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TACATI': LA SPESA ONLINE A KM ZERO CONSEGNATA DIRETTAMENTE A CASA O IN UFFICIO

Categoria // Green Practice

Un e-commerce che propone i migliori prodotti delle aziende agricole del territorio e che mette in connessione tramite il web le piccole botteghe alimentari di zona e gli abitanti del quartiere, per una spesa online che valorizza i sapori tradizionali, fa bene all'ambiente e all'economia locale.

Megliopossibile: Stefano e Giulia, fondatori di Tacatì, nel carrello di una tricicletta per le consegne
Megliopossibile: Stefano e Giulia, fondatori di Tacatì, nel carrello di una tricicletta per le consegne
Frigorifero vuoto al ritorno da una giornata di lavoro, consapevolezza delle eccellenze alimentari locali e poca inclinazione ad acquistare i prodotti industriali del supermercato sono gli elementi che hanno portato alla nascita di Tacatì: un e-commerce pensato per consentire ai consumatori di fare una spesa online "a km zero" con consegna a domicilio e alle botteghe di quartiere (che selezionano i migliori cibi dalle aziende agricole del territorio) di aumentare il fatturato attraverso il canale web, ancora poco sfruttato da questi piccoli esercizi commerciali.

Un circolo virtuoso che incentiva la filiera agroalimentare corta, valorizza i sapori tradizionali, fa bene all'ambiente e all'economia territoriale.

L'idea è venuta circa un anno e mezzo fa a due ragazzi di Asti, Stefano Cravero, 35 anni, e Giulia Valente, 28, entrambi laureati in economia e con un passato lavorativo all'estero: Stefano nel campo della finanza in Irlanda, Bermuda e Lussemburgo (percorso che si è concluso con un anno in Bangladesh al al Think thank del Prof. Muhammad Yunus ideatore del microcredito e fondatore della Graamen Bank - la prima banca dei poveri - nonché Premio Nobel per la pace 2006); Giulia nel marketing della Philips a Madrid. Insieme hanno dato il via a questa avventura.

«Tornato a casa una sera ho trovato la dispensa vuota – ci racconta Stefano – i negozi sotto casa erano già chiusi e sono dovuto andare a fare la spesa all'ipermercato più vicino. Risultato: ho investito 3 ore del mio tempo e ho acquistato solo prodotti industriali, un peccato considerando che Asti è rinomata per i suoi prodotti "artigianali" come per esempio i formaggi. Mi sono chiesto se ci fosse un sito internet in grado di offrire al consumatore questi prodotti, mi sono accorto che mancava e ho pensato di proporlo io».

Così, dopo l'incontro con Giulia (che contemporaneamente aveva avuto un'idea simile) avvenuto grazie a Coldiretti, è nato Tacatì. Una piattaforma web in cui le piccole botteghe alimentari del quartiere o del paese possono aprire il loro negozio virtuale, mettere a disposizione dei consumatori con foto e spiegazioni dettagliate i loro prodotti acquistati da aziende agricole locali e offrire un servizio di consegna a casa, al lavoro o in punti prestabiliti decisi con il cliente.

«Si tratta - continua Stefano - di un e-commerce innovativo, "di prossimità": a differenza dei mercati online che propongono i loro articoli a persone sparse per il mondo, qui il cliente entra nel sito e indica la sua città o, in caso di realtà grandi come Torino, il suo quartiere. A quel punto appaiono solo i negozi che in zona vendono e consegnano prodotti locali».

Un sistema che consente di abbattere gli sprechi, risolvere i problemi di trasporto legati alla catena del freddo (grazie alla rete capillare di consegne e al tempo ridotto che i cibi devono passare per strada), risparmiare energia, senza per questo escludere un rapporto personale tra cliente e venditore, anzi favorendo la conoscenza di piccole botteghe e produttori che operano nel territorio.

«La piattaforma definitiva è stata sviluppata nel corso dell'estate e lanciata a fine settembre: per il momento sono undici le botteghe che tra Asti, Torino, Biella, Cuneo e Milano hanno aperto uno shop online su Tacatì. Tra un paio di settimane se ne aggiungeranno anche due toscane. Solo tra settembre e ottobre le richieste pervenuteci sono state 25. I criteri di selezione sono semplici: controlliamo che le realtà interessate vendano una gamma diversificata di generi alimentari artigianali, locali, biologici o equo solidali (frutta, verdura, salumi, formaggi, dolci, pasta, riso...) e che ovviamente siano venditori autorizzati. Grazie a un fondo di venture capital di 1 milione di euro, oltre ad aver realizzato il sito, stiamo promuovendo il servizio per raggiungere il nostro obiettivo: riuscire ad avere entro i prossimi cinque anni almeno un negozio per città, coinvolgendo mille botteghe in tutto lo Stivale». Entro il 2014, poi, verrà messa a punto anche l'applicazione mobile per rendere ancora più agevole la richiesta dell'ordine.

Ma quali sono i costi e quali i guadagni di tutti gli attori in gioco?
«I clienti - spiega Stefano - entrano gratuitamente nella piattaforma e i prodotti che acquistano hanno lo stesso prezzo di quelli in vendita nel negozio "fisico" (ciascun esercizio sceglie le modalità di pagamento: online o alla consegna). I costi e i giorni di consegna, così come il preavviso per gli ordini, variano da bottega a bottega. In alcuni casi il servizio a domicilio è svolto dallo stesso proprietario del negozio ed è gratuito, in altri viene stabilita una cifra simbolica, per esempio un euro. Nelle città più grandi può arrivare a un massimo di 6 euro. A Milano in particolare, il negozio Effecorta che recentemente è entrato a far parte di Tacatì ha scelto un servizio di cargo-bike per le consegne». Pasta, zuppe, dolci e conserve vengono consegnati in tutta la città a bordo di triciclette da trasporto (Trikego), in maniera efficiente, pulita e poco dispendiosa.

I negozi, invece, pagano a Tacatì una percentuale sul venduto che si aggira intorno all'8% e una quota di iscrizione che varia a seconda dei servizi richiesti e che in genere si mantiene al di sotto dei 300 euro.

«Noi offriamo svariati servizi - conclude Stefano - come quello di data entry, di consulenza, di web marketing, di ottimizzazione del database fotografico: tutte quelle operazioni e conoscenze necessarie per aprire e gestire un negozio online. In base al tipo di aiuto che ciascuna realtà richiede al momento del suo ingresso nella piattaforma, varia la quota di iscrizione».

Anche se la spesa online non è ancora di uso comune in Italia, la risposta del pubblico è buona. Secondo le previsioni di Stefano, in 9 mesi, ogni negozio guadagnerà mensilmente grazie al canale web 3-4 mila euro.

Per chi fosse interessato a incontrare di persona Stefano e Giulia, l'appuntamento è il 17 novembre a Golosaria, rassegna milanese di cultura e gusto.
Sara Occhipinti

Pubblicato:

Lunedì, 04 Novembre 2013

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