EDUCAZIONE E FUTURO

CHE SARA', CHI SARA' /1

Categoria // Studi & Tendenze, Economia

Da Educa 2012, la manifestazione  nata cinque anni fa a Rovereto, al Forum sulla Cooperazione internazionale di Milano, l'educazione  torna al centro dell'attenzione delle istituzioni e dei cittadini. Dedicheremo a questo tema una serie di appuntamenti.

CHE SARA', CHI SARA' /1

Dai grandi maestri, alla consapevolezza della responsabilità personale, ai consigli di un imprenditore per mettere a futto capacità innate, ecco una panoramica di Rovereto cui dedicheremo alcune puntate.
Oltre  cento appuntamenti suddivisi fra Parole (seminari, dialoghi, incontri, formazione) Azioni (laboratori creativi per bambini e ragazzi ma anche genitori) ed Emozioni (spettacoli teatrali, concerti e letture animate). Questa è stata Educa 2012, alla ricerca del profilo delle future generazioni.

Soprattutto, è stata un confronto fra esperti, docenti e istituzioni su cosa e come diventeranno da grandi i giovani di oggi, anche alla luce dei modelli culturali ed economici che proporrà loro la società. Per fare un esempio, Alessandra Smerilli, docente di Economia della Cooperazione all'Università Cattolica di Milano e Stefano Bartolini, professore di economia politica all'Università di Siena e autore di Manifesto della felicità. Come passare dalla società del ben-avere a quella del ben-essere, sono intervenuti sul modello occidentale attuale. Che si è affrancato sì dalla povertà di massa, ma non ha saputo far crescere col reddito procapite anche la qualità della vita e la pienezza della felicità ; al contrario, sono sempre più diffusi solitudine, malessere, disagio, insoddisfazione e depressione. Bisogna allora ritornare ai maestri e comunque, a chi ha saputo trovare inedite chiavi di lettura del mondo, modi di guardare la realtà e costruire il futuro che ci possono aiutare ancor oggi.

Sono stati due gli elementi fondamentali nella scelta dei maestri da riscoprire: il primo è che l'educazione non coincide con l'addestramento e non interessa solo la prima fase della vita; il secondo è che l'educazione non riguarda solo i singoli individu,i ma la comunità umana nel suo insieme.
A Paola Nicolini, docente di psicologia dello sviluppo dell'Università di Macerata, è stato affidato il compito di rappresentare la storia di Maria Montessori, (1870-1952) pedagogista forse più apprezzata all'estero che in Italia, come spesso accade. Per Montessori il maestro non trasmette conoscenza, ma dirige e struttura le potenzialità dei bambini. A loro devono essere dati materiali ed occasioni in cui la scoperta dell'errore non è mediato da adulto, ma rilevato dal bambino stesso (un'impostazione diversa dal comune paradigma trasmissivo per cui un buon maestro può formare un buon bambino come se questo fosse un guscio vuoto da riempire).


Il pensiero di Maria Montessori, applicato ancora in molte scuole, per esmpio negli Stati Uniti, è molto attuale, basti pensare che sosteneva: niente programmi, né esami, e di pianificazione e valutazione si continua a discutere animatamente anche adesso.

Massimo Toschi professore di filosofia ed esperto di cooperazione internazionale ha presentato invece Giorgio La Pira (1904-1977). "Può sembrare strano pensare ad un politico come a una figura da ricordare nell'ambito dell'educazione" soprattutto oggi eppure La Pira per tutta la sua vita ha guardato lontano anticipando i tempi: già nel '39 colse, opponendovisi, la portata devastante del nazismo, il valore del lavoro e della solidarietà, temi che portò nell'assemblea costituente dove fu uno degli estensori dell'articolo 1. Ma fu profeta anche rispetto alle questioni del Medioriente, della guerra fredda tra est e ovest, del rischio della devastazione nucleare". Come sindaco di Firenze (eletto nel 1951) - ha ricordato poi Toschi - ebbe l'intelligenza di capire che le città non erano aggregati da regolamentare, ma comunità, in cui vivevano e avevano diritti i poveri e ricchi, deboli e forti, segnando il modo di pensare una comunità come percorso educativo collettivo per vivere nella pace e nella giustizia.
"La Pira - ha detto Toschi - è sempre stato un maestro di verità" e di questo abbiamo bisogno per riaprire il futuro, ma come possiamo farlo?

