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SUL CARRO DEL SOLE

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

In attesa che la scienza approdi alla “fusione fredda” (a Bologna ci stanno già provando), ci saliranno in parecchi sul "carro solare". Entro tre settimane, anche sotto la spinta del disastro giapponese, è stata promessa una nuova disciplina per quanto riguarda le energie rinnovabili nel nostro Paese. Ma la vera energia dovrà essere quella profusa per capire e agire di conseguenza.

Era marzo, precisamente il 23.3.1989, anche quando gli scienziati Fleischmann e Pons dell’Università di Salt Lake City presentarono il loro esperimento di fusione fredda*. Nel maggio 2008 uno dei padri del nucleare “caldo” giapponese, Yoshiaki Arata, mostrò pubblicamente a Osaka un reattore funzionante con pochi grammi di palladio. Come al solito, scetticismo accademico e convenienze economiche diverse hanno accompagnato questi esperimenti ignorati dai più. Quanti sanno che a Bologna, poche settimane fa, il 19 gennaio, un fisico e un ingegnere hanno annunciato di esser riusciti a produrre quantità enormi di energia a basse temperature partendo da pochi grammi di nichel?
Sergio Focardi, professore emerito di fisica all’Università di Bologna, e Andrea Rossi, ingegnere, hanno riunito in un capannone un gruppo di giornalisti e docenti universitari attorno a un normale banco da lavoro dove alloggia un piccolo macchinario: l’esperimento viene avviato, il macchinario entra in funzione e comincia a produrre energia. 12 kilowattora a fronte di un apporto in ingresso di appena 600 wattora. Quello che sembrava un comune, noioso, esperimento di fisica potrebbe essere la chimera energetica che occupa i sogni degli scienziati che anche in Italia (da Carlo Rubbia a Giuliano Preparata, morto nel 2000 a soli 58 anni, molti con alterne opinioni si sono occupati della cosa). E infatti questo tema - tra fughe e ritirate, anatemi e conversioni - è avvincente come un romanzo a puntate di cui si ignora ancora il finale.
 
Ora il disastro giapponese e la guerra in Libia potranno indurre a riconsiderare l'argomento o almeno a parlarne. Quello che fino a ieri sembrava “più conveniente” si sta rivelando un incalcolabile disastro (fino a 165 mld di euro e il 4% del Pil è il dato di oggi).
 
È di questi giorni la notizia, pubblicata dal Wall Street Journal, non da Greenpeace, che la Tepco rallentò l’immissione di acqua impura per non buttar via un impianto multimiliardario che adesso andrà comunque chiuso. Ed è sempre di questi giorni la notizia della prossima entrata in vigore di centrali termiche dismesse per sopperire al bisogno di energia di Tokyo. Proprio le povere centrali termiche per alimentare le quali non mancherà certo il legno sminuzzato da recupero. Interi territori ne sono coperti!
 
Se la prima necessità è riaffidare l’energia a una ricerca scientifica non sottoposta al puro profitto e la seconda è riconsiderare le tecnologie “povere” e semplici come le uniche possibili in situazioni di emergenza, la terza deve essere necessariamente riappropriarsi della capacità di capire e di decidere da parte dei cittadini. Non partiamo da zero: anche prima della doppia mazzata Tokyo-Tripoli, il comune sentire indicava profondi mutamenti culturali in tema di energie e sostenibilità.
 
La Società di Relazioni Istituzionali e Studi Legislativi (RISL), con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, ha avviatoMOPAmbiente, progetto di monitoraggio delle opinioni degli italiani sui principali temi di rilevanza ambientale. Con il supporto tecnico dell’istituto GfK-Eurisko è stata condotta la 6° rilevazione, “le opinioni degli italiani su ambiente ed energia”. Dai dati si nota un particolare interesse da parte degli italiani per le fonti di energia rinnovabile.
 
Nello specifico, indicano l’energia solare come fonte di energia da incentivare prioritariamente per la tutela dell’ambiente. Alla domanda «per ridurre l’inquinamento le istituzioni dovrebbero incentivare…?» le risposte vedono un 58% di italiani che opterebbe per l’energia solare, il 16% per l’energia eolica e il 9% per l’energia nucleare. Nonostante l’intenzione di tornare al nucleare da parte del Governo, sembrerebbe che gli italiani preferiscano pannelli solari e pale eoliche ai pericolosi reattori nucleari (figurarsi adesso n.d.r.)
 
A dispetto di tutte le recenti questioni politiche, secondo le quali gli incentivi al fotovoltaico graverebbero troppo sulle famiglie italiane (1,70 euro al mese), la ricerca mostra chiaramente che il 76% degli italiani si dichiara disponibile ad accettare aumenti nelle bollette, se finalizzati all’incentivo delle fonti rinnovabili e quindi al contenimento dell’inquinamento. Se non bastasse, il 62% degli italiani si dichiara disponibile a pagare personalmente di più per beni e servizi prodotti in maniera responsabile. La ricerca evidenzia come nonostante le crescenti difficoltà incontrate dalle famiglie nel comporre il proprio budget in tempi di crisi, 3/4 degli italiani confermano grande interesse e coinvolgimento verso i temi ambientali, sensibilità che si traduce essenzialmente nella disponibilità a contribuire in prima persona con aumenti delle bollette a sostegno delle energie rinnovabili e ad acquistare a un prezzo maggiore beni e servizi se prodotti in maniera sostenibile.
 
A condizione di essere rappresentati degnamente, il che è possibile solo se con costanza e umiltà (quella dote civile sulla quale si è commosso il Presidente Napolitano durante la commemorazione dell’Unità d’Italia al Lingott di Torino) ci si informa, da una lato e si fa un’informazione responsabile e completa dall’altro senza trincerarsi dietro all'alibi che «la gente non capisce» o guarda solo le figure, meglio se grandi e a scapito del testo. Solo dopo si potrà scegliere in che mani lasciare l'energia.
 
 
La Fusione nucleare fredda, detta comunemente Fusione fredda o Fusione a freddo (in inglese Cold Fusion, "CF", ma indicata anche come Low Energy Nuclear Reactions, LENR, "reazioni nucleari a bassa energia", o Chemically Assisted Nuclear Reactions, CANR, "reazioni nucleari assistite chimicamente"), è un nome generico attribuito a reazioni di presunta natura nucleare che si produrrebbero a pressioni e a temperature molto minori di quelle necessarie per ottenere la fusione tradizionale per la quale sono necessarie temperature dell'ordine del milione di kelvin e densità del plasma molto elevate.
Beatrice Riganti

Pubblicato:

Lunedì, 21 Marzo 2011

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