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PALLET SOSTENIBILI, L’ANIMA NASCOSTA DELL’ECONOMIA VERDE

Categoria // Green Practice

Palm, azienda che produce bancali di legno in un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale, ha calcolato la carbon footprint dell’intero ciclo di vita del proprio prodotto, ottenendo così l’etichetta PER IL CLIMA di Legambiente. Abbiamo intervistato Primo Barzoni, amministratore delegato dell’impresa, che ci ha parlato dell’importanza di produrre pallet “verdi” per alimentare filiere industriali eco-compatibili.

Pallet sostenibili, l’anima nascosta dell’economia verde
Pallet sostenibili, l’anima nascosta dell’economia verde
Il nostro percorso alla scoperta delle aziende virtuose che hanno ottenuto l'etichetta PER IL CLIMA di Legambiente - la prima in Italia che riporta la quantità di CO2 generata da un prodotto o da un servizio fornito da un'impresa, durante una o più fasi del suo ciclo di vita - ci porta nel cuore della Pianura Padana, a Viadana (Mantova). Qui troviamo Palm, azienda che da oltre 50 anni si occupa di lavorazione del legno e che oggi produce pallet, cioè i bancali usati dalle industrie come supporto per immagazzinare e spostare i loro materiali, in un'ottica di sostenibilità ambientale e sociale.

Il nome Palm, arrivato solo nel 1985, è l'acronimo formato con le iniziali dei nomi di quattro degli otto figli del fondatore Guido Barzoni: Primo, Antonio, Lorenzo e Maurizio. E proprio con Primo Barzoni, amministratore delegato dell'impresa, facciamo una lunga chiacchierata sull'importanza di ridurre l'impronta ambientale dei pallet per alimentare filiere industriali sostenibili e supportare lo sviluppo della green economy.

Un discorso che non è scontato. « Il pallet - spiega infatti Barzoni - è invisibile agli occhi dei consumatori e per questo troppo spesso sottovalutato dalle imprese. Tuttavia è presente nel costo ambientale e sociale di ogni prodotto acquistato. Per tale ragione è uno dei protagonisti dell'economia verde. Qualsiasi azienda voglia intraprendere un percorso per rendere il suo sistema sostenibile, non può prescindere dal valutare anche questo "anello" della catena».

Dalla consapevolezza e dalla sensibilità di Palm in tema ambientale, si sviluppa il costante lavoro dell'azienda per realizzare bancali sempre più "leggeri" per il Pianeta. In che modo? Sicuramente a partire da materie prime provenienti da foreste gestite in maniera corretta e responsabile. L'impresa è stata tra le prime al mondo a impostare per i propri prodotti le certificazioni FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC (Pan-european Forest Certification Council) che accertano proprio questo aspetto, tra l'altro molto importante perché permette di tracciare il prodotto, di sapere precisamente da dove viene e come è stato ottenuto. Poi lavorando sul design e sulla progettazione del pallet per ottimizzare l'uso di materia prima e diminuire la tara trasportata. Ma anche verificando l'impatto ambientale del prodotto in termini di CO2 emessa e cercando di operare per ridurlo.

«Il nostro interesse relativo al calcolo della carbon footprint è nato circa 5 anni fa - continua Barzoni - grazie allo stimolo di un nostro cliente, l'azienda Tetra Pak, che ci ha coinvolto nella stima della sua impronta ambientale visto che eravamo loro fornitori. A quel punto abbiamo deciso di fare lo stesso lavoro su tutta la nostra filiera, non più solo sul prodotto, coinvolgendo fornitori e collaboratori, centri di ricerca e università. Siamo così riusciti a ridurre il nostro impatto in termini di CO2 del 23%. A quel punto aderire all'etichetta PER IL CLIMA di Legambiente ci è sembrata la naturale prosecuzione del percorso iniziato. Avevamo tutti i requisiti per ottenerla. Così, dopo qualche incontro con l'associazione ambientalista, attraverso Ricerche Ambiente Italia, l'istituto privato cui si appoggia Legambiente per il calcolo del numero da riportare in etichetta, abbiamo potuto comunicare in maniera precisa e "certificata" il peso dell'intero ciclo di vita del prodotto all'esterno». (Per approfondire, visiona la scheda del prodotto).

Per diminuire ulteriormente le emissioni di CO2 legate al trasporto del legno sulle lunghe distanze, l'azienda si è poi fatta capofila di un'iniziativa per la piantumazione su suolo italiano di pioppi, con il progetto "Pallet a km 0". «Sono 2.300.000 le tonnellate di legname totale immesse sul mercato italiano per gli imballaggi in legno: 1.800.000 solo per il pallet (il resto è usato per le cassette della frutta). L'80% ci arriva dai paesi esteri. È importante ricreare le condizioni per usare il nostro legno: fenomeno che porterebbe ricadute positive sull'ambiente (riduzione della CO2 del 52% e delle polveri sottili del 50%), nonché sull'economia italiana. Noi siamo passati dal 20% di materie prime italiane al 30%. Ci siamo impegnati a raggiungere il 50% entro il 2020» sottolinea Barzoni.

Un lavoro costante e puntuale quello di Palm nel campo della sostenibilità che richiede anche un importante investimento economico: «Il primo passo per riqualificare la filiera del pallet è stato creare un'area ricerca e sviluppo. A livello economico investiamo in questo campo annualmente 25 mila euro, senza considerare il personale dedicato. Ci vogliono infatti nuove competenze. Questo vuol dire posti di lavoro in più, nuove figure professionali, in grado di calcolare, per esempio, l'impatto del ciclo di vita dei prodotti».

Costo o valore aggiunto? Per Barzoni non ci sono dubbi: «Un pallet così realizzato - in modo sano (perché tracciabile), sistemico (perché monitorato lungo tutta la sua filiera) ed etico (perché prodotto nel rispetto dei lavoratori e della giustizia sociale, secondo quanto prevede il nostro codice etico) – evita alla società di pagare successivamente altri costi. Il nostro investimento è quasi insignificante, dunque, rispetto al valore finale del prodotto che forniamo ai nostri clienti».


Sara Occhipinti

Pubblicato:

Giovedì, 14 Febbraio 2013

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