A questo l'interrogativo ha provato a rispondere il filosofo Roberto Mancini professore di Filosofia teoretica all'Università di Macerata e docente all'Accademia di architettura dell'Università della Svizzera italiana . Ci sono oggi popoli che chiedono a gran voce giustizia, in Italia siamo come paralizzati. Invece dovremmo assumerci la responsabilità di cambiare. La responsabilità, secondo Mancini, è proprio la libertà di poter fare una scelta: "in ogni situazione possiamo aprire altre modalità di stare al mondo e il calcolo degli effetti non si deve fare prima; è l'esperienza, infatti, che genera il sapere".
Né si devono aspettare leader carismatici come furono Ghandi o Martin Luther King: " Non ci sono. Nella politica e nell'antipolitica, nei partiti e nei movimenti non c'è oggi visione della società. Sono le persone normali che possono cambiare le cose". Secondo Mancini servono lucidità, giustizia e riconoscimento della dignità del lavoro: "i giovani non faranno nulla di buono e di nuovo se saranno nutriti dalla "cultura della crisi" che moltiplica la paura e l'egoismo immediato, quasi animale".
E allora Individuare il proprio talento e trasformarlo in lavoro è un sogno che può diventare realtà, almeno secondo Sebastiano Zanolli, amministratore delegato di una grande azienda di abbigliamento

Nel 1954 quando Elvis cantò per la prima volta in pubblico, il talent scout che lo ascoltava gli disse: dovresti tornare a guidare il camion. Nella vita incontriamo molte più persone che ci dicono cosa non possiamo fare, rispetto a quelle che ci parlano delle possibilità che abbiamo. Ne è convinto Sebastiano Zanolli, formatore e manager, che nel corso di una Conversazione sui tempi che corrono,ha parlato ai giovani di futuro, lavoro e successo.
I ragazzi oggi non si sentono come quelli senza futuro né prospettiva di pensionamento descritti nei discorsi degli adulti.
Sono al contrario persone con sogni e aspirazioni che possono dar vita a progetti concreti, professioni inedite e nuove imprese. Fondamentale, in questo senso, è scoprire il proprio talento, quella "capacità innata, quel qualcosa che si sa fare fin da piccoli, anche se in un'altra forma". Un tempo l'idea di seguire il proprio talento, cercando di trasformarlo in un lavoro, era considerata folle. I genitori consigliavano di andare a scuola e prendere un diploma "serio", per trovare un lavoro che garantisse un futuro. "Nella società liquida (quella di cui parla Z. Baumann) diventa meno pericoloso correre dei rischi per seguire il proprio talento, che non intestardirsi a cercare un lavoro sicuro".
Attenzione, però. Il talento non deve diventare il fine, bensì il mezzo per raggiungere l'obiettivo. Ecco quindi che bisogna capire a cosa possono servire le nostre capacità innate. "Il sistema vi premierà se, invece che cercare un lavoro, trovate un problema da risolvere e lo risolvete". In pratica, tutto ciò che funziona sul mercato oggi è legato alla semplificazione di un problema.

Da manager esperto, Zanolli non dimentica il ruolo fondamentale del marketing. "È fondamentale imparare le regole di ingaggio. Dobbiamo saper vendere quello che sappiamo fare, rendere accattivante le nostra idee". Per fortuna, soprattutto grazie a internet, oggi tutti hanno a disposizione la possibilità di trovare le informazioni necessarie per imparare come si fa.Continua

www.educaonline.it

Antonella Cicalò

Pubblicato:

Domenica, 30 Settembre 2012

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