NUOVO RINASCIMENTO

(VAL)ORE

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

Ha suscitato commenti diversi l'appello di tre fitte pagine sulle principali testate per un Nuovo Rinascimento Italiano del presidente di Valcucine Spa*. Comunque la si pensi "creatività, bellezza, ricerca, internazionalizzazione e artigianato" sono voci importanti dell'economia e della cultura del nostro Paese.

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Con tre pagine fitte su grandi quotidiani italiani, Gabriele Centazzo ha fissato i paletti della sua concezione imprenditoriale e ha voluto condividerla con tutti. Come logico e come nelle intenzioni dichiarate dall'autore stesso, il dibattito si è aperto dividendosi in vari fronti.

Non è nelle nostre intenzioni assumere una posizione pro o contro questo o quel politico o istituzione. Ci preme invece condividere a nostra volta alcuni passaggi che sono particolarmente interessanti per affrontare questo non facile momento italiano e che pubblichiamo. Proprio oggi la stampa fotografa la marcia indietro dell'Italia. Dobbiamo ripartire.

«La mia generazione (63 anni) è quella che ha disintegrato l'ambiente, considerandolo un capitale inesauribile da cui prelevare a piene mani, senza rendersi conto che, al contrario, è una risorsa da lasciare alle generazioni future. In pochi decenni, inoltre, abbiamo portato il debito italiano vicino ai 2.000 miliardi di euro, abbiamo messo in piedi un'economia basata sull'aumento infinito dei consumi, in un mondo che ha dei limiti oggettivi, e ci siamo ridotti a "schiavi della finanza".

Come diceva Albert Einstein, "Non si può risolvere un problema utilizzando lo stesso pensiero che l'ha generato", cioè non può essere chi ha generato il problema a proporre la soluzione. Dunque: spazio alle nuove generazioni, che, con la loro creatività, devono reinventarsi il futuro. Un consiglio ai giovani: attenzione a non farvi ingabbiare in "scatole" ideologiche o populiste, inventate dalla mia generazione e ormai del tutto obsolete. È un modo per disperdere in mille rivoli la vostra forza travolgente e poter così continuare a comandare.

Tornando alla metafora della nave: il rischio di affondare costituisce il presente, scegliere la rotta è il futuro. Ma quale rotta scegliere?

In lontananza scorgiamo alcune isole e dobbiamo scegliere dove approdare, per poter offrire possibilità economiche alle generazioni future.

C'è l'isola delle materie prime: per noi non è una buona meta, perché l'Italia ne è praticamente priva.

C'è l'isola della produzione di grandi numeri a basso prezzo, ma non possiamo di certo competere con Paesi nei quali la manodopera costa un decimo e i vincoli ambientali sono quasi nulli.

C'è l'isola della ricerca di base, ma qui di certo non riempiremmo le stive della nostra nave, perché per anni abbiamo investito pochissimo in questo settore.

C'è poi l'isola del divertimento ma lì non si produce reddito per le generazioni future.

Rimane l'isola della creatività e della bellezza.

Per creatività, non intendo quella che scaturisce da progetti pianificati e di lungo periodo come la ricerca di base, nella quale non abbiamo investito. Credo che il nostro Paese possa primeggiare in una forma di creatività spontanea e ingegnosa, fondata sull'intuito del piccolo imprenditore in grado di realizzare brevetti sulla base della capacità di elaborazione del pensiero, dell'intelligenza individuale e dell'esperienza.

(...) Questa forma di creatività naturale, però, si perde se non viene opportunamente stimolata. Per nutrirla è necessario rifondare il nostro modello di istruzione. La creatività si sviluppa all'incrocio tra la strada tecnica e quella umanistica. È solo lì che si può condensare una visione creativa. Le scuole non dovranno essere solo umanistiche o solo tecniche, ma tecnico-umanistiche, perché l'innovazione nasce dall'intreccio di saperi, dalla contaminazione delle pratiche: il grande pittore dispone di pensiero, filosofia, cultura, unita a un'ottima tecnica del disegno e del colore.

La scuola ha anche un altro compito importante che va sviluppato con progetti ad hoc: quello di dare al futuro cittadino i mezzi per continuare a imparare per tutta la vita. E allora deve appassionarlo alla lettura, deve stimolare la sua curiosità, deve sviluppare in lui la capacità di osservazione.

L'altro capitale che troviamo nell'isola verso la quale abbiamo fatto rotta è la bellezza.

Anche qui è fondamentale incidere nei programmi scolastici, inserendo fin dalla prima elementare la storia dell'arte, lo studio degli stili e utilizzare metodi efficaci per stimolare i "sensori" della bellezza, in modo che non si atrofizzino fino ad annullare la capacità di indignarsi di fronte al suo sfregio.
Chi avrà ricevuto quest'educazione si troverà a disagio negli ambienti degradati e farà di tutto per contornarsi di bellezza.

Ho dedicato la mia vita a cercare di capire cos'è la bellezza; ho sempre discusso animatamente con chi dichiara che la bellezza estetica sia un fatto relativo, soggetto alle mode, alla cultura del luogo, etc. Sì, tutto questo è vero, ma è solo lo strato superficiale della bellezza. Esiste una bellezza profonda che è impressa ancestralmente dentro di noi e che ogni uomo possiede. Uno degli elementi di questa bellezza profonda è l'armonia della diversità.

