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SE DAVOS SEMBRA PORTO ALEGRE

Categoria // Etica, Economia

A Davos, in Svizzera, si sta svolgendo il Forum Economico Mondiale (presenti 345 esponenti del mondo politico, associativo e accademico). Invece a Porto Alegre, si è appena chiuso il Forum Sociale Mondiale, nato in Brasile nel 2001 per riunire i rappresentanti della società esclusa proprio dal World Economic Forum elvetico e discutere le alternative economiche per lo sviluppo sostenibile. Diseguaglianze, sviluppo sostenibile, energie rinnovabili, povertà e tutela degli ultimi sono entrati a pieno titolo nel dibattito economico internazionale.

Davos è sottozero, a Puerto Alegre si boccheggia a 35 gradi, eppure la temperatura sembra essere stata la più vistosa delle differenze. Non è un paradosso. Le analisi previsionali dei sostenitori dello sviluppo sostenibile coincidono infatti con le problematiche sollevate dai partecipanti al simposio economico mondiale che una volta all’anno si riunisce a Davos.
Non possiamo qui esaurire il dibattito su come imboccare la strada verso lo sviluppo sostenibile o se la tecnologia salverà o meno il capitalismo: da Max Weber a Emanuele Severino il dibattito è aperto e complesso.

Qui vogliamo solo riportare in estrema sintesi alcuni spunti che i massimi esperti interpellati hanno messo all’ordine del giorno nei loro interventi, a partire da una considerazione: il divario tra ricchi e poveri spinge tutti al disastro mentre la cultura, la formazione e la cura della persona e dell’ambiente non sono più utopie per anime belle, ma ricette economiche che cominciano a delinearsi come le uniche possibili.

Ecco allora l’ex ministro del tesoro di Bill Clinton, l’economista americano Lawrence Summers che ritiene non sufficiente la pura innovazione tecnologica e la flessibilità del mercato del lavoro. Lo dimostra con un esempio semplice relativo al prezzo dei televisori di ultima generazione i cui prezzi sono scesi di tre-quattro volte senza creare posti di lavoro. Perché? Perché è assai improbabile che un consumatore acquisti tre o quattro apparecchi solo perché costano neno. Al contrario, ha additato settori meno tecnologici, ma più redditizi nell’immediato futuro come la cura della persona, i centri benessere e i servizi socio-sanitari. 

Sul fronte della cultura e della formazione. Felipe Vergara, colombiano fondatore dell’impresa sociale Lumni, con dipendenti tra la sede di Bogotà e le filiali in Messico, Cile e Stati Uniti, ha presentato la sua iniziativa che ha permesso già a 216mila ragazzi di emanciparsi con corsi di studio completati con successo. Il sistema funziona così: Lumni riceve finanziamenti e donazioni da parte delle imprese per sostenere gli studi di giovani promettenti cui viene erogato un prestito all’inizio del percorso universitario. Subito dopo la laurea il giovane inizia a restituirlo in tempi e quote prefissate. Dopodiché il debito si considera comunque estinto.

Sul microcredito è intervenuto anche il Nobel per la pace 2006 Muhammad Yunus, la cui Grameen Bank, fondata in Bangladesh, è ormai una realtà internazionale consolidata nella sua modalità di accettare solo depositi e di erogare credito solo ai poveri che vogliono inventarsi un lavoro.
La sua analisi è che quando l’economia cresce la parte del leone tocca ai soggetti economicamente forti, quando l’economia è in crisi il peso si scarica sui soggetti deboli. Ciò fa sì che gli esclusi rifiutino la società che genera tali ingiustizie, aumentando da un lato le tensioni sociali e dall’altro sottraendo potenziali risorse. Anche Yunus fa un esempio semplice: se gli indigenti (3,5 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale) potessero comprarsi una camicia all’anno e un paio di scarpe ogni due la recessione sparirebbe.

Sulla stessa linea Angel Gurria, segretario dell’Ocse, che a proposito di Indignados e Occupy Wall Street rileva il problema morale, politico ed economico dell’aumento della disuguaglianza, della bassa crescita e della disoccupazione che formano una miscela esplosiva. Rendendo vulnerabile una parte di popolazione esclusa dal mercato si generano effetti negativi su consumi e investimenti, è la sua conclusione. 

Altri, come Niall Ferguson, professore di storia economica e finanziaria, più che sulla critica alla disuguaglianza punta alla mobilità sociale di  cui il motore più potente è l’educazione su cui è necessario puntare risorse e investimenti.
Per contro, secondo l’ex ministro delle finanze russo Aleksej Kudrin, nelle aree in controtendenza come l’Asia, in cui le disuguaglianze (misurate secondo l’indice di Gini) stanno diminuendo, si sta formando unamiddle class del tutto nuova da analizzare.
Anche le donne hanno fatto sentire la loro voce: Yingluck Shinawatra, giovane primo ministro thailandese, ha annunciato il varo di uno speciale fondo per contrastare la prostituzione delle bambine (fiorente industria mondiale alimentata anche dall’esteso fenomeno del turismo sessuale praticato dai nostri connazionali). I soldi verranno spesi per migliorare l’educazione, informare sulle malattie a trasmissione sessuale e studiare e attuare interventi legislativi di tutela.

Sul fronte delle energie rinnovabili si è pronunciato Felipe Calderon, presidente messicano che ha illustrato al forum la politica energetica del suo Paese. Il governo di Città del Messico finanzia quasi totalmente le famiglie che sostituiscono elettrodomestici e apparecchi obsoleti con altri a risparmio energetico. Inoltre interviene per abbassare il prezzo di gas e petrolio quando sono troppo alti ma, qui sta la novità, il governo deve intervenire anche quando è troppo basso per evitare che i carburanti sotto costo spingano consumatori e imprese ad abbandonare le  energie rinnovabili (sole, vento, acqua).

Da ultimo il segnale che viene dall’Unione Africana: Alpha Condè, presidente della Guinea, ha annunciato che tutti gli Stati membri, con l’eccezione del Marocco, stanno lavorando a un progetto di integrazione dei mercati che prevede la designazione di tre ministri panafricani per l’energia, le infrastrutture e il commercio. 
Forse l’obiettivo verso il quale l’Europa sta convergendo a fatica e in ordine sparso, sarà più rapidamente raggiunto dal Continente Nero, se saprà fare tesoro e imparare dai nostri errori.

Antonella Cicalò

Pubblicato:

Lunedì, 30 Gennaio 2012

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