Utilizziamo i cookie per migliorare la vostra esperienza di navigazione.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Questo sito usa cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate nella cookie policy.

Qui sotto trovi l’informativa completa e le indicazioni per disattivare o rimuovere i cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

Cookie

I cookie sono stringhe di testo che raccolgono e memorizzano informazioni sulla navigazione per essere poi ritrasmessi alla successiva visita da parte dell’utente.

I cookie si distinguono in tecnici e di profilazione, e in cookie di prime parti e di terze parti, a seconda del soggetto che li installa.

Cookie tecnici

I cookie tecnici servono per “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente di erogare tale servizio” (cfr art. 122 comma 1 del Codice della privacy) e possono essere di navigazione, analitici e di funzionalità.

Per questa tipologia di cookie NON è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di profilazione

I cookie di profilazione sono utilizzati per la trasmissione di messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

Cookie di terze parti

I cookie di terze parti sono quelli istallati per conto del gestore del sito da siti differenti.

Per questa tipologia di cookie è richiesto il consenso dell’interessato.

I cookie installati da questo sito.

Il sito ha al proprio interno i seguenti cookie:

Per disattivare, rimuovere o bloccare i cookie è possibile ricorrere alle impostazioni del browser, secondo le loro indicazioni:

Microsoft Windows Explorer

Google Chrome

Mozilla Firefox

Safari

Opera

CHIARI DI MEZZALUNA

Categoria // Etica, Economia

Il profitto è legittimo solo se è generato da una completa condivisione del rischio sottostante collegato alla transazione. E’ il cosiddetto Profit loss sarin (Pls), il precetto base della finanza islamica. Aumenta l’esigenza di una maggiore conoscenza, soprattutto in Italia. La nostra storia è infatti intrecciata da sempre alla cultura islamica.

La con-partecipazione societaria "nei profitti e nelle perdite” (Pls), è uno degli schemi fondamentali attraverso i quali nell’Islam viene concepita come lecita la remunerazione dei capitali , sul quale è stato costruito l’intero sistema bancario islamico contemporaneo. Solo il biblico sudore della fronte, che include il rischio imprenditoriale, può eticamente e giuridicamente giustificare l’arricchimento.

Possiamo dunque riferirci alla finanza islamica come a quella componente economica mondiale che, seguendo le prescrizioni coraniche, evita l’utilizzo del tasso d’interesse nelle transazioni finanziarie.
I principi tradizionali islamici, come pure quelli di ogni fede religiosa, prendono in considerazione e si applicano a una visione più generale in cui l’etica deve innervare ogni settore della vita; quindi anche il piano economico e finanziario, troppo spesso dimentico della sua funzione di volano per tutte quelle attività volte a uno sviluppo armonioso e il più possibile equo, dell’umanità. 
Al centro di questa etica vi è il principio che ogni bene o servizio prodotto dall’uomo deve essere il risultato del suo lavoro. Da qui deriva la supremazia dell’economia reale su quella meramente virtuale e speculativa, tipica del mondo moderno, che riporti le transazioni di denaro nel loro alveo naturale, vale a dire alla loro funzione di produzione, acquisto e vendita di beni e di servizi. Dunque, un utilizzo delle risorse finanziarie volte all’esercizio di un virtuoso funzionamento delle economie delle nazioni attraverso utilizzi “sani” ed effettivi del denaro guadagnato e impiegato lecitamente e con senso di responsabilità.

La finanza islamica ha visto, soprattutto dall’inizio del nuovo millennio, una rapida crescita. Se prima era circoscritta alle nazioni arabe (per primo l’Egitto) del Medio Oriente e a quelle del Sud Est Asiatico, con attività abbastanza limitata, oggi i musulmani nel mondo sono circa 1,5 miliardi e hanno patrimoni stimati per circa 1 trilione di Euro. La loro presenza è una realtà sempre più importante in Europa e in Italia (rispettivamente circa 15 e 1 milione).

Pertanto, la finanza islamica sta assumendo sempre più rilevanza, con una crescita costante degli asset nell’ordine di un 10-15% annuo. Questo induce diverse banche “tradizionali” ad affacciarsi verso tale business, sia nei Paesi di religione islamica che in quelli occidentali, dove la popolazione musulmana è sempre più rilevante.
E’ notizia recente che il governo di Londra intende rimuovere gli ultimi ostacoli tecnici che impediscono l’emissione di “bond islamici”, prodotti finanziari che rispettano la Shari’a, la legge islamica. Secondo molti banchieri islamici (la Gran Bretagna conta cinque banche) il Parlamento inglese voterà prossimamente per definire i “sukuk *” come bond, piuttosto che come veicoli d’investimento e ciò favorirà lo sviluppo di questo mercato. 

