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PIANO C: CONCILIARE CARRIERA E FAMIGLIA DIVENTA SOSTENIBILE

Categoria // Green Practice

Dopo il piano A (mamme lavoratrici con poco tempo per la famiglia) e il Piano B (mamme che rinunciano a una vita professionale appagante per i figli), arriva il Piano C, la soluzione che integra le due dimensioni.

Megliopossibile - Piano C: conciliare carriera e famiglia diventa sostenibile
Megliopossibile - Piano C: conciliare carriera e famiglia diventa sostenibile
Abbiamo salutato l'arrivo del terzo millennio; possiamo connetterci più o meno con chiunque in ogni angolo del globo; siamo diventati, nella stragrande maggioranza dei casi, "lavoratori della conoscenza". Eppure, tecnologia e innovazione non sono ancora riuscite a salvare le mamme lavoratrici. Dopo la gravidanza, la donna si trova tutt'oggi davanti al classico bivio: scegliere di non rinunciare alla carriera, con tutte le difficoltà di gestione familiare che ne conseguono, oppure abbandonarla per dedicarsi anima e cuore alla prole. In Italia, una mamma su tre rimane a casa.

La domanda che dovrebbe sorgere spontanea a questo punto è: "ma perché?". Se l'è posta (e ha anche trovato una valida soluzione al problema) Riccarda Zezza, giovane mamma manager che per una quindicina d'anni ha lavorato, sia in Italia che all'estero, all'interno di aziende importanti e di successo come Microsoft e Nokia.

«Man mano che crescevo professionalmente e mi avvicinavo al vertice – racconta Riccarda - cercavo di comprendere perché le dinamiche lavorative fossero ancora quelle nate con la rivoluzione industriale, periodo in cui vigeva per forza di cose la netta separazione tra vita privata e lavoro. Una separazione che oggi, con la tecnologia di cui disponiamo, non ha più alcun senso. Non ho trovato nessuno, in cima alle gerarchie aziendali, che me lo sapesse spiegare. In compenso, mi sono imbattuta in un altro paradigma. Salvo qualche realtà illuminata, la maggior parte delle aziende ritiene che vi sia un trade off tra felicità e produttività: all'aumentare dell'una, deve venire sacrificata l'altra e viceversa. La vita privata è ancora intesa come un elemento che toglie tempo al lavoro. Questa dimensione, dopo la nascita delle mie bambine, mi ha impedito di contribuire come avrei voluto al mondo del lavoro, nonostante io mi sentissi ancora più forte e creativa».

Da qui, l'idea di uscire dal sistema e di crearne uno diverso, più contemporaneo, a misura di donna e di mamma. Riccarda ha così dato vita a Piano C: una strada alternativa al Piano A (mamme lavoratrici con poco tempo per la famiglia) e al Piano B (mamme che rinunciano a una vita professionale appagante per i figli).

Si tratta di uno spazio di 250 mq - pensato per le donne ma aperto anche agli uomini (con una clausola provocatoria: possono entrare solo ed esclusivamente se accompagnati da un bambino) - che offre postazioni lavorative, sale riunioni, zona cucina, area relax e cobaby, la vera innovazione. Una specie di asilo nido in cui le mamme (e i 2 papà che finora hanno aderito) lasciano i figli mentre lavorano e dove possono recarsi, nei momenti di pausa, per passare del tempo con i piccoli. Questa vicinanza fisica cambia la loro serenità e incide positivamente sull'attività lavorativa.

Piano C prevede inoltre tutta una serie di servizi salva-tempo per consentire alle mamme di avere più "spazio" da dedicare al lavoro e a loro stesse: si va dal panierino salva-cena (mozzarella di bufala e pane fatto in casa) all'addetto che porta e ritira i capi in tintoria, che paga le bollette in posta o che fa la spesa su richiesta, fino alla manicure durante i meeting o i corsi di formazione (pratica che, a quanto pare, serve anche a tenere alta l'attenzione perché impedisce di controllare costantemente mail e messaggi sullo smartphone).

Parliamo quindi di un luogo di coworking "evoluto", in cui la concezione del lavoro viene rivoluzionata anche mediante l'organizzazione degli spazi: ci sono per esempio divani per "pensare" in modo alternativo e scritte sulle pareti che esprimono la filosofia del progetto, come "non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose" oppure "la logica vi porterà da A a B, l'immaginazione vi porterà dappertutto" (Einstein docet).

Uno spazio in cui le donne possano fare rete, scambiarsi conoscenze/competenze e uscire dall'autoreferenzialità dei propri uffici aziendali. Piano C si rivolge infatti anche alle imprese: le mamme, dopo la maternità, invece di rientrare in azienda, possono seguire i propri progetti da questa innovativa sede, stando vicine ai loro bimbi ancora piccoli, senza rinunciare alla professione. Non solo. Per il periodo estivo (generalmente il più complicato per i genitori che lavorano), Riccarda e soci hanno aperto una versione temporanea di Piano C, chiamata Summer C, presso l'Idroscalo: 20 postazioni lavorative vista "lago" con terrazza panoramica e immancabile cobaby, integrato dalle attività per i ragazzi che gli educatori dell'Idroscalo organizzano all'aperto. Un buon periodo anche per consentire alle aziende di sperimentare il cambiamento e testarne l'efficacia in un lasso di tempo limitato. Piano C, a tal proposito, sta effettuando una ricerca sociologica per misurare quanto questa nuova gestione del tempo e dello spazio influisca sulla produttività dei lavoratori.

L'obiettivo a medio termine è quello di creare una best practice da replicare in altre città per dimostrare come un altro modo di lavorare e di vivere sia possibile.

«Noi oggi siamo lavoratori della conoscenza - conclude Riccarda - e non veniamo più misurati sul numero di oggetti che produciamo ma sulla qualità delle nostre idee, sulla nostra creatività. Tutto questo, spesso e volentieri, non è correlato al tempo che passiamo inchiodati a una scrivania. Le idee migliori ci vengono quando siamo rilassati, quando abbiamo il tempo di coltivare le nostre passioni, quando siamo in armonia con la nostra famiglia. La felicità, allora, non può che essere produttiva».

Per saperne di più, visita il sito!
Sara Occhipinti

Pubblicato:

Lunedì, 24 Giugno 2013

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