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CONSUNTIVI O PROFEZIE?

Categoria // Etica, Economia

Con l’anno che si è chiuso alle nostre spalle, entrambi rischiano di lasciare l’amaro in bocca. Il bilancio è ancora in parte pesante e le previsioni, anche autorevoli, hanno dimostrato di  poter fallire. In questo quadro l’economia etica comincia ad apparire l’unica strada percorribile. Almeno a chi sa leggere i segnali del tempo.

Secondo l’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) l’unica profezia formulata nell’ottocento che si è avverata è: “I ricchi sono sempre più ricchi, ma i poveri sono ancora più poveri”*. Il ceto medio progressivamente si sta impoverendo avvicinandosi alle tante famiglie che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. E' l’anticipazione del rapporto su salari, fisco e produttività 2009. A preoccupare ulteriormente è la stima dell'istituto di una contrazione pari allo 0,5% del reddito disponibile delle famiglie in termini reali, che al sud si traduce in un -0,8%. Eppure a fronte di ciò, il 10% di famiglie detiene una ricchezza complessiva in media trenta volte superiore alla famiglia media italiana con un patrimonio mobiliare e immobiliare oltre 800 mila euro.
I dati  li fornisce l' Istat, nel rapporto appena presentato. L' Istituto nazionale di statistica indica che insieme al reddito (-1,6)si riduce anche la propensione al risparmio che è scesa dello 0,4 punti, passando dal 15,2% al 14,8 per cento. Nel secondo trimestre del 2009, il reddito lordo a disposizione di famiglie italiane e microimprese è calato di 11 miliardi di euro. 
Ancora, I nuovi dati sulla ricchezza netta delle famiglie di Bankitalia illustrano come, a fronte di un generale abbattimento del reddito, la vera ricchezza rimane nella mani di pochi: solo 2.380.000 famiglie italiane (il 10% del totale), infatti, posseggono il 44,5% della ricchezza netta complessiva, che ammonta a 3.686 miliardi (su un totale di 8.284 miliardi), che vuol dire 1.547.750 euro per ogni famiglia di quel 10% più ricco. Mentre il 50% delle famiglie italiane (le più povere) che, sempre per Bankitalia, detengono appena il 9,8% della ricchezza netta complessiva, sono 11.908.000 e posseggono mediamente 68.171 euro". 
Il divario (circa 1.480.000 euro) tra le famiglie più ricche e quelle più povere è evidente e la forbice tende ad allargarsi.
2 milioni 737 mila sono a rischio di povertà e rappresentano l'11,3% delle famiglie residenti (nel complesso sono 8 milioni i poveri, il 13,6%). Se fino a ieri ci si scandalizzava per il 10% che dispone di più di un quarto del reddito nazionale, oggi nel mirino ci sono lo 0,1 per cento dei top incomes (super ricchi) che tra il 1993 e il 2004 ha aumentato il proprio reddito del 40% e lo 0,01% di coloro che hanno aumentato le proprie disponibilità del 75 %.  
E non sono speculatori, evasori o tipi strani. Hanno buste paga, integrate da bonus e stock options. 

Accanto a questi dati, i 100 miliardi del bottino dello scudo fiscale si prestano a diverse letture
Da un lato, il rientro (sanato pagando il 5%  per rimpatriare i capitali esportati illegalmente e/o frutto di evasione) consente margini di manovra maggiori:il gettito, sul quale si è sostanzialmente costruita la Finanziaria 2010, dovrebbe essere maggiore dei 3,7 miliardi considerati dalla manovra e salire a 5 miliardi.
Non è esclusa  nemmeno la riapertura dei termini, magari con un piccolo ritocco della percentuale dal 5 al 6% per due mesi. Già ora, dopo la proroga di un anno per i rimpatri resi complicati dal disbrigo delle pratiche burocratiche di responsabilità dell'amministrazione, si è aggiunta un'altra mini proroga: l'Agenzia delle entrate ha predisposto un rinvio dei termini, fino al 30 aprile del 2010, per i lavoratori transfrontalieri lasciando la sanzione a 21 euro.

Per contro,  un’amara constatazione si impone, davanti all’enormità di denaro sottratto all’erario, alle attività produttive e, in ultima analisi al benessere e al diritto ai servizi di noi tutti, soprattutto in relazione ai dati sopra riportati.
La costatazione è che l’economia etica è ancora tutta da conquistare e che, in ogni caso, qualche domanda sull’equità e la giustizia sociale bisogna pur porsela. 

Da sempre i Paesi progrediscono rivendicando questi due fondamentali indicatori della democrazia, come dovremmo ben sapere essendo la nostra società debitrice del proprio ordinamento alla Rivoluzione Francese.
Se non per spirito di rispetto del “Contratto sociale”, almeno per intelligente spirito di conservazione è bene porsi le succitate domande e darsi efficaci risposte. 
A questo proposito, si veda nella nota la fonte dell’unica previsione che tutti gli economisti riconoscono essersi avverata. 

* Marx-Engels, Il Manifesto

Da rileggere:
Il Contratto sociale, di Jen-Jacque Rousseau (Ginevra 1712-Ermenonville 1778)
Beatrice Riganti

Pubblicato:

Giovedì, 14 Gennaio 2010

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