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Categoria // Nuove Frontiere, Economia

L’Italia, con i finanziamenti per la ricerca scientifica più bassi del globo (1,14% del Pil) è al sesto posto per produzione in materia, con  il 3,7% delle pubblicazioni che vengono citate in altri studi al mondo. Immaginate cosa potremmo fare con investimenti adeguati e impiego dei fondi stanziati.
 

Avevamo già citato questo argomento a proposito della tendenza al sorpasso cinese in materia di produzione scientifica.
Oggi approfondiamo il problema in relazione alla specifica situazione italiana, tenendo conto che la realtà nazionale manca di omogeneità. Infatti, tra eccellenze e inefficienze, si possono fare – grazie  all’indagine di Francesco Sylos Labini, astrofisico del Centro Fermi e del Cnr e Angelo Leopardi, docente di idraulica all'università di Cassino – non poche scoperte.
Scienza in rete, la rivista online del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica che comprende alcuni fra gli studiosi italiani col maggior numero di citazioni, ha pubblicato il loro Enti di ricerca e Istituto italiano di tecnologia: dov'è l'eccellenza, analisi che  offre un quadro degli enti che muovono la ricerca scientifica in Italia. 

Si apprende così che il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) è una struttura che ha 6.600 dipendenti e ottiene dallo Stato 566 milioni di euro all'anno per 6.300 pubblicazioni. Ogni studio in media costa dunque 89 mila euro e il rapporto fra scienziati e articoli è praticamente pari a uno (0,96).
Secondo il rapporto Scimago (database internazionale che misura le performance dei vari istituti di ricerca) il Cnr è al primo posto in Italia e al 23esimo al mondo su un totale di quasi 2.900 enti di ricerca, tenendo conto solo del numero delle pubblicazioni e non dei costi sostenuti. 

Secondo l'analisi di Sylos Labini e Leopardi sono Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) a essere più efficienti del Cnr. L'Istituto nazionale di fisica nucleare ha 1.900 dipendenti e gli alti investimenti che i suoi esperimenti richiedono sono finanziati ogni anno dallo Stato con 270 milioni. La produzione scientifica è molto alta: 2.423 pubblicazioni all'anno. Ogni studio costa in media 111mila euro e ciascun ricercatore è autore di 1,27 articoli e secondo il rapporto Scimago 2010 si è piazzato al 181esimo posto.  
 
L’Istituto nazionale di astrofisica (posizione 397 nella classifica Scimago) conta 1.130 scienziati che ogni anno producono 1.356 articoli (1,2 a scienziato) con un finanziamento di 91 milioni di euro. Ogni loro pubblicazione costa al Paese in media 67 mila euro, niente rispetto all'ultimo ente della classifica, quell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) fondato a Genova nel 2003 per diventare il "Mit italiano" (il leggendario Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge nell’omonimo Stato) è sostanzialmente ancora al palo.

L'Iit fa lavorare 811 scienziati, che nel 2009 (anno a cui si riferiscono i dati) hanno pubblicato 274 ricerche con 100 milioni all'anno di finanziamenti fissati dalla legge 363/2003 fino al 2014. La produttività di ogni ricercatore è di appena 0,34 articoli, ognuno dei quali costa ai contribuenti 363 mila euro, oltre il quintuplo rispetto all'Inaf. L’età media dei ricercatori è di 34 anni e solo 2 dei 374 scienziati con un contratto a tempo indeterminato secondo il principio della competitività anglosassone, si piazza nella casella 2.823 su un totale di 2.833. L'Istituto italiano di tecnologia è relativamente recente e – secondo la direzione – ha bisogno di tempo per raggiungere criteri sufficienti per la valutazione. Ma va detto che  a differenza degli altri enti di ricerca che  versano in ristrettezze croniche, non gli sono mai mancati i mezzi, inclusi 128 milioni di euro provenienti dalla liquidazione dell'Iri nel 2008, mentre il presidente dell’Iit è  anche direttore generale del ministero del Tesoro.
 
Con queste premesse, l’Istituto ha realizzato anche un cospicuo avanzo di bilancio che si spera vengano impiegati per irrobustirne la crescita e accelerare il percorso della ricerca scientifica italiana.
Beatrice Riganti

Pubblicato:

Martedì, 26 Aprile 2011

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