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QUATTRO CONTI

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

Già prima del disastro di Fukushima l’industria nucleare era oggetto di una battuta d’arresto mondiale. Lo sostiene il nuovo rapporto del Worldwatch Institute, Nuclear power in a post-Fukushima world - After the Chernobyl accident, 25 Years, che delinea un quadro preoccupante per un settore in via di obsolescenza e arretrato rispetto alla concorrenza delle energie rinnovabili. Che in Italia però non hanno vita facile come dimostra la controversa accoglienza del Quarto Conto Energia.

Le conclusioni dell’indagine, commissionata prima del terremoto giapponese e dunque ancora più eclatanti, sono chiare: gli aumenti annuali della produzione di energia rinnovabile hanno superato i nuclear start-upse non da ora, ma da 15 anni.
 
Negli Usa la quota di energie rinnovabili aggiuntive è passata dal 2% del 2004 al 55% nel 2009, senza alcuna aggiunta di energia nucleare. Nel 2010, per la prima volta, in tutto il mondo l'energia installata con eolico, biomasse, energia da rifiuti ed energia solare ha superato la  capacità nucleare installata. Nel 2010, gli investimenti totali nelle tecnologie delle energie rinnovabili sono state stimati ben 243 miliardi dollari.
 
Il Wwf commenta i dati del rapporto concludendo che l'energia atomica ha iniziato la propria parabola discendente già dal 1980. Nel 1990 per la prima volta il numero di reattori arrestati ha superato il numero di avviamenti fino ai dati  più recenti: all'aprile 2011 risultano in funzione nel mondo un totale di 437 reattori nucleari per 30 Paesi, 8 in meno rispetto al massimo storico del 2002. Nel documento si legge che nel 2009 gli impianti hanno prodotto 2558 TWh, registrando un calo di 103 TWh (circa il 4%) dal 2006 (mentre dal 1986 il nucleare ha ricevuto finanziamenti pubblici 5 volte maggiori rispetto alle rinnovabili per il settore Ricerca e Sviluppo).
 
Il presidente del Worldwatch Institute, Christopher Flavin, commentando i dati del rapporto ha detto: «Nonostante i titoli delle news Usa spesso suggeriscano che è in corso un rinascimento del nucleare, c'è stata una grande sopravvalutazione anche prima del disastro del Giappone che ha reso inevitabile per governi e imprese la revisione dei piani di costruzione di nuove centrali nucleari». Come già l’incidente di Three Mile Island (che ha causato una rivalutazione delle norme della sicurezza incidendo fortemente sui costi e arrestando di fatto la costruzione di nuove centrali negli Usa) anche il disastro Fukushima è una storica battuta d'arresto che cade in un momento particolarmente critico da parte dei consumatori verso questa forma di energia.
 
Il Wwf, che ha ripreso e rilanciato lo studio in Italia, sottolinea che «Secondo lo studio del Worldwatch Institute, in calo il numero di reattori ed elettricità prodotta nonostante i soldi pubblici spesi per la ricerca siano ben 5 volte maggiori di quelli destinati alle rinnovabili per il settore ricerca e sviluppo».
 
In Italia il compromesso raggiunto dopo duri attacchi reciproci tra i ministeri interessati (leggi Romani e Prestigiacomo) con la firma del decreto ministeriale che avvia il Quarto Conto Energia ha lasciato molti insoddisfatti (anche se va ricordato che l’Italia applicava un meccanismo di autocertificazioni e incentivi che andava disciplinato e sanzionato in quanto non privo di  pratiche poco trasparenti e abusi).
 
Per Legambiente, se pur è stato fatto un passo indietro rispetto all’idea di cancellare o ridimensionare le energie alternative in Italia (in particolare il fotovoltaico) si resta ancora in attesa dell’approvazione di decreti attuativi per le altre fonti pulite. Bocciatura anche da parte del Wwf, che non concorda sulla necessità di procedere per porre un tetto allo sviluppo delle rinnovabili in Italia senza costruire invece un percorso di agganciamento degli incentivi ai costi reali, nel quadro di una Strategia Energetica nazionale.
Secondo Confartigianato lo scetticismo per le rinnovabili è dannoso per le piccole e medie imprese e aumenta la dipendenza verso l'estero. Al momento quella italiana è dell'85,4%, oltre trenta punti più alta della media europea (54%). La Germania, Paese manifatturiero come l'Italia, ha una dipendenza del 60,9% mentre quella della Francia si ferma al 51,2% e quella del Regno Unito al 26,1%.

A febbraio 2011 il deficit della bilancia commerciale per la parte energia era di 55,4 miliardi in aumento del 32,1% sul febbraio 2010 (72,9 miliardi di importazioni a fronte di 17,5 miliardi di esportazioni nel febbraio 2011). Inoltre e imprese italiane pagano l'energia elettrica il 29,6% più della media delle imprese europee e proprio la bolletta dell'energia elettrica è la più più pesante e rende le nostre aziende meno competitive.

In particolare la Confartigianato segnala come l'aumento del prezzo del petrolio si accompagni a quello delle materie prime non energetiche(+39,4% a marzo su base annua) con forti ripercussioni sui costi degli settori manifatturieri (nel primo trimestre la quantità importata dalla Libia è crollata del 51,6% su base tendenziale mentre quella proveniente dalla Russia ha avuto un balzo, sempre su base tendenziale del 38,5%).
 
Per informazioni:
Andrea Santillana

Pubblicato:

Lunedì, 09 Maggio 2011

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