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FINANZA ETICA

NON CON I MIEI SOLDI

Categoria // Etica, Economia

Ricordate “Not in my name”, la campagna lanciata al tempo dell'intervento iracheno? Nel tempo è passata a significare il dissenso nei confronti di operazioni dalle quali intendiamo dissociarci pubblicamente. Ora questa presa di distanza è stata rilanciata a proposito della crisi finanziaria dalla Banca Popolare Etica al Festival Internazionale di Ferrara.

NON CON I MIEI SOLDI

Si chiama "Non con i miei soldi" la campagna di Banca Popolare Etica in collaborazione con l’Associazione di promozione sociale (Arci) ha avviato al convegno del 2 ottobre scorso a Ferrara dal titolo “Oltre la crisi internazionale: le proposte della finanza etica”.

Ugo Biggeri, presidente del primo gruppo bancario italiano interamente dedito alla finanza etica, con Peru Sasia, direttore di Fiare (Fondazione spagnola per l'investimento e il risparmio responsabile) e Katharina Beck, direttrice dell'Institute for Social Banking hanno fatto il punto su come affrontare e superare l'attuale crisi finanziaria (che è anche crisi economica, sociale e culturale). Partendo dall'analisi di Luciano Gallino nel suo libro* tratteggiano il quadro della situazione attuale.

Con la complicità di una politica sempre più remissiva i mercati finanziari sono cresciuti in modo abnorme. Trenta anni fa le attività finanziarie avevano un valore all'incirca equivalente al PIL del pianeta. Nel 2007 erano quadruplicate: per ogni euro prodotto dal lavoro e dal commercio erano in circolazione quattro euro di debiti, crediti e scommesse finanziarie.

Ancora più grave è la situazione se si considera il sistema finanziario "ombra": in esso circolano miliardi di prodotti finanziari derivati scambiati privatamente e non in mercati borsistici trasparenti. Nel 2007 l'ammontare di questi derivati trattati over the counter era stimato per un valore pari a 12,6 volte il PIL del mondo

L'egemonia della finanza sull'economia reale sono sotto gli occhi di tutti: dagli anni Ottanta in poi il 10% della popolazione mondiale si è arricchito in modo spropositato, mentre il restante 90% ha dovuto far fronte a redditi sempre più stagnanti per il presidente di Banca Popolare Etica ed Etica sgr Ugo Biggeri.

Per uscire da questo stato di sudditanza occorre a partire da una regolamentazione più stringente, dal contrasto ai paradisi fiscali e dall'introduzione di una tasse sulle transazioni finanziarie (la cosiddetta Tobin Tax) che argini la speculazione senza danneggiare gli investimenti in economia reale.

La finanza etica chiama anche direttamente in causa i cittadini, spesso – oltre che vittime – complici inconsapevoli della crisi. Quando sottoscriviamo un prodotto finanziario - anche un semplice conto corrente o un fondo pensione - guardando solo al rendimento senza chiederci come i nostri soldi saranno utilizzati, accettiamo di essere parte del sistema che ha condotto l'economia globale in questo stato.

In tal senso informarsi e diventare responsabili e consapevoli è indispensabile per acquisire il diritto di dire “non con i miei soldi”. Basta pensare all'Islanda che in pochi anni, con una terapia economica che ha tenuto conto delle persone e non solo dei numeri, si riaffaccia oggi, a due anni da tracollo, sulla scena dell'euro più sana e forte.

Peru Sasia, direttore di Fiare, ha sottolineato come in Spagna e negli Usa migliaia di persone (gli indignados) si sono mobilitati nella richiesta di una politica più responsabile, di un'economia più equa e di una finanza che non sia solo a vantaggio di pochi, ma che offra risorse per l'economia reale.

Per Paolo Beni, presidente di Arci,  se gli speculatori decidono quali economie salvare e quali affondare, si attacca la sovranità degli Stati e quindi le stesse democrazie.

In Europa (ma non solo) l'unica vera autorità sembra ormai essere la Bce. È la Banca centrale europea a indirizzare i governi che sembrano essere sempre più condizionati dal potere finanziario di qua e di là dell’Atlantico. Eppure bisognerà mettere mano a nuovi modelli, cambiare rotta, e puntare verso un diverso modello di sviluppo improntato alla riconversione sostenibile dell'economia, alla qualità e alla compatibilità delle attività produttive con lo sviluppo a misura d'uomo, ai beni pubblici e sociali. Se non riusciremo a farlo, la barca farà naufragio in un mare di "non si può".

* Luciano Gallino, Finanzcapitalismo, Einaudi

Beatrice Riganti

Pubblicato:

Lunedì, 03 Ottobre 2011

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