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TERREMOTO IN EMILIA

MERLI DI IERI, MERLI DI OGGI

Categoria // Studi & Tendenze, Economia

Dalla legge Merli per la tutela delle acque, nel lontano 10 maggio 1996, ai crolli delle torri emiliane di oggi un lungo filo di depotenziamenti, raggiri, condoni e rinvii ha portato il nostro Paese sull'orlo del fallimento territoriale di cui le pericolanti torri merlate dell'Emilia sono un simbolo esemplare.

MERLI DI IERI, MERLI DI OGGI
Tutto questo ci è costato 147 miliardi di euro contro i 25 stimati all'epoca da Bertolaso e i 40 di Clini oggi per mettere in sicurezza il Paese. Non è che i merli siamo noi?

Fino a che il terremoto ha colpito aree depresse o non intensamente industrializzate come l'Irpinia e il Friuli, e la stessa L'Aquila, il danno è stato metabolizzato nel silenzio e talvolta - come nell'ultimo caso abruzzese – in mille speculazioni e polemiche. Questa volta è diverso, perché in Emilia l'industria è ben viva e anche l'agricoltura, l'agroalimentare e il turismo sono gestiti con criteri imprenditoriali.

Appare così ancor più macroscopica la differenza tra il costo per mettere in sicurezza il territorio e i beni culturali (impresa che avrebbe comunque reso in termini di lavoro e ritorno in indotto) e l'attuale mazzata economica che rischia di compromettere uno dei distretti produttivi più importanti d'Italia.

Diamo la parola agli autori di un recentissimo saggio, Silvio Casucci e Paolo Liberatore del Centro ricerche e studi sui problemi del lavoro, dell'economia e dello sviluppo (CLES), pubblicato* il 29 maggio scorso: Una valutazione economica dei danni causati dai disastri naturali, dove oltre all'impatto sulla vita e la salute degli uomini è stata considerata la distruzione di strutture e infrastrutture sia per frane e alluvioni che per eventi sismici.

Citiamo alcuni brani relativi ai terremoti:
Costi associati agli eventi sismici
«L'elevato rischio sismico che caratterizza l'Italia è legato alla posizione della nostra penisola, situata lungo la zona di convergenza tra la zolla eurasiatica e quella africana e dunque sottoposta a continue spinte compressive e ad accavallamenti.

Il sito istituzionale della Protezione Civile fornisce alcuni dati significativi: in 2.500 anni, sul territorio italiano si sono verificati oltre 30.000 terremoti, di cui 560 di intensità e magnitudo rilevanti (oltre l'ottavo grado della scala Mercalli); solo nel secolo scorso (1900-2000) sono stati registrati 7 terremoti con effetti classificabili tra il decimo e l'undicesimo grado della scala Mercalli; ed è nota, a inizio del XXI secolo, la gravità dell'evento sismico che ha colpito il territorio aquilano nell'aprile 2009, con oltre 300 morti e danni ingentissimi ad abitazioni, infrastrutture e, più in generale, all'intero sistema economico e sociale della provincia.

Dal 1860 sino al 2010, infatti, sono stati rilevati in Italia almeno 43 terremoti che hanno causato perdite di vite umane, per un totale di oltre 164.000 vittime in circa 150 anni: ne deriva una media, sui 150 anni, pari a oltre 1.000 morti/anno.

Tuttavia, ben 150.000 di tali decessi (oltre il 90%) sono stati registrati in occasione di due soli terremoti: quello cioè che sconvolse le aree di Messina e Reggio Calabria nel 1907 provocando 120.000 vittime, e quello che, dopo soli 8 anni, rase al suolo la zona di Avezzano, in Abruzzo, provocando il decesso di 30.000 persone circa. Di conseguenza, a seconda che il periodo considerato come "campione" contenga o meno gli anni 1907 e 1915, il parametro relativo al numero medio di morti anno cambia di oltre un ordine di grandezza.

Per motivi sia di cautela che di coerenza metodologica con i valori proposti per frane e alluvioni, si ritiene opportuno fare qui riferimento al periodo 1950-2009 senza dunque considerare i due valori outlier (in statistica, valori anomali e aberranti, n.d.r.) ora indicati; nei 59 anni così considerati, sono stati registrati 15 terremoti con decessi, per un totale di 4.665 decessi (in media, dunque, circa 79 l'anno).

Senza considerare i feriti (ovviamente molto numerosi, per i quali tuttavia non si dispone di informazioni affidabili) e facendo riferimento al valore del VOSL (Value Of Statistical Life) già applicato per frane e alluvioni, si perviene così a una stima del danno medio annuo alla salute dell'uomo associato al rischio sismico in Italia pari a 118,6 milioni di euro; non considerando i feriti, si tratta ovviamente di una stima significativamente approssimata per difetto.

Per ciò che riguarda invece la valutazione dei danni alle cose (strutture e infrastrutture) associati ai terremoti, un dato di riferimento autorevole è ricavabile da un recente approfondimento sul rischio sismico redatto direttamente dal Dipartimento della Protezione Civile (settembre 2010). In particolare, nel documento si specifica come "[...]I terremoti che hanno colpito la penisola hanno causato danni economici consistenti, valutati per gli ultimi quaranta anni in circa 135 miliardi di euro [a prezzi 2005], che sono stati impiegati per il ripristino e la ricostruzione post-evento. A ciò si devono aggiungere le conseguenze non traducibili in valore economico sul patrimonio storico, artistico, monumentale. [...]".

Attualizzando tale valore, si ottiene un valore orientativo complessivo dei danni causati da eventi sismici in Italia pari a circa 147 miliardi e, di conseguenza, un valore medio annuo pari a 3.672 milioni di euro/anno». (nel sito al piede è possibile consultare dati e tabelle completi).

Si tratta di tantissimi soldi, a fronte della stima di 20-25 miliardi di euro che l'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso stimava necessari per mettere in sicurezza tutto il Paese dopo la tragedia de L'Aquila.

In confronto sono pochi anche i 41 miliardi di euro (e i quindici anni di tempo) stimati in questi giorni dal ministro dell'ambiente Clini. Lavori indispensabili che potrebbero creare lavoro, oltre a salvare vite e beni culturali che a loro volta creano un indotto economico virtuoso. Già sono partite le eterne giaculatorie, recriminazioni e promesse di "mai più". Tra i merli che cadono ci siamo anche noi.

Per approfondimenti:
http://www.eddyburg.it/article/articleview/19070/0/420/
Beatrice Riganti

Pubblicato:

Lunedì, 04 Giugno 2012

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