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FALSO GREEN: DA GENERAL ELECTRIC ALLA BP, LA TOP TEN DELLE AZIENDE CHE PIU’ SIMULANO

Qualche anno fa, 24/7 Wall St., società che fornisce contenuti sui temi finanziari ai più importanti portali di informazione, ha stilato la lista delle maggiori aziende americane fautrici di greenwashing.

Falso green: da General Electric alla BP, la top ten delle aziende che più simulano
Falso green: da General Electric alla BP, la top ten delle aziende che più simulano

Lupi travestiti da agnelli. Si parte da General Electric e, passando per ExxonMobil, si arriva fino alla General Motors. Tre esempi, tra i dieci citati nel lavoro d'indagine realizzato qualche anno fa da 24/7 Wall St. - società fornitrice di contenuti su temi finanziari per i più importanti portali di informazione mondiali – con lo scopo di stilare la top ten delle maggiori aziende americane promotrici di greenwashing.

Imprese che nei fatti impattano pesantemente sull'ambiente ma che, grazie a grossi investimenti in comunicazione ambientale, cercano di ripulire la loro immagine.
«Le imprese che più spendono e più si sforzano di dimostrare al Governo, al largo pubblico e ai loro azionisti di essere sostenibili – si legge nell'articolo di 24/7 Wall St.- sono anche tra quelle che maggiormente inquinano il Paese. E proprio questa è l'ironia del movimento "verde" delle aziende statunitensi».

Per realizzare questo lavoro di inchiesta, sono stati analizzati centinaia di documenti, sia statali che federali, oltre ai report annuali delle società sul loro impegno in campo ambientale, e intervistati svariati esperti di diritto ambientale.

Dall' indagine è emersa la lista delle aziende che maggiormente cercano di apparire responsabili e rispettose del Pianeta, investendo milioni di dollari in pubblicità ad hoc. Dietro il maquillage green si nascondono tuttavia veri e propri titani della devastazione ambientale. Di seguito riportiamo la top ten con qualche dato. Per approfondire e per avere maggiori dettagli sulla metodologia d'analisi, rimandiamo all'articolo originale.

1) General Electric
Nel 2005, ha lanciato una eco-campagna da 90 milioni di dollari che decantava l'impegno dell'azienda nella riduzione delle emissione e verso l'uso di fonti di energia più efficienti. Secondo l'Environmental Protection Agency (EPA), è uno dei maggiori produttori di rifiuti nonché inquinatori del fiume Hudson.

2) American Electric Power
Nel 2008, afferma di aver effettuato due terzi del programma (con investimento totale previsto di 5,4 miliardi di dollari) per la riduzione delle emissioni nocive dovute alle sue centrali elettriche e a carbone, al fine di rispettare le normative ambientali federali. Secondo Frank O'Donnell, presidente di Clean Air Watch (un gruppo di politica ambientale), AEP è uno dei più grandi inquinatori del Paese ed è il lobbista "chiave" che si oppone alle strategie politiche anti- riscaldamento globale.

3) ExxonMobil
Il report Corporate Citizen dell'azienda, nel 2008, afferma come l'impresa stia lavorando su tecnologie in grado di ridurre l'impatto dei gas a effetto serra. Afferma di investire 100 milioni di dollari in ricerca e sviluppo su gas naturale, batterie agli ioni litio, idrogeno per favorire una mobilità più sostenibile. Nel dicembre 2008, ha dovuto pagare una multa di 20 milioni di dollari per la violazione di codici e accordi ambientali.

4) DuPont
Nel 2008, ha lanciato una campagna di marketing in cui si vantava di aiutare gli Stati Uniti a rendere le aziende più sicure ed eco-friendly e di combattere le più importanti sfide del nostro tempo: riscaldamento globale, scarsità di cibo ed esaurimento delle risorse energetiche non rinnovabili. Nel 2005, l'azienda viola i codici di sicurezza e ambientali, omettendo di segnalare i rischi per salute e territorio legati al PFOA, composto chimico utilizzato nella produzione del Teflon. Sarà costretta a patteggiare con L'EPA una cifra di risarcimento pari a 16,5 milioni di dollari.

5) Archer Daniels Midland
L'azienda leader nella produzione di biocarburanti dichiara di voler sbloccare il potenziale della natura per migliorare la qualità della vita, per ridurre le emissioni di gas serra e incentivare l'uso di fonti rinnovabili. Nel 2006, comincia a rifornirsi di olio di palma responsabile della deforestazione di ampie aree di Indonesia.

6) Waste Management, Inc.
Secondo Elizabeth Royte, giornalista ambientale, l'azienda che opera nel settore della gestione dei rifiuti ha speso più di 90 milioni dollari in spot televisivi e annunci stampa per comunicare il numero di alberi salvati grazie al riciclo, i benefici per l'ambiente e la quantità di energia generata attraverso l'incenerimento. Tuttavia, nessun accenno è fatto al prezzo che si paga quando la spazzatura viene bruciata, liberando mercurio, piombo, diossina, biossido di carbonio e ceneri tossiche.

7) International Paper
Nel 1994, l'azienda fonda il Sustainable Forestry Initiative (SFI) per tutelare le risorse forestali a favore delle generazioni future. Secondo l'ESA, è il più grande produttore di agenti chimici del Nord America e svetta al 31° posto tra le aziende più tossiche. Nel 2008, il Rainforest Action Network ha condannato International Paper perché intenzionata a costruire uno stabilimento in Indonesia e a convertire 1,2 milioni di ettari di foreste in piantagioni, contrariamente a quanto aveva assunto nei suoi piani di politica interna per tutelare un habitat in grave pericolo e per contrastare il riscaldamento globale.

8) BP
Nel 2008, ha lanciato uno spot che dichiarava quanto le energie rinnovabili fossero importanti per l'azienda, soprattutto i carburanti alternativi e l'energia eolica. Uno studio del 2009, pubblicato da Greenpeace, riferisce che la BP aveva assegnato il 93% (20 miliardi dollari) del suo fondo di investimento complessivo per lo sviluppo e l'estrazione di combustibili fossili, petrolio e gas. All'energia solare era stato destinato solo l'1,39%, all'eolico un misero 2,79%. Nel complesso, alle energie rinnovabili – considerando anche biocarburanti, moto ondoso e maree - era toccato solo il 6,8% del totale.

9) Dow Chemical
Nel 2006, The Dow Chemical Company ha lanciato una campagna pubblicitaria che sponsorizzava la sua sollecitudine verso alcune delle preoccupazioni economiche, sociali e ambientali più urgenti del decennio a venire. Contemporaneamente, inquinava terreni e acque circostanti alla sua fabbrica. Sono infatti stati rilevati nel suolo della città di Midland nel Michigan, ma anche nel pesce del vicino fiume Tittabawassee, livelli di diossina superiori alle soglie di sicurezza per la salute e l'ambiente.

10) General Motors
Nel 2007, lancia la campagna "gas-friendly to gas-free" per riposizionarsi come società ecologicamente responsabile, attenta alle strategie di riduzione del consumo del petrolio. Sempre nel 2007, secondo uno studio condotto da Union of Concerned Scientists, si è classificata come il secondo peggior inquinatore, appena sopra Chrysler, nel panorama delle otto case automobilistiche più importanti.

La Redazione

Pubblicato:

Mercoledì, 08 Maggio 2013

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