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ACCADEMIA DELLA FELICTA’: COME PORTARE IL BENESSERE IN UFFICIO

Categoria // Green Practice

Francesca Zampone e Marco Bonora, entrambi ex manager di Emi Music, hanno creato una società che si propone di portare il benessere in ufficio e di aiutare le persone a creare una vita a propria misura.

Megliopossibile - Accademia della felicità: come portare il benessere in ufficio
Megliopossibile - Accademia della felicità: come portare il benessere in ufficio
L'avventura di Accademia della felicità - società che si propone di portare il benessere in ufficio e di aiutare le persone a creare una vita a propria misura - ha inizio due anni e mezzo fa quando Francesca Zampone e il suo collega Marco Bonora, all'epoca entrambi manager della prestigiosa casa discografica Emi Music, cominciano a interrogarsi sul concetto di felicità aziendale.

«Per due grandi appassionati di musica come noi – racconta Francesca – lavorare in una realtà importante come quella di Emi Music non poteva che essere il massimo. Tuttavia, nonostante il lavoro sulla carta fosse perfetto, sia io che Marco ci siamo resi conto che la vita aziendale cominciava a starci stretta e che avremmo voluto fare di più per aumentare la felicità del personale».

Sono dunque partiti proprio dalla loro azienda e hanno provato a realizzare un progetto che puntasse a incrementare il benessere e la felicità in ufficio, passando anche per un'operazione di restyling degli spazi aziendali (anonimi e non in grado di trasmettere ai dipendenti la bellezza e il pregio di lavorare per una realtà così importante). Un'esperienza positiva che li ha spinti a mettersi in proprio e a creare l'Accademia della felicità. Obiettivo: continuare a studiare e realizzare piani che portassero il benessere sul posto di lavoro ma anche aiutare le singole persone a trovare la propria felicità sia in ambito individuale che professionale.

La partenza è stata in salita. Le aziende non sembravano mature ad accogliere proposte troppo innovative e, pur rimanendo affascinate dai progetti che l'Accademia proponeva, preferivano approcci meno rivoluzionari.

«Richiedevano, per esempio, attività più mirate come quelle di coaching con i dirigenti (percorsi di formazione che puntano a migliorare le potenzialità personali, di team e manageriali) - prosegue Francesca. A quel punto ci siamo chiesti: accettiamo il vecchio metodo o continuiamo sulla strada nuova? L'incoraggiamento a non demordere è arrivato da una società inglese, chiamata Action for Happiness, che - prima nel Regno Unito e poi in tutto il mondo - ha cominciato a diffondere un programma specifico di felicità aziendale basato sulla valorizzazione di tre parametri chiave: salario, spazio fisico e valore generato dal personale. Action for Happiness ci ha contattati, dicendo di apprezzare il nostro lavoro e chiedendoci di diffondere in Italia il suo programma. Questo sodalizio, oltre ad averci portato clienti, ci ha aperto un mondo: siamo riusciti a entrare nelle aziende e a lavorare non soltanto con i general manager o i direttori commerciali ma anche con gli "employee"».

Solo così, parlando con tutti gli attori in gioco – dal leader all'anti-leader, dal soddisfatto all'insoddisfatto – è infatti possibile capire le necessità effettive del corpo aziendale e studiare un piano completo per incrementare la felicità e la produttività nell'impresa, diminuendo contemporaneamente i tassi di assenteismo e turnover.

Piani che sono declinati diversamente per ciascuna azienda ma che - secondo l'esperienza di Accademia – non possono prescindere da alcuni punti chiave. Per aumentare il livello di soddisfazione e benessere generale è infatti fondamentale, oltre all'aspetto retributivo, la valorizzazione delle caratteristiche emozionali (come la particolare capacità di relazionarsi o capire gli altri) e tecniche dei dipendenti che, in questo modo, "sentono" di apportare valore al proprio team e alla propria azienda; è molto importante poi l'attenzione agli spazi, con la creazione di ambienti accoglienti e stimolanti, ma anche alla esigenza dei collaboratori di conciliare la vita professionale con quella privata, concedendo per esempio la possibilità di gestire con più libertà l'orario lavorativo.
Sara Occhipinti

Pubblicato:

Venerdì, 05 Luglio 2013

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