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LATTE IN POLVERE: LA PRESUNTA PUBBLICITA' INGANNEVOLE DI DANONE

Presunta campagna marketing ingannevole per la multinazionale che in Turchia, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Independent, sponsorizza i suoi prodotti in polvere attraverso dati non riconosciuti dalle autorità internazionali.

Megliopossibile - Latte in polvere: la presunta pubblicità ingannevole di Danone
Megliopossibile - Latte in polvere: la presunta pubblicità ingannevole di Danone
Un'altra multinazionale, la francese Danone, vuole convincere le mamme a utilizzare il suo latte in polvere, sostenendo – attraverso una campagna marketing diffusa in Turchia – che l'allattamento al seno può non essere sufficiente a soddisfare le esigenze del bambino, in particolare durante il sesto mese di età.

La vicenda rimanda allo scandalo che negli anni '70 investì Nestlè. All'epoca, il colosso dell'alimentazione era stato accusato di aver promosso, nei paesi del Sud del mondo, prodotti in polvere in sostituzione al latte materno e di aver causato gravi danni alla salute dei bambini così alimentati (l'Unicef afferma che la sostituzione del latte materno con un surrogato in polvere, nei Paesi in cui l'acqua non sia sicura, causa la morte di 1 milione e mezzo di bambini all'anno).

La campagna di Danone è finita immediatamente nel mirino della comunità medica internazionale ed è stata accusata di essere ingannevole, come riporta un'inchiesta svolta dal Bureau of Investigative Journalism per il quotidiano inglese Independent (clicca qui, per leggere l'articolo dedicato).

Tra i messaggi incriminati, per esempio, quello annunciato da uno spot televisivo: "Il tuo bambino ha bisogno di almeno 500 ml di latte al giorno. Se il tuo latte non basta, usa Aptamil per supportare il sistema immunitario di tuo figlio".

E lo slogan "Mezzo litro ogni giorno" è stato diffuso non solo in Tv, ma anche sul web e nei supermercati. L'azienda ha inoltre pubblicizzato un test online che consente alle mamme di sapere, dopo aver risposto a una serie di domande, quanto latte siano in grado di fornire al proprio figlio. La maggior parte delle donne che ha svolto il test (sono state migliaia) - riporta il giornale britannico - ha ottenuto risultati inferiori ai 500 ml sponsorizzati. Il dato non sorprende: da un'indagine effettuata da Danone prima di lanciare la campagna, è emerso infatti che la produzione di latte giornaliera delle mamme con bambini di 6 mesi di età è in media di 290 ml. La multinazionale consiglia quindi a tutte quelle mamme di usare il latte Aptamil.

La società, si legge sull'Independent, ha individuato nella Turchia – dove gli abitanti sono 73 milioni, il tasso di nascite è relativamente alto e il reddito in aumento – un ottimo mercato per incrementare le proprie entrate. Entrate che, in seguito alla campagna, sono aumentate del 15%.

La risposta dei pediatri non si è però fatta attendere. Gli esperti mettono infatti in discussione la quantità di latte suggerita da Danone (non riconosciuta da parte delle autorità internazionali) e i consigli dati alle mamme. Secondo il dottor Colin Michie, presidente del British College of Pediatrics: «La campagna di Danone è fuorviante. Non ci sono prove sufficienti per sostenere il loro approccio». Inoltre, continua il medico, le mamme che seguono i consigli di Danone potrebbero inutilmente negare ai bambini il latte materno. 

Si aggiunge anche il commento della nutrizionista Helen Crawley, direttrice del First Steps Nutrition Trust: «Gli alti tassi di allattamento al seno in Turchia potrebbero essere pregiudicati da una campagna che suggerisce quantità di latte irraggiungibili». «I benefici per la salute derivanti dall'assunzione di latte materno sono enormi e le mamme non devono essere spinte a comprare prodotti in polvere, influenzate da messaggi non avallati» conclude Gonca Yilmaz, direttore di una delle più grandi unità pediatriche del Paese.

Danone si difende dalle accuse affermando che la campagna è stata approvata dall'agenzia delle Nazioni Unite Unicef e che rispetta le direttive dell'OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità. Tuttavia, nonostante l'inchiesta del Bureau of Investigative Journalism confermi questa tesi – i due grandi organismi hanno preso le distanze, negando il loro appoggio e chiedendo all'azienda di rimuovere immediatamente il proprio nome e logo dai materiali pubblicitari.
La Redazione

Pubblicato:

Martedì, 02 Luglio 2013

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