Nel rispetto della legge islamica, i sukuk non prevedono il pagamento d’interessi, ma dal punto di vista regolamentare sono stati finora difficili da classificare. Il provvedimento che il governo inglese presenterà, ridurrà i costi legali e rimuoverà gli ostacoli alla loro emissione. Già ora il mercato dei sukuk è stimato per più di $ 100 miliardi. 

Proprio per la veloce espansione della domanda di tali prodotti, si sta sviluppando un’ampia varietà di strumenti finanziari appositamente realizzati per conciliare i dettami della Shari’a come i musharaka e i murabaha. I musharaka sono simili alle Joint Venture nella finanza convenzionale e si usano per finanziare i progetti a lungo termine. Questa tipologia di contratto prevede che la Banca finanzi il progetto dell’imprenditore e che entrambi partecipino agli utili e alle perdite. 
I murabaha, invece, rappresentano uno degli strumenti di finanziamento più usati (circa il 75%) e sono dei contratti di scambio in cui la banca acquista un bene in nome proprio, ma in realtà per conto del cliente per poi rivenderglielo ad un prezzo più alto, preventivamente concordato. 
Il pagamento di tale prezzo può essere rateale e differito. Stime non ufficiali valorizzano gli asset intermediati, riferenti alla finanza islamica, a più di $ 800 miliardi con più di 600 istituzioni bancarie-finanziarie coinvolte ed operanti in una cinquantina di Paesi. 

Come abbiamo già avuto modo di citare, tale industria si è sviluppata molto negli ultimi anni anche in Europa, aprendo banche islamiche in Gran Bretagna, aumentando l’attività di fondi di investimento islamici e attraverso l’emissione di sukuk bond da parte di un land tedesco.
Questi sono i segnali che arrivano dalla crescita delle economie dei Paesi emergenti ed è rilevante per far comprendere il nuovo, importante ruolo che vengono ad assumere nel sistema finanziario globale.
Ruolo che è uno sviluppo positivo per l’economia in generale, giacché si spera di poter canalizzare queste nuove risorse verso progetti meritevoli e importanti da finanziare sia nelle nazioni dalle economie emergenti che nelle altre. Ma aumenta anche la complessità del sistema finanziario globale.

La recente, irrisolta, crisi ha almeno ricordato una cosa dimenticata: c’è un bisogno assoluto di coordinamento, cooperazione e visione d’assieme sul mondo finanziario da parte dei regolatori e dei governi.
Le crisi finanziarie andrebbero ovviamente“fiutate” in anticipo, e comunque hanno bisogno di risposte certe, immediate e soprattutto coese e non con mille distinguo. E’ nelle fessure che si annidia il male (devil is in details come dicono gli avvocati). Quindi c’è bisogno che i maggiori Paesi islamici partecipino attivamente alle riunioni internazionali, per esempio a quelle del Financial Stability Board, per contribuire alla definizione di un sano ed efficiente sistema finanziario internazionale. 
Tuttavia anche da parte nostra, vecchio mondo e vecchia finanza, c’è uno sforzo da compiere: aumentare la nostra conoscenza e comprensione di questi nuovi strumenti.

In Italia opera l’ Isme, Istituto di Studi Economici e Finanziari per lo Sviluppo del Mediterraneo, diretto da Ermanno Mantova: 
E’ un centro studi che ho creato per analizzare le chiavi che possono essere utilizzate per sviluppare le economie nel mediterraneo, anche attraverso attività accademiche. Abbiamo ricercatori interni e abbiamo creato una rete con la facoltà di economia e commercio dell’università La Sapienza di Roma, in particolare con il dipartimento di Banca e finanza con a capo Pietro Geraldini, che ci ha dato anche gli spazi. In seguito, abbiamo connesso a questa rete l’Associazione bancaria italiana (Abi) e una serie di singoli soggetti che si occupano di economia del Mediterraneo.
L’ Isme è piccolo quanto a risorse, anche perché il limite è non riuscire ancora a coinvolgere un numero sufficiente di attori che abbiano la stessa passione, senza la previsione di un rientro economico nel breve periodo. Ma i tempi stanno velocemente cambiando".

 Su questo terreno proprio l’Italia potrebbe giocare, data la sua posizione geografica e la sua storia, un ruolo importante, traendone vantaggio in termini di crescita di business, ma anche di importanza politica come il Paese che si adopera per migliorare l’efficienza e la conoscenza di un settore fondamentale per l’economia mondiale del futuro. Del resto da Costantinopoli alla Sicilia moresca, ai fasti di Otello a Venezia, la nostra storia è intrecciata da sempre alla cultura araba.

Per approfondimenti: 
www.ismeinstitute.org


*obbligazione monetaria: sono certificati di investimento conformi alla Shari’a
Angelo Morrison

Pubblicato:

Giovedì, 04 Marzo 2010

Condividi:

blog comments powered by Disqus