di impianti eolici e fotovoltaici e l'attuazione di misure di efficientamento.

Un portavoce della multinazionale ha dichiarato:«Abbiamo raggiunto l'obiettivo di ridurre del 20% le emissioni dei nostri negozi e centri di distribuzione, evitando l'immissione in atmosfera di 3 milioni di tonnellate di gas serra, l'equivalente di quanto rilasciato da 625 mila vetture sulla strada».

L'autore del rapporto Stacy Mitchell, ricercatore dell'ILSR, sottolinea che proprio questa marcata campagna di comunicazione incentrata sulla sostenibilità ha portato il gigante del retail alla sua attenzione: «Grazie a una serie di pubblicità, foto ed eventi in cui Walmart si autoproclama leader ambientale, il marchio è riuscito a persuadere il largo pubblico della sua vocazione green - commenta Mitchell - abbiamo quindi pensato che fosse importante fare un'analisi atta a dimostrare l'insostenibilità di questo modello di business e a portare in luce le promesse non mantenute».

Per esempio sul fronte delle energie rinnovabili. La multinazionale ha fatto presente, nella sua campagna di responsabilità sociale di impresa, di investire largamente sulle fonti pulite (fotovoltaico e microeolico nei parcheggi dei suoi negozi, generatori a biodisel e celle a combustibile).
Fonti che – sottolinea Walmart – hanno il potenziale di soddisfare fino al 60% del fabbisogno energetico di un punto vendita e che presto arriveranno a coprirne il 100%.

Dall'analisi svolta dall'ILSR, però, salta fuori un dato diverso: i progetti sul fotovoltaico e sull'eolico forniscono solo il 4% dell'energia necessaria ad alimentare i negozi.

Non solo. In un rapporto sul potere esercitato dal settore privato sulla politica (presentato a Varsavia durante la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici - COP 19) è emerso come la multinazionale sia uno dei maggiori "donatori politici" del Paese con lo stanziamento di ingenti somme a favore di candidati statali, federali e partiti.

Tra i primi beneficiari del sostegno finanziario dell'impresa, purtroppo, alcuni dei più potenti negazionisti del cambiamento climatico degli Stati Uniti. Tra questi, il presidente della Camera John Boehner, segnalato per avere affermato: "l'idea che l'anidride carbonica sia una sostanza cancerogena e che sia dannosa per il nostro ambiente è quasi comica", o il senatore Roy Blunt del Missouri che sostiene:"non esiste alcuna evidenza scientifica relativa all'alterazione climatica da parte dell'uomo". 

E se sono pur veri i progressi fatti da Walmart per la realizzazione di siti industriali e prodotti più sostenibili, questi rischiano di sembrare solo una pennellata verde alla luce di quanto emerso dall'analisi di Mitchell e colleghi. Gli ambientalisti chiedono allora alla multinazionale di ridurre del 20% le emissioni di gas serra entro il 2020 e di dimostrarlo pubblicamente.

L'azienda sottolinea di voler raggiungere questo obiettivo, aumentando il numero di impianti fotovoltaici da 200 (attuali) a circa 1000, incrementando il suo approvvigionamento da fonti rinnovabili e abbattendo i consumi. Per ora sono parole, si attendono risposte concrete.
La Redazione

Pubblicato:

Martedì, 26 Novembre 2013

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