Utilizziamo i cookie per migliorare la vostra esperienza di navigazione.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Questo sito usa cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy.

Qui sotto trovi l’informativa completa e le indicazioni per disattivare o rimuovere i cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

Cookie

I cookie sono stringhe di testo che raccolgono e memorizzano informazioni sulla navigazione per essere poi ritrasmessi alla successiva visita da parte dell’utente.

I cookie si distinguono in tecnici e di profilazione, e in cookie di prime parti e di terze parti, a seconda del soggetto che li installa.

Cookie tecnici

I cookie tecnici servono per “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente di erogare tale servizio” (cfr art. 122 comma 1 del Codice della privacy) e possono essere di navigazione, analitici e di funzionalità.

Per questa tipologia di cookie NON è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di profilazione

I cookie di profilazione sono utilizzati per la trasmissione di messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di terze parti

I cookie di terze parti sono quelli istallati per conto del gestore del sito da siti differenti.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

I cookie installati da questo sito.

Il sito ha al proprio interno i seguenti cookie:

Per disattivare, rimuovere o bloccare i cookie è possibile ricorrere alle impostazioni del browser, secondo le loro indicazioni:

Microsoft Windows Explorer

Google Chrome

Mozilla Firefox

Safari

Opera

CAMBIAMENTO CLIMATICO

DA DURBAN A DOHA

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

Alla conferenza di Durban sul cambiamento climatico la vera notizia è che non è fallita, mentre anche a Doha in Qatar, alla sesta edizione dell'incontro dell'Alleanza delle Civiltà la parola d'ordine è "prevenire i conflitti". Anche se difficile proprio la strada della prevenzione appare la più promettente.

DA DURBAN A DOHA

Dopo l’annunciato fallimento, alla conferenza su cambiamento climatico di Durban è arrivata una svolta che nessuno si aspettava più. Delegazioni in disarmo, delegati senza cravatta, sfiniti e in ordine sparso, hanno forse dato l’immagine plastica di una resa che all’ultimo istante è parsa inaccettabile a tutti. La reazione c’è stata alle 5 del mattino (le quattro ora italiana): ancora lontana dalle aspirazioni degli ambientalisti e delle popolazioni già colpite dal cambiamento climatico o seriamente minacciate (la delegazione delle Maldive, a rischio sommersione, si è polemicamente presentata in tenuta da sub), ma in grado almeno di dare il via libera alla tabella di marcia che porterà all'adozione di un'intesa mondiale anti cambiamento climatico entro il 2015. Sa ancora una volta di rinvio, ma i problemi e la crisi sono tali da far dire anche al neoministro italiano per l’ambiente Clini che un risultato comunque c’è stato, soprattutto per la piattaforma di intesa sulle tecnologie pulite e le energie rinnovabili con i Paesi in via di sviluppo.
L'assemblea delle Nazioni Unite ha trovato dunque l'intesa sulla road map  che impegnerà tutti i Paesi è sarà definita entro il 2015. Le misure previste dovranno diventare esecutive a partire dal 2020.

Una decisione storica, ha commentato la presidente della conferenza, la sudafricana Maite Nkoana-Mashabane. Un grande successo per la diplomazia europea ha chiosato il ministro dell’Energia inglese Chris Huhne (meno isolazionista del premier Camerun). E nel bilancio generale va registrata anche la grande novità della Cina, lanciata verso strategie lungimiranti industriali come il fotovoltaico e l’eolico e in via di sorpassare quanto a greeneconomy, l’America di Obama (costretto dalla crisi a trivellazioni sempre più estreme a caccia di nuovi giacimenti petroliferi).

Il gruppo delle piccole isole e gli ambientalisti sottolineano che l’accelerazione del cambiamento climatico imporrebbe tempi più rapidi. E bisognerà anche definire lo status di chi proprio a causa del cambiamento climatico  deve abbandonare la propria patria: o perché sommersa dall’acqua – come alcuni atolli – o perché al contrario devastata da una siccità senza precedenti come la Somalia. Migranti, profughi, rifugiati? Bisognerà pur definire lo stato giuridico per queste persone.

Comunque la frattura tra i fautori del protocollo di Kyoto (noi europei possiamo testimoniare che funziona, aveva dichiarato Connie Hedegaard, commissario europeo al clima). e Paesi in via di sviluppo (non si può prescindere dall'applicazione del principio di equità firmando un assegno in bianco" ha  chioisato un’altra donna, il ministro dell'Ambiente indiano, signora Jayanthi Natarajan) è stata scongiurata (o almeno rinviata).

Alla fine è stata trovata la formula che ha messo tutti d’accordo: si arriverà entro il 2015 a definire "un protocollo, uno strumento legale o una soluzione concertata avente forza di legge". Dal 2013 partirà inoltre la seconda fase degli impegni di Kyoto a cui aderiranno l’Europa e una parte dei Paesi industrializzati. Infine, si renderà operativo un Fondo Verde da 100 miliardi di dollari l'anno fino al 2020 per aiutare i Paesi più poveri a sostenere il salto tecnologico necessario ad abbattere le emissioni serra.


Se Durban chiude a Doha (capitale del Qatar, il Paese più ricco del mondo) si apre il Forum Onu delle Civiltà, definito il forum delle quattro D: dialogo, dignità, democrazia e development (sviluppo).
Dopo Madrid, Istanbul e Rio de Janeiro tocca infatti a Doha organizzare il summit che dopo la primavera araba assume un significato particolare. Proprio i rapporti tra Occidente e Islam saranno al centro dell'incontro internazionale, per la prima volta ospitato da un Paese arabo. Anche qui il dibattito si avvia a riconoscere il primato della cultura e della diplomazia per evitare i conflitti. Prevenire, insomma. Per l’occasione in un videomessaggio il premier turco Erdogan ha espresso rammarico per la decisione degli Usa di tagliare i fondi all'Unesco dopo il riconoscimento della Palestina come stato membro.

Proprio l'Unesco è stata al centro dell'attenzione della  prima giornata, anche per un accordo siglato con il Qatar. Marcio Barbosa, general manager della società che organizza gli eventi culturali e artistici dell'emirato e Irina Bokova, direttore generale dell'Unes,o hanno firmato un accordo di collaborazione per inserire il castello di Al Zubara (città commerciale che raggiunse il suo massimo splendore nel diciottesimo secolo) nella lista dei siti patrimonio dell'umanita'; per la promozione di un'industria culturale con il know how dell'Unesco e per la realizzazione di un centro di arte contemporanea. Una collaborazione che rilancia gli obiettivi dell'organizzazione internazionale..

Beatrice Riganti

Pubblicato:

Lunedì, 12 Dicembre 2011

Condividi:

blog comments powered by Disqus