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DANNO AMBIENTALE

IL LAND GRABBING

Categoria // Etica, Economia

Le potenze mondiali non conquistano più le terre con gli eserciti e le armi: oggi, infatti, basta comprarle da governi cui poco importano le sorti del proprio ambiente-territorio o dell'economia etica.

IL LAND GRABBING

Si chiama land grabbing (traducibile con “rapina della terra”). Lo praticano non solo gli Stati occidentali, ma anche Cina, Brasile, Russia e India e, soprattutto, i grandi colossi bancari e le multinazionali che sono alla ricerca di terre per produrre cibo a costo più basso per garantire sicurezza alimentare ai propri cittadini o vendere sul mercato globale. A farne le spese rimangono i contadini e le terre in cui vivono da secoli e che ne garantivano fino a ieri sopravvivenza e diritti fondamentali, purtroppo quasi mai scritti e regolamentati.

A causa dell’esaurimento delle materie prime e dei danni ambientali procurati in alcune aree del pianeta dall’inquinamento, grazie alla complicità delle autorità locali allettate dalla possibilità di incassare contratti milionari, si sta assistendo a una nuova colonizzazione attraverso la svendita delle terre in barba a qualunque economia etica.

È il caso, per esempio, della coreana Daewoo che prima del golpe militare in Madagascar aveva firmato un accordo della durata di 99 anni per sfruttare metà del territorio coltivato malgascio per la produzione di mais e olio di palma (coltura già di per sé poco rispettosa dell’ambiente).

In Tanzania, invece, la gente dei villaggi, per affittare un acro di terra, paga tra 250mila e due milioni e mezzo di scellini locali annui (da125 a 1.250 euro), ma per produrre biocarburanti, gli investitori stranieri starebbero facendo incetta delle stesse terre al prezzo di soli 700 scellini ad acro (0,35 euro).

L’Etiopia, dove tredici milioni di persone dipendono dagli aiuti internazionali, è stata presa d’assalto da società agro-alimentari o produttrici di biocarburante indiane, saudite, cinesi.

Gli ugandesi, invece, sono stati costretti ad abbandonare le loro case per far posto alle piantagioni estensive, in Honduras sono state smantellate le cooperative di agricoltori, in Guatemala la spinta a moltiplicare la produzione di biocarburanti ha portato a triplicare l'area destinata alla solita palma da olio.

Nell'Amazzonia peruviana sono in corso più di 50 progetti energetici. Le concessioni per lo sfruttamento del petrolio e del gas coprono gran parte del territorio del polmone verde del mondo; più di 10 milioni di ettari sono stati assegnati all'uso minerario; quasi 8 milioni alle società che trasformano essenze anche pregiate e rare in parquet. Anche il nuovo Sud Sudan è stato preso di mira: in particolare per ricavare biofuel e legname.

Il land grabbing è un fenomeno in crescita esponenziale, di cui ci è accorti, come al solito, troppo tardi. Se non si ascolteranno i campanelli d’allarme dell'economia etica (che curiosamente sono risuonati non solo a Porto Alegre, ma anche a Davos) si stima che, in dieci anni, 203 milioni di ettari saranno acquistati (ceduti) o affittati con contratti a lunga scadenza (fino ai 99 anni): una superficie pari a 7 volte quella dell’Italia, oltre 20 volte quella delle nostre terre coltivabili e all’incirca pari alle dimensioni dell’Europa nord-occidentale.

Le conseguenze, però sarebbero drammatiche anche dal punto di vista ecologico e sociale. Da un lato il danno ambientale, dall’altro quello alle popolazioni contadine subordinate e malpagate con conseguente migrazione verso le città, in cerca di lavoro.

Eppure, ed è forse ancora più scandaloso, l'80% delle terre così accaparrate rimane per ora inutilizzato, mentre la malnutrizione è un fenomeno costante, quando non in crescita a causa del cambiamento climatico.

Eppure, contrariamente a ciò che comunemente si crede, l’Africa è un continente ricchissimo di risorse naturali e minerarie. Economisti di fama mondiale sostengono che circa il 30% delle riserve minerarie e metallifere del pianeta si trovino in questi territori. Negli ultimi anni, il rinvenimento di grandi giacimenti petroliferi e di metalli rari indispensabili nella produzione dei prodotti tecnologici, ha portato a intensificare la presenza nell’area africana, anche a causa della forte instabilità del Medio Oriente.

Per fare un esempio noto anche al grande pubblico il fenomeno dei blod diamond (diamanti insanguinati). Nonostante le politiche di contrasto gli estrattori di queste pietre preziose ancora sovvenzionano eserciti irregolari di mercenari per controllare il territorio in cui operano le compagnie minerarie.

Non fa eccezione il settore biotecnologico
, farmaceutico e cosmetico. Nonostante la convenzione sulla biodiversità dell'ONU approvata nel 1992 con cui si riconosce agli Stati la piena sovranità sulle risorse naturali presenti sui propri territori – si stanno sfruttando specie e organismi da trasformare in prodotti molto redditizi, prima ancora che una ricerca scientifica indipendente e autorevole dica la sua sui tesori ancora nascosti o gelosamente custoditi dagli abitanti delle foreste che una volta erano considerate “vergini” e alle quali invece si usa sempre più spesso violenza.

Gaetano Farina

Pubblicato:

Lunedì, 13 Febbraio 2012

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