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IL GRAFENE PERFETTO ESISTE ED E’ RACCHIUSO NELLA MINA DI UNA MATITA

Categoria // Proprietà Generali, Ricerca di base e Finanziamenti, Grafene

Nella grafite, il minerale da cui si ottengono le mine delle matite, esistono cristalli di grafene purissimo, molto più regolare e uniforme di quello realizzabile in laboratorio. La scoperta è frutto della collaborazione tra il laboratorio Nest dell’Istituto Nanoscienze del Cnr di Pisa e la Columbia University. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Physical Review Letters.

Grafene perfetto nella punta delle matite
Grafene perfetto nella punta delle matite

Nella grafite - il minerale da cui si ottiene la mina delle matite - esistono cristalli di grafene purissimo, molto più regolari e uniformi di quelli realizzabili in laboratorio. La scoperta, frutto della collaborazione tra i ricercatori del laboratorio Nest dell’Istituto Nanoscienze del Cnr di Pisa e i colleghi della Columbia University, è stata pubblicata sulla rivista Physical Review Letters.

Analizzando un blocco di grafite con tecniche di microscopia laser, il team italo-americano guidato da Sarah Goler e Vittorio Pellegrini del laboratorio Nest ha infatti individuato questi particolari cristalli, immersi ma disaccoppiati dal minerale.

Perché si tratta di un risultato importante? È presto detto. Il grafene, oltre a rappresentare il futuro dell’innovazione tecnologica, è anche un laboratorio unico per gli studi di fisica fondamentale: nel suo reticolo bidimensionale si combinano meccanica quantistica e relatività e si manifestano fenomeni altrimenti osservabili solo nelle condizioni estreme ricreate con gli acceleratori di particelle.

Per studiare la fisica nel grafene, tuttavia, i ricercatori hanno bisogno di campioni di materiale estremamente puro, senza irregolarità che possano “disturbare” i fenomeni oggetto di analisi. Per questo i fisici di tutto il mondo sono impegnati a produrre artificialmente, con tecniche diverse, fogli di grafene di elevata qualità.

Aver trovato cristalli con un grado di imperfezione e disomogeneità nettamente inferiore a quello dei campioni prodotti in laboratorio permette dunque alla scienza di aprire nuove finestre di comprensione sul comportamento della materia e della radiazione elettromagnetica nel piccolissimo, a scale di lunghezza e di energia atomiche o subatomiche.

La Redazione

Pubblicato:

Venerdì, 15 Febbraio 2013

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