Utilizziamo i cookie per migliorare la vostra esperienza di navigazione.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Questo sito usa cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy.

Qui sotto trovi l’informativa completa e le indicazioni per disattivare o rimuovere i cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

Cookie

I cookie sono stringhe di testo che raccolgono e memorizzano informazioni sulla navigazione per essere poi ritrasmessi alla successiva visita da parte dell’utente.

I cookie si distinguono in tecnici e di profilazione, e in cookie di prime parti e di terze parti, a seconda del soggetto che li installa.

Cookie tecnici

I cookie tecnici servono per “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente di erogare tale servizio” (cfr art. 122 comma 1 del Codice della privacy) e possono essere di navigazione, analitici e di funzionalità.

Per questa tipologia di cookie NON è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di profilazione

I cookie di profilazione sono utilizzati per la trasmissione di messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di terze parti

I cookie di terze parti sono quelli istallati per conto del gestore del sito da siti differenti.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

I cookie installati da questo sito.

Il sito ha al proprio interno i seguenti cookie:

Per disattivare, rimuovere o bloccare i cookie è possibile ricorrere alle impostazioni del browser, secondo le loro indicazioni:

Microsoft Windows Explorer

Google Chrome

Mozilla Firefox

Safari

Opera

PER UN PUGNO DI COMPAGNIE

Categoria // Etica, Economia

Una ricerca svizzera ha mappano la rete delle relazioni tra i grandi gruppi con questo risultato: meno di 150 multinazionali dettano le regole del mercato mondiale. Quale economia sostenibile può crescere allora? Eppure, come si vede, il gigantismo è a rischio naufragio. Dopo la sobrietà è forse il caso di rivalutare anche un po’ di umiltà.

Non solo la concorrenza e la finanza, ma interi Stati sono ormai “ostaggio” di banche e multinazionali (spesso operanti nei servizi, neanche nell’economia reale) che ne influenzano la stabilità. Lo dice una ricerca dell'Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo dal titolo significativo "La rete globale del controllo societario". Ne emerge che 147 imprese nel mondo sono in grado di controllare il 40% di tutto il potere finanziario*. Al piede vi segnaliamo il sito che vi consigliamo caldamente di consultare per l’efficacia della rappresentazione grafica di questa mappa del potere.

Lo studio è stato pubblicato da New Scientist e prende in esame le connessioni fra 43.060 multinazionali evidenziando un piccolo gruppo di 1.318 società transnazionali (la cui punta di diamante sono proprio le 147) che esercita un potere definito sproporzionato dagli stessi relatori, sull'economia globale. E ritornano Goldman Sachs, Barclays Bank e JPMorgan, anche se sono solo alcuni dei nomi delle corporation, quasi tutte finanziarie, che figurano ai primi 20 posti della "mappa del tesoro". 

L’analisi è lucida e niente affatto ideologica (non concede nulla per intenderci alle tesi complottiste su grandi vecchi, gnomi zurighesi, burattinai massoni e via elencando). Si basa invece esclusivamente sui dati statistici intrecciando metodicamente modelli matematici con un database delle aziende mondiali (Orbis 2007 è un sistema che fornisce informazioni finanziarie in tutto il mondo**). Si compone così la trama delle reti di relazioni e partecipazione che costituiscono nodi di potere sui mercati globali. Alla, come dire, luce del sole.

Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston, i tre estensori dello studio, hanno specificato che tali collegamenti tra compagnie possono risultare addirittura vantaggiosi per la stabilità dell'intero sistema, in una prima fase di crescita economica. Ma in tempi di crisi come gli attuali, però, queste stesse possono risultare molto pericolose perché, concentrando tanto potere, si rischia che il collasso di una sola compagnia si ripercuota catastroficamente sull’economia del pianeta, mettendo a rischio anche qualsiasi alternativa di economia etica e sviluppo sostenibile. 

Le Istituzioni a loro volta tentano di diversificare il rischio 
stipulando contratti con soggetti diversi, ma con questa pratica si espongono a loro volta a un possibile contagio su più fronti allo stesso tempo, li espone al contagio. “In una situazione così interrelata, connotata da forti rapporti di proprietà, il rischio di una contaminazione a catena è dietro l'angolo" annota la ricerca.

Per quanto riguarda l'Italia, tra i primi 50 gruppi di controllo c’è Unicredito Italiano Spa, mentre lo studio effettua uno screening della struttura del gruppo Benetton che mostra le diramazioni del controllo della capogruppo alle consociate a livello internazionale. Sviluppo sostenibile e finanza etica hanno qualche possibilità in questo contesto?

Lo studio cita anche Comunione e Liberazione che opera in un settore in cui il dibattito per individuare una finanza che non confligga coi principi è molto vivo. Gli uomini si ammalano di gigantismo e sbagliano, mettendo a rischio anche i migliori progetti. Lo si è visto con il San Raffaele di Milano, lo si vede in queste ore con il naufragio dell’ammiraglia della Costa Crociere che ha tragicamente accumunato  vacanzieri e disperati in uno sbarco di fortuna. Oltre alla sobrietà, anche l’umiltà è virtù da riscoprire al più presto. 

*http://www.tumblr.com/tagged/istituto-federale-svizzero-di-tecnologia

** http://www.bvdinfo.com/Products/Company-Information/International/Orb

Antonella Cicalò

Pubblicato:

Lunedì, 16 Gennaio 2012

Condividi:

blog comments powered by Disqus