Utilizziamo i cookie per migliorare la vostra esperienza di navigazione.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Questo sito usa cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy.

Qui sotto trovi l’informativa completa e le indicazioni per disattivare o rimuovere i cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

Cookie

I cookie sono stringhe di testo che raccolgono e memorizzano informazioni sulla navigazione per essere poi ritrasmessi alla successiva visita da parte dell’utente.

I cookie si distinguono in tecnici e di profilazione, e in cookie di prime parti e di terze parti, a seconda del soggetto che li installa.

Cookie tecnici

I cookie tecnici servono per “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente di erogare tale servizio” (cfr art. 122 comma 1 del Codice della privacy) e possono essere di navigazione, analitici e di funzionalità.

Per questa tipologia di cookie NON è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di profilazione

I cookie di profilazione sono utilizzati per la trasmissione di messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di terze parti

I cookie di terze parti sono quelli istallati per conto del gestore del sito da siti differenti.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

I cookie installati da questo sito.

Il sito ha al proprio interno i seguenti cookie:

Per disattivare, rimuovere o bloccare i cookie è possibile ricorrere alle impostazioni del browser, secondo le loro indicazioni:

Microsoft Windows Explorer

Google Chrome

Mozilla Firefox

Safari

Opera

GREENWASHING: BACCHETTATE DAL GIURI’ FRANCESE 4 CASE PRODUTTRICI DI AUTO ELETTRICHE

Citroen, Renault, Opel e Bolloré hanno dovuto rivedere i messaggi che pubblicizzavano le loro vetture elettriche per l'uso improprio di termini come "ecologico", "pulito", "verde".

Megliopossibile - Greenwashing: bacchettate dal Giurì francese 4 case produttrici di auto elettriche
Megliopossibile - Greenwashing: bacchettate dal Giurì francese 4 case produttrici di auto elettriche
Anche se un mondo con più auto elettriche probabilmente sarebbe un mondo migliore, oltralpe stanno molto attenti al modo di comunicare la sostenibilità dei prodotti virtuosi. In Francia, infatti, sono state accusate di greenwashing quattro note case automobilistiche - Citroen, Renault, Opel e Bolloré - per aver usato impropriamente, negli spot che pubblicizzavano i loro veicoli elettrici, parole come "ecologico", "verde" e "pulito". Riporta recentemente la notizia Terra Eco, giornale francese che si occupa di sviluppo sostenibile, ambiente, economia e sociale.

In seguito alla denuncia, presentata dall'Osservatorio sul Nucleare, un'associazione anti-nucleare, al Giurì della deontologia pubblicitaria francese (Jury de déontologie publicitaire - JDP), i marchi sono stati costretti a rivedere i loro claim.

«Le vetture non sono mai del tutto verdi, ecologiche o pulite» ha commentato Stéphane Lhomme, direttore dell'associazione denunciante. Innanzitutto perché la loro produzione richiede materie prime, la cui estrazione inevitabilmente è causa di inquinamento; ma anche perché questi veicoli si trasformeranno in rifiuti un giorno, sostiene in sintesi Lhomme. Infine, perché l'energia che fa funzionare le auto elettriche proviene dall'atomo «con tutte le problematiche a esso collegate – scorie, potenziali disastri, etc...» continua il direttore dell'Osservatorio sul Nucleare. (Ricordiamo che nel 2012, secondo dati IAEA - International Atomic Energy Agency, la Francia ha generato quasi l'80% dell'energia elettrica totale dal Paese dal nucleare. E' l'unico Paese al mondo ad avere una percentuale così elevata). Quindi sostenere che un'auto elettrica sia pulita perché non emette direttamente CO2 mentre è in funzione, secondo Lhomme, «è come mettersi un paraocchi e non guardare né il prima, né il dopo».

Non appena la denuncia è stata depositata, le case automobilistiche hanno risposto con lettere pubblicate sul sito dell'associazione (per leggerle, in lingua originale, clicca qui!).

Alcune hanno fatto ammenda, come Citroen e Opel che ha ammesso un errore di traduzione nel messaggio pubblicitario originariamente scritto in inglese e ha pubblicamente dichiarato che «la menzione del carattere ecologico della vettura elettrica Zoe senza relativizzazione è in contrasto con gli impegni assunti all'interno dell'UDA (Unione degli inserzionisti) con la firma della "Carta per la comunicazione responsabile". Altre meno. Per esempio Bolloré ha giustificato l'uso del termine "pulito" perché correlato alla "assenza di emissioni di CO2 del veicolo Bluecar in comparazione con le auto a carburante" e al fatto che "le imprese che scelgono di utilizzare i nostri mezzi hanno la possibilità di ricaricarli con i pannelli fotovoltaici".

Tutte le case automobilistiche, in ogni caso, hanno assicurato di aver rettificato i loro claim, ancor prima della decisione del Giurì (visionabile qui). Tuttavia, riguardando nuovamente le pubblicità sotto accusa, ci si accorge che, all'atto pratico, Bolloré non ha corretto le frasi incriminate. Malafede o svista? Per l'Osservatorio sul Nucleare non si tratta di un errore, secondo Stéphane Martin, direttore generale dell'Autorità di regolamentazione della pubblicità (ARPP) che supervisiona il Giurì, invece, è un peccato di superficialità più che un'esplicita volontà di ingannare il consumatore e aggiunge: «E' sempre difficile utilizzare un linguaggio accessibile al largo pubblico su un argomento così complesso che non soffra di scorciatoie etiche. La stesura dei claim può aver mancato di sfumature - sottolinea Martin - I marchi non hanno alcun interesse a irritare le associazioni. Soprattutto su un volume di investimenti di questo tipo».

Non va dimenticato, sottolinea Terra Eco, che - mentre il JDP è composto da membri indipendenti – l'ARPP che lo supervisiona è invece un'associazione interprofessionale di autoregolazione amministrata dagli stessi professionisti del settore della pubblicità (inserzionisti, agenzie, media...). Secondo Martin, comunque, la decisione del Giurì spingerà le case automobilistiche a essere più prudenti: le aziende non amano essere additate, non appena vengono a conoscenza di informazioni che possono danneggiare la loro reputazione, rivedono immediatamente i loro claim.
La Redazione

Pubblicato:

Mercoledì, 16 Ottobre 2013

Condividi:

blog comments powered by Disqus