SCELTE

SCEGLIERE IL BENE O IL MALE? TUTTI E DUE

Categoria // Editoriale

Di questi tempi accadono cose strane: ci si fanno domande serie, profonde, domande di quelle che in tempi di benessere ed euforia economica non si ha mai tempo di porsi.

SCEGLIERE IL BENE O IL MALE? TUTTI E DUE
René Magritte, Decalcomania, olio su tela, 1966
A pensarci bene la crisi sta portando tanta di quella messe, che non è possibile sostenere sia tutta cattiva. Come prima cosa importante ci ha fatto recuperare la capacità di sdegno e di ironia, che per una società sana sono due indicatori miliari di salute. Quando torni ad accorgerti di quale voce stona nel coro vuol dire che stai rieducando l'orecchio alla musica.

Io ho un amico, di quelli che in ogni età sogni di avere per perderti a parlare dell'iperuranio ossia del nulla e del tutto che poi sono la stessa cosa. Gli iperurani possibili poi cambiano a seconda dell'età, ma sempre tali restano: sono tutto ciò che è lontano, irraggiungibile, irrisolvibile, quei temi da sesso degli angeli, da perdita di tempo, da caffè che si fredda o gelato che si scioglie mentre preso dalla foga gesticoli e scopri, parlando, domande che non ti sei mai fatto o opinioni che non ti conoscevi.

Uno dei nostri temi caldi degli ultimi tempi è banale, un tema che tutti noi sicuramente stiamo provando in maniera diversa a gestire: il bene e il male dove hanno la loro linea di confine? Tutto quello che sta accadendo, il ciarpame che affolla i nostri notiziari, i cialtroni che si riciclano all'infinito, la indifendibilità dei peggiori ignorata e derisa, ma anche l'esatto contrario come i gesti eroici di generosità silenziosa e di sopravvivenza a tutto, che parte di noi rappresentano? Noi da che parte stiamo, a chi assomigliamo di più?

Assomigliamo a tutti e due. E come tali siamo la fusione perfetta del peggio e del meglio che possano esistere. La differenza sta solo nel dosaggio che decidiamo volta per volta di dare alle parti, ma non nella esistenza o meno di entrambe.

Il mio amico iperuranico l'altra sera, sapendo di sciogliere o perlomeno allentare l'arcano, ha tirato fuori dal cappello un libercolo scritto nel 1952 da Italo Calvino: Il visconte dimezzato. Un racconto breve, un romanzo piccolo ma disarmante come tutti i libri di Calvino.

È la storia impossibile e fantastica di un uomo che in guerra viene tagliato in due da una cannonata, e inizia due vite parallele, una da "buono" e una da "gramo", ossia cattivo, anzi perfido. I danni dell'uno vengono mitigati dall'altro, ma entrambi hanno vite mozze e insopportabili. Finché il destino li porterà, dopo un duello all'ultimo sangue, a riunirsi di nuovo e a essere un tutto che finalmente recupera un suo senso.

Fin qui la scoperta non è delle più epocali: che siamo un mix complesso di bene e di male lo sapevamo già.
Quello che forse non ricordiamo mai è che il loro equilibrio non è risultato della ragione ma della guerra, e il loro bilanciamento è frutto di un duello che si vuole violento perché sia efficace. Significa che fino in fondo è bene che conosciamo il peggio di noi e della società in cui viviamo, perché è solo in questo modo che sapremo dare un volto al meglio che si è allontanato ma sta per tornare. E lo dovremo convincere con la forza e con la lotta a restare.
Isabella Goldmann

Pubblicato:

Venerdì, 19 Ottobre 2012

Condividi:

blog comments powered by Disqus