Armonia e diversità sono valori assoluti. Quando pensiamo alla salvaguardia del paesaggio italiano non dobbiamo porci vincoli tali che, se dobbiamo realizzare un cancello, questo potrà essere costruito in un unico modo, ma dobbiamo solo indicare i limiti entro i quali l'oggetto può vivere in armonia con il paesaggio e l'architettura del luogo.

Se vogliamo creare bellezza, non possiamo dissociare diversità e armonia. Perché è così importante salvare la bellezza in Italia? Perché dobbiamo assolutamente recuperare terreno nel terziario, turismo in testa. E come possiamo attirare turisti se non con la bellezza italiana? Nel nostro Paese viviamo circondati da paesaggi, tesori artistici e architettonici di inestimabile valore, ma non esiste una coscienza tale da considerare tutto questo come il principale capitale da lasciare alle generazioni future. Chi lo difende? In ogni paese ci dovrebbe essere un sindaco che sente come compito fondamentale la difesa dell'armonia, ma sicuramente pochi dei nostri sindaci hanno sentito parlare di armonia, di bellezza, di difesa del paesaggio.

Chiedo al Presidente della Repubblica di farsi promotore di una legge che obblighi i candidati al ruolo di sindaco a seguire un corso, con obbligo di frequenza, presso la Facoltà di architettura più vicina al loro paese; può essere un corso intensivo, anche di un solo mese, predisposto appositamente per gli aspiranti amministratori che così imparerebbero un po' di storia del loro paese, ma soprattutto verrebbero istruiti su quelli che sono gli elementi caratterizzanti l'armonia architettonica e paesaggistica del luogo che vogliono governare.

Chiedo, inoltre, a tutte le Università di architettura italiane di partecipare a un grande progetto per aiutare tutto un popolo, carente in gusto e sensibilità, a ritrovare la strada della bellezza assegnando a tutti i futuri architetti, per i prossimi due o tre anni, la seguente tesi: "Ricerca degli elementi di armonia architettonica e paesaggistica del tuo paese o città".

Avremo così migliaia di lavori che, con la collaborazione dei comuni, dovranno poi condensarsi in un libro per ogni paese. Non solo otterremo un testo che i sindaci dovranno imparare a memoria, ma anche un libro da divulgare a tutti gli attori che vorranno costruire o intervenire nella modifica del paesaggio.

Questo programma otterrebbe anche un altro importante risultato: i futuri architetti non seguirebbero più pedissequamente le "archistar" straniere, ma diventerebbero i primi responsabili della difesa della bellezza italiana. Un altro problema italiano è non conoscere le proprie bellezze.

Un amico, l'entomologo Giovanni Onore, che in Ecuador sta portando avanti un progetto di salvaguardia di una foresta primaria sostenuto anche dalla nostra azienda, mi dice sempre: "Si può salvare solo ciò che si conosce". Per questo divide i finanziamenti che ottiene in due parti: una parte la usa per acquisire tratti di foresta da preservare con la Fondazione Otonga e una parte la investe in borse di studio, destinate ai ragazzi del luogo per lauree in materie inerenti la salvaguardia della Natura.

Tutto questo parlare di salvaguardia, non deve far pensare che ciò possa bloccare l'economia. Anzi. Farei ripartire subito l'edilizia mettendo in moto, con appositi incentivi, la messa in sicurezza degli edifici rispetto alla possibilità di scosse sismiche. C'è un lavoro immenso da fare, ma noi aspettiamo sempre.
Facendo ripartire l'edilizia, ripartirebbe l'intera economia.

(...) Dopo aver rinforzato le fondamenta dobbiamo impegnarci a costruire le due colonne portanti della creatività e della bellezza che ci daranno possibilità di lavoro nell'innovazione, nell'arte, nel design, nella personalizzazione con l'artigianalità. In Italia abbiamo una capacità artigianale enorme, non possiamo permetterci di perderla. Servono, però, due azioni del governo: riduzione delle tasse e una semplificazione burocratica profonda e reale...

(...) Nella metafora della nave ho tracciato un ponte tra l'isola della creatività e della bellezza con l'isola della ricerca. Ciò significa che nel nostro Paese dobbiamo far ripartire la ricerca. Senza ricerca non possiamo sviluppare per esempio l'ecosostenibilità, ma saremmo in grado di operare solamente attraverso giochi di marketing o di pennello verde.

Cosa fare concretamente?
Deve avere spazio il merito e, nella ricerca, va premiato con finanziamenti chi sviluppa brevetti nati dall'ascolto delle necessità delle piccole e medie imprese che acquisteranno tali innovazioni aiutando a finanziare i centri ricerca delle Università. Si può fare subito ed è a costo zero».


* Gabriele Centazzo è presidente di Valcucine Spa, azienda impegnata nella realizzazione di prodotti che riducano al minimo la quantità di materia e di energia utilizzata. Per inserirsi con il minor impatto ambientale nel ciclo della Natura, l'azienda sviluppa prodotti riciclabili, facilitando il reimpiego dei materiali dismessi, e durevoli nel tempo, consentendo così una minor produzione di rifiuti. Svolge anche attività culturali e di formazione in merito.


www.valcucine.it

Antonella Cicalò

Pubblicato:

Domenica, 16 Settembre 2012

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