Utilizziamo i cookie per migliorare la vostra esperienza di navigazione.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Questo sito usa cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy.

Qui sotto trovi l’informativa completa e le indicazioni per disattivare o rimuovere i cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

Cookie

I cookie sono stringhe di testo che raccolgono e memorizzano informazioni sulla navigazione per essere poi ritrasmessi alla successiva visita da parte dell’utente.

I cookie si distinguono in tecnici e di profilazione, e in cookie di prime parti e di terze parti, a seconda del soggetto che li installa.

Cookie tecnici

I cookie tecnici servono per “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente di erogare tale servizio” (cfr art. 122 comma 1 del Codice della privacy) e possono essere di navigazione, analitici e di funzionalità.

Per questa tipologia di cookie NON è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di profilazione

I cookie di profilazione sono utilizzati per la trasmissione di messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di terze parti

I cookie di terze parti sono quelli istallati per conto del gestore del sito da siti differenti.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

I cookie installati da questo sito.

Il sito ha al proprio interno i seguenti cookie:

Per disattivare, rimuovere o bloccare i cookie è possibile ricorrere alle impostazioni del browser, secondo le loro indicazioni:

Microsoft Windows Explorer

Google Chrome

Mozilla Firefox

Safari

Opera

DA NAGOYA A CANCUN

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

Il vertice Cop 10, in Giappone, si è chiuso con un’intesa in extremis, dopo che Nagoya è apparsa quasi la riedizione di Copenhagen: Paesi divisi sugli obiettivi e su come raggiungerli, contrasti su chi pagherà i danni e su chi finanzierà la lotta per fermare la perdita di biodiversità. La Banca Mondiale ha lanciato però un progetto di grande significato: inserire la Natura nei conti pubblici. Tra poco a Cancun la prima verifica.

Nella città giapponese sono stati oltre 100 i ministri dell’ambiente e 193 i Paesi che hanno partecipato al meeting delle Nazioni Unite dedicato alla tutela della biodiversità nel tentativo di fissare nuovi obiettivi entro il 2020 per combattere estinzione, deforestazione, inquinamento, caccia senza limiti e cambiamenti climatici (approfondiamo questi temi nella sezione Scienze) e le loro ricadute economiche e sociali.
 
In questo contesto, la Banca Mondiale ha lanciato un progetto pilota di cinque anni, sostenuto da India, Messico e altre nazioni, che mira a inserire la Natura nei conti pubblici nazionali per aiutare i Paesi ad assegnarle un valore, esattamente come avviene per il Prodotto Interno Lordo (Pil). Il progetto Saving Species and Ecosystems Through Greener Economic Planning  tiene conto di "servizi" socio-economici come la protezione delle coste o dei bacini imbriferi per fiumi e laghi che servono città e terreni destinati alla coltivazione (il bacino imbrifero è quella parte di territorio che circonda il fiume o il lago e che, a causa della sua pendenza, fa da imbuto di raccolta delle acque piovane).
 
«Siamo qui per creare qualcosa che non è mai stato provato prima: una partnership globale che può cambiare in modo fondamentale il modo in cui i governi valutano i loro ecosistemi», ha detto il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, e un modo è appunto l'inclusione dei valori della diversità biologica nei sistemi nazionali di conto. I Paesi sviluppati parlano di un costo valutabile in circa 3 miliardi di dollari l'anno, ma diversi Paesi in via di sviluppo sostengono che, se si vuole davvero fermare l'erosione della vita sulla terra e nei mari, bisognerà investire 100 volte di più. E la Norvegia ha sostenuto che il costo integrale dell'impatto negativo sugli ecosistemi deve essere sostenuto da coloro che traggono benefici dalla loro distruzione.
 
Il Paese ospite, il Giappone, ha offerto 2 miliardi di dollari in 3 anni a partire dal 2010, gli europarlamentari hanno sollecitato un maggiore impegno dell'Ue per la biodiversità, ma non è chiaro se l'Unione Europea, che negli ultimi otto anni ha speso un miliardo di euro all’anno, si accoderà al Giappone con cifre precise o se lascerà fare ai singoli Stati membri, come ha cominciato a fare l'Italia con i 100 milioni di dollari per la Redd (Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation)* ovvero Ridurre le Emissioni da Deforestazione e Degrado. La deforestazione infatti è responsabile di circa un quinto delle emissioni di CO2. L’idea è studiare incentivi economici che rendano la tutela delle selve più conveniente che abbatterle.
 
Come per il Protocollo di Kyoto, gli Stati Uniti sono stati presenti solo come osservatori, non del tutto neutrali rispetto agli interessi della lobby delle grandi imprese multinazionali del campo energetico, farmaceutico e alimentare. I Paesi emergenti per contro si rifiutavano di sottoscrivere documenti senza l’avallo dei veri protagonisti della governace mondiale, come Usa e Cina. Il Brasile, dal canto suo, ha chiesto un accordo basato su un compromesso accettabile e sulla flessibilità della sua applicazione. Per altri, il vero potenziale della finanza pubblica si dovrebbe basare su politiche di vasto respiro dove business e mercato vanno orientati alla tutela ambientale e allo lo sviluppo sostenibile per trasformare le economie, da market-based a centrally-planned .
 
In extremis i 193 paesi firmatari della Convenzione sulla biodiversità presenti a Nagoya hanno trovato un’intesa: il Protocollo di Nagoya, 10 anni per salvare la biodiversità sul pianeta con un Piano d’azione condiviso al livello globale.
Un "Piano d’azione" in 20 punti per proteggere gli ecosistemi, dagli oceani alle foreste, mettere un freno al degrado degli habitat naturali e all’estinzione delle specie viventi che li popolano.
Il Piano di azione globale per la biodiversità prevede impegni nodali su aree protette, risorse genetiche, sovrasfruttamento della pesca, sussidi "perversi" (sono incentivi economici controproducenti), contabilità ambientale e sviluppo sostenibile.
 
Nel Piano d’azione approvato, le nazioni concordano un obiettivo generale: proteggere il 17% delle terre e il 10% delle aree costiere e marine entro il 2020 (oggi sono rispettivamente tra il 10- 13% e l’1% percento). Bisognerà fare di più, ma la posta in gioco era troppo alta e lo spettro del fallimento troppo grave. A dicembre a Cancun, dove è di scena il cambiamento climatico, si capirà meglio se le differenze di visioni sono in parte colmate, se il piano avrà successo o se il diavolo si nasconderà ancora una volta, come spesso accade, nei dettagli.
 
*Per approfondimenti:
Beatrice Riganti

Pubblicato:

Giovedì, 04 Novembre 2010

Condividi:

blog comments powered by Disqus