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FINESTRE VEKA PER L’EDILIZIA SOSTENIBILE, LA PUBBLICITA’ CHE INGANNA IL CONSUMATORE

Categoria // Sentenze Antitrust

Nel 2006, l'Antitrust ha valutato ingannevole la pubblicità che promuoveva le caratteristiche eco-compatibili dei profili per finestre in PVC della società Veka AG e ha condannato l'azienda a pagare una sanzione di 11100 euro.

Finestre Veka per l’edilizia sostenibile, la pubblicità che inganna il consumatore
Finestre Veka per l’edilizia sostenibile, la pubblicità che inganna il consumatore
Nel 2006, l'Antitrust – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – ha sanzionato la società Veka AG per aver diffuso delle pubblicità ingannevoli - attraverso depliant e su alcuni periodici informativi – che miravano a esaltare la eco-compatibilità dei suoi prodotti (profili per finestre e porte-finestre) in PVC, cioè cloruro di polivinile, una delle materie plastiche più usate al mondo.

All'interno dei claim "incriminati" troviamo frasi come: "Il PVC soddisfa ogni parametro di sicurezza ambientale" e "Il PVC è un materiale atossico... facilmente riciclabile", ma anche "...tratteremo del forte potenziale ecologico del PVC sia in termini di produzione e uso quotidiano che di smaltimento/riciclaggio", "...materiale altamente ecologico in tutte e tre le fasi" e infine "Questa resina plastica è infatti tra le più ecologiche ed è completamente riciclabile".

A sollecitare la richiesta di intervento dell'Authority, un consumatore che evidenziava l'elevato impatto ambientale del materiale.

L'Autorità ha stabilito che le pubblicità analizzate lasciavano intendere - "attraverso affermazioni che appaiono avere un valore assoluto", si legge nella sentenza - come il PVC fosse completamente ecologico, nonché facilmente e completamente riciclabile. Ma la realtà, emersa dalle risultanze istruttorie e dall'analisi effettuata dalla Commissione delle Comunità Europee nel Libro Verde "Problematiche ambientali del PVC", è stata un'altra.

Entriamo nel dettaglio. Il PVC è una resina prodotta attraverso un processo chimico che vede l'addizione ripetitiva del cloro di vinile monomero (CVM), classificato come cancerogeno. Durante i processi di produzione del CVM possono verificarsi dispersioni di cloro, etilene, dicloroetilene e sottoprodotti clorurati (tra i quali diossine) - tutte sostanze la cui tossicità è nota - sia nell'ambiente di lavoro che in quello esterno.

Inoltre il PVC è instabile al calore e alla luce. Questa instabilità può produrre una perdita del cloro sottoforma di acido cloridrico. Ecco allora che, per "rinsaldare" il materiale (ed evitare queste perdite), occorre aggiungere composti spesso a base di piombo o cadmio - inquinanti e dannosi per salute e ambiente. L'uso di questi composti lascia sussistere il rischio di contaminazione, tanto nella fase di produzione che in quella di smaltimento/riciclo (riciclo che tra l'altro risulta particolarmente complesso, laborioso e costoso, non certo semplice come annunciato nel claim).

A partire da tali considerazioni, l'Authority ha evidenziato come i messaggi presi in esame fossero fuorvianti e ingannevoli – non è infatti presente alcun riferimento agli effetti negativi che questo materiale può generare - e ha condannato la società Veka AG a pagare una sanzione di 11100 euro.

Dal 2005 è entrato infatti in vigore il Codice del Consumo ed è stata data la possibilità all'Antitrust di irrogare multe. Prima di quella data, l'Authority poteva solo effettuare delle diffide e, in alcuni casi, imporre la pubblicazione sui giornali dell'estratto della decisione che "condannava" l'azienda.

Per leggere la sentenza completa, clicca qui e vai a pagina 91
La Redazione

Pubblicato:

Martedì, 02 Aprile 2013

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