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STATO DI GRAZIA

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

Nelle guide turistiche viene segnalato come “Paese della Felicità”. Stiamo riparlando del Bhutan, un piccolissimo stato dell’Asia del Sud situato nella catena himalayana, che si sta avviando alla democrazia all’insegna della sostenibilità e dell'economia etica.


Simile come estensione alla Svizzera, confinante con il Tibet e con l’India, il Bhutan sembra incarnare in ogni abitante i principi del buddhismo, specialmente  nella giusta distanza dalle cose materiali. Qui l’agricoltura è biologica, ogni cittadino ha il diritto costituzionale alla medicina tradizionale, lo Stato si rifiuta di vendere le sigarette perché non vuole capitalizzare sulla morte, le miniere sono chiuse poiché rovinano il paesaggio e il cosiddetto cibo spazzatura (junk food) viene tassato allo stesso modo delle auto di lusso di importazione (almeno questo è il resoconto di Pauli nel suo libro).
 
In Bhutan, la pianificazione dello sviluppo economico in direzione di un'economia etica e della sostenibilità ha imposto indici in grado di valutare sia la crescita monetaria sia quella della “felicità,” tanto che i suoi amministratori preferiscono parlare di Fil (indice di sviluppo della felicità) invece che di Pil. Del resto, se si ragionasse solo in termini di PIL il Bhutan sarebbe uno degli stati più poveri al mondo. Ma il suo popolo preferisce invertire la scala dei valori e mettere al primo posto quelli della serenità e della felicità (con i debiti correttivi il concetto comincia a circolare anche tra gli economisti occidentali). Il Fil infatti, pone la persona al centro dello sviluppo, riconoscendo che l’individuo ha sì bisogni materiali, ma prima ancora spirituali ed emozionali e la ricchezza in sé, allora, deve potrebbe arrecare danni alle tradizioni culturali. E comunque qui, pur avendo poco, nessuno muore di fame, è difficile incontrare per strada mendicanti, indigenti e senzatetto e il tasso di delinquenza e criminalità è decisamente basso.
 
Il Bhutan fa enormi sforzi per perseguire il suo modello e deve molto, secondo i commentatori più entusiasti, all’illuminazione e saggezza dei giovani monarchi tutti orientati, in prima istanza, a salvaguardare la bellezza paesaggistica del territorio, la sua biodiversità, le magnifiche foreste, ogni specie di animale selvatico.
La sanità è gratuita, la scuola (e i libri di testo) anche, l'incidenza dell'Aids e il tasso di suicidi e omicidi registrati sono fra i più bassi al mondo. Anche perché il governo è molto attento a “misurare” e analizzare qualsiasi situazione in modo da risolvere ogni problema il più velocemente possibile e nel modo più indolore: la prosperità, l'ambiente, il benessere mentale, la cultura e la religiosità, la vita sociale, l'armoniosa divisione del tempo fra il lavoro e il resto, tutto viene “misurato” e monitorato periodicamente.
 
Ogni due anni il 12% della popolazione riempie un questionario di ben 70 pagine con domande e quiz di ogni tipo: sulle fonti di stress, il sonno perso nell'ultimo mese, il ricorso al medico, all'astrologo o allo sciamano in caso di malattia, l’alcol bevuto, il karma, la conoscenza dei candidati locali al parlamento, la qualità dell'aria. Quando il sondaggio del 2008 ha segnalato un aumento dei livelli di stress, il ministro ha prontamente reagito. In tutte le scuole è stata introdotta la meditazione per dare ai giovani uno strumento di autocontrollo e relax. E per cinque minuti in ogni classe del territorio si fa silenzio. Poi, però, si fa lezione tutto il giorno in inglese. Recentemente, le autorità hanno chiamato a raccolta i promotori di innovativi progetti di pedagogia provenienti da diverse parti del mondo allo scopo di creare un sistema educativo nazionale basato sui valori dell’ecologia e della consapevolezza.
Anche il famoso economista Jeffrey D. Sachs ha studiato a fondo il sistema bhutanese e ne è rimasto affascinato, tanto da citarlo continuamente - sebbene comprenda poco più di 2.200.000 abitanti - quando si discute sull’estirpazione dei mali prodotti dall’iperconsumismo statunitense e occidentale.
 
Ciononostante, assumere il Bhutan come modello o come “Stato della Gioia” è ancora azzardato. Innanzitutto, l’economia è ancora fin troppo legata a quella indiana, attraverso assistenza ufficiale, legami commerciali e monetari e a “donazioni” di altri Stati.
Sebbene il turismo sia crescente - grazie all’apertura delle frontiere nel 1974 che ha segnato la fine dell’era dell’isolamento e anche per l'artigianato tessile, la cui raffinatezza rasenta la perfezione - l’assistenzialismo dell’India è così marcato da tradursi in una forte influenza geopolitica nei confronti di un territorio attaccato a un area “calda” come quella del Tibet e risulta funzionale anche a monitorare l’espansione cinese. Ombre ancora più pesanti riguardano i conflitti religiosi, l’analfabetismo femminile o l’abbandono scolastico e l’ancora molta alta percentuale di mortalità materna durante la gravidanza, mentre le vedove di origini straniere, nepalesi o indiane, sono discriminate e perdono ogni diritto civile.
 
La strada per la felicità è ancora lunga e irta di ostacoli, ma il principio che non tutto si esaurisce nella tradizionale misura della ricchezza sta facendo proseliti e conquista nuovi traguardi, dando nuovo lustro al diritto alla felicità contemplato anche dalla costituzione degli Stati Uniti.
Berti Ferri

Pubblicato:

Lunedì, 10 Gennaio 2011

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