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BIOTECNOLOGIE: PROTESI NEURALI RIVOLUZIONATE DAL GRAFENE

Categoria // Medicina e Biotecnologie, Grafene

I ricercatori della Technische Universität München (Germania) stanno sperimentando il grafene per la realizzazione di protesi neurali. Il materiale, più idoneo del silicio finora utilizzato, potrebbe rivoluzionare questo campo della ricerca biotecnologica.

Protesi neurali rivoluzionate dal grafene
Protesi neurali rivoluzionate dal grafene

Gli studi emergenti sulle protesi neurali – particolari dispositivi che potrebbero essere impianti per esempio nel cervello, negli occhi o nella colonna vertebrale – promettono in un futuro quasi fantascientifico lo sviluppo di tecnologie in grado di contrastare le malattie degenerative, di riparare i tessuti danneggiati, addirittura di potenziare i nostri sensi.

Le difficoltà che gli scienziati si trovano ad affrontare in questo campo sono tuttavia notevoli, si legge sulla MIT Technology Review. Il silicio, materiale usato per creare gli impianti sperimentali, non si integra bene con i tessuti molli del nostro organismo: è rigido, tagliente e rischia di danneggiare il substrato che lo circonda. Un substrato generalmente umido, caldo e salino che, col tempo, compromette anche le componenti elettroniche del dispositivo.

Servirebbe dunque un materiale flessibile e maggiormente compatibile con i tessuti umani. Un materiale che, secondo Lucas Hess e i suoi colleghi della Technische Universität München (Germania), potrebbe essere proprio il grafene, grazie alle sue particolari proprietà intrinseche.

Il grafene, costituito da un unico strato di atomi di carbonio, è infatti sottile, super-flessibile ed estremamente resistente. Ideale per questo tipo di impianti. Ecco allora che i ricercatori hanno cominciato a testare la sua biocompatibilità ottenendo eccellenti risultati. Non solo, nel corso degli esperimenti, hanno anche scoperto che i dispositivi in grafene sono molto più sensibili alle variazioni elettriche rispetto a quelli realizzati in silicio e che non vengono danneggiati dai fluidi corporei, anzi li utilizzano nei loro processi di funzionamento.

Un primo passo, certamente, che tuttavia potrebbe segnare un percorso rivoluzionario nel settore delle biotecnologie applicate alla ricerca medica.

Per leggere lo studio completo, clicca qui.

La Redazione

Pubblicato:

Mercoledì, 27 Febbraio 2013

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