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MONZA GP, “PRIMA CORSA AUTOMOBILISTICA A ZERO EMISSIONI”: SOLO GREEN MARKETING?

Dieci mila alberi piantati per compensare le tonnellate di CO2 emesse durante il GP di Monza: questo l'accordo tra l'Automobile Club d'Italia ed Eco Store per rendere verde la corsa automobilistica. Si tratta di greenwashing? Un'inchiesta svela alcune opacità dell'iniziativa.

Megliopossibile - Monza Gp, “prima corsa automobilistica a zero emissioni”: solo green marketing?
Megliopossibile - Monza Gp, “prima corsa automobilistica a zero emissioni”: solo green marketing?
Una interessante inchiesta, pubblicata sul sito di informazione Comune-info.net, mette in luce alcuni punti critici dell'iniziativa green di Automobile Club d'Italia (Aci) ed Eco Store (nota catena di prodotti per stampanti) finalizzata a "trasformare il GP di Formula 1 in uno spettacolo a impatto zero" (secondo quanto dichiarato dall'amministratore unico di Eco Store Alessandro Gerardi).

Per compensare le emissioni di anidride carbonica prodotte dall'inquinante competizione, Aci ed Eco Store si erano impegnate infatti a piantare diverse migliaia di alberi, come riporta un lancio Ansa del luglio scorso che di seguito riportiamo parzialmente:

"Per la prima volta al mondo una gara di Formula 1 proverà ad abbattere il suo impatto ambientale, e il primato sarà del Gran Premio d'Italia. Grazie a un accordo tra l'Aci ed Eco Store, infatti, per compensare le 12mila tonnellate di CO2 emesse dal Circus di F1 durante il GP di Monza saranno piantati 10mila alberi in Alaska e Madagascar. L'operazione (...) è patrocinata dal ministero dell'Ambiente e finanziata da Eco Store. Prevede anche progetti nel settore dei biocarburanti e delle energie rinnovabili, e la promozione di azioni di tutela ambientale".

Un'iniziativa all'apparenza meritevole che, tuttavia, secondo quanto emerso da un'analisi più approfondita, potrebbe essere l'ennesimo caso di green marketing ingiustificato. Molte infatti le incongruenze, poca la trasparenza e irreperibili i documenti di verifica relativi alla tracciabilità del progetto.

Svariati gli interrogativi che rimangono aperti. Dove sono stati effettivamente piantati gli alberi e secondo quali meccanismi? Perché la destinazione dell'operazione si è successivamente trasformata in non meglio specificate "regioni in via di sviluppo" (al posto degli annunciati Madagascar e Alaska)? Quali certificazioni garantiscono che dieci mila alberi siano realmente in grado di compensare 12mila tonnellate di CO2? Come mai fonti ministeriali hanno in seguito smentito la concessione del patrocinio del Ministero dell'Ambiente all'iniziativa? Leggi l'inchiesta completa, cliccando qui!
La Redazione

Pubblicato:

Mercoledì, 09 Ottobre 2013

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