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IT'S THE ECONOMY, STUPID!...

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

... (Bill Clinton vs George W. Bush, 1992) or… it’s a stupid economy? Nel 1997 un’apposita commissione delle Nazioni Unite pubblica il Report of the World Commission on Environment and Development: Our Common Future, la cui risoluzione finale recita così: «We are unanimous in our conviction that the security, well-being, and very survival of the planet depend on such changes, now» introducendo per la prima volta il concetto di “sviluppo sostenibile”**.  

Sei anni dopo, nel 2003, Robert Engle, professore della New York University e Clive W.J. Wranger, professore dell’Università della California di San Diego, vengono laureati con il premio Nobel per l’Economia per Methods of analyzing economic time series with time-varying  volatily (ARCH)
In realtà, attraverso il loro lavoro congiunto, vengono poste le basi scientifiche per lo sviluppo dei famigerati CDS (Credit Default Swap).
 
Adesso ci potremmo chiedere: che cosa c’entra lo sviluppo sostenibile con i CDS? C’entra eccome.
I  laureati in Economia  appartenenti alla mia generazione (baby boomers) sono stati a lungo tormentati dalla fondamentale equazione di equilibrio dell’economia di lungo periodo:
 
R = I, ovvero Risparmio = Investimento
 
Il che prima, ancora di esprimere una legge della macroeconomia, esprime una legge della microeconomia (domestica) che ogni buon padre di famiglia ha applicato: nel lungo periodo si può investire solo ciò che si è risparmiato.
 
La trovata dei CDS che cosa ha sostanzialmente determinato? Che, attraverso la “pacchettizzazione” dei certificati di credito e la loro successiva moltiplicazione (quante volte, figliolo?) abbiamo modificato l’equazione del bilancio nel modo seguente:
 
I = Rn, dove la dimensione di “n” è sconosciuta …
 
In pratica, abbiamo impegnato in impieghi di lungo termine una quantità di denaro ben superiore a quanto fosse lo stock di risparmio disponibile, indebitando di fatto le generazioni future e tradendo un altro principio etico fondamentale su cui si basa la nostra società: è quello che stabilisce che il “debito generazionale” che abbiamo contratto nei confronti dei nostri genitori nascendo, lo assolviamo restituendo un mondo migliore ai nostri figli.
 
Il Living Planet Report 2010 pubblicato dal WWF chiarisce come, nel 2030 occorrerà una seconda Terra per fare fronte al ritmo attuale di consumo delle risorse**.
 
Non voglio indugiare sulle ragioni sociologiche che hanno portato l’umanità a divenire così miope (qui preferisco l’inglese short-sighted); ognuno giudichi per sé, anche se credo che noi italiani, in quanto a vista corta e totale disinteresse o sfiducia per il futuro, non siamo secondi a nessuno. Qui mi limito solo a dire che questo approccio da dancing orchestra on sinking Titanic va solo bene su un transatlantico che affonda e che se amiamo i nostri figli davvero è tempo di cambiare!  Perché uno sviluppo sostenibile non è solo utile, ma è assolutamente necessario.  
 
Vanno ritrovate le ragioni di uno sviluppo commisurato all’uomo, alla sua finitezza, ma soprattutto a una visione che parta dal principio che viviamo in un sistema biologico e sociale dove tutto è interconnesso e che il rischio di una partita a somma zero è troppo elevato per tutti i giocatori per giocarlo fino alle sue potenziali estreme conseguenze.
 
*Managing Partner & Founder GEMS Consulting s.r.l.
 
**Per chi fosse interessato:
Marco Saltalamacchia, Managing Partner & Founder GEMS Consulting S.r.l.

Pubblicato:

Giovedì, 11 Novembre 2010

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