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CERVELLO-MERCATO

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

L’Icom (Istituto per la Competitività) ha condotto un’indagine per conto della Fondazione Lilly, che promuove la ricerca medica, e della Fondazione Cariplo sul costo rappresentato dalla fuga dei cervelli dall’Italia. Il conto che paghiamo è di quasi quattro miliardi.

La cifra corrisponde a quanto ricavato dal deposito di 155 domande di brevetto, dei quali l'inventore principale è nella lista di 20 italiani top “emigrati” all'estero più 301 brevetti ai quali hanno contribuito come membri del team di ricerca anche gli italiani all’estero. In  venti anni  questi brevetti hanno generato un valore pari a 3,9 miliardi di euro, quasi una manovrina finanziaria.

Vero  è che questi brevetti sono frutto di équipe ben strutturate, ben finanziate, sostenute da università o centri di ricerca di valore, non solo dei cervelli del Bel Paese che date le difficoltà,in patria non avrebbero ottenuto gli stessi risultati anche se i pochi che rimangono, nonostante tutto , hanno un indice di produttività inferiore solo a britannici e canadesi. Ma se invece in Italia fossero stati adeguatamente sostenuti, il nostro Paese sarebbe stato più ricco. Sempre secondo l'Icom, in media ogni cervello in fuga può valere fino a 148 milioni di euro. È il caso dei livelli degli scienziati più produttivi della Top 20 elaborata dall'associazione Via-Academy, costituita da un gruppo di ricercatori italiani che vivono e lavorano all'estero. 

Per arrivare ai quattro miliardi di perdite calcolate, spiegano gli autori della ricerca, si fa riferimento al database dell'Organizzazione Mondiale per la proprietà Intellettuale, che associa ad ogni scienziato il numero di domande internazionali presentate in base all'anno di pubblicazione. Se il 'top scientist', l'autore principale, è italiano, emergono 11 brevetti nel settore chimico, 5 nell'Itc (tecnologie), e 139 nel settore farmaceutico, che comprende anche la medicina.

La Fondazione ha poi calcolato il rendimento del brevetto: per esempio, un farmaco anticancerogeno introdotto recentemente nel mercato ha generato un fatturato annuo di poco meno di due miliardi di euro. Il valore medio di 148 milioni viene calcolato sulla base del rendimento medio di un brevetto (che è diverso a seconda del settore: maggiore nel settore chimico, segue quello farmaceutico e infine l'ITC).

Secondo lo studio, il 35% dei 500 migliori ricercatori italiani nei principali settori di ricerca scientifica ha abbandonato il Paese. Ma se si considerano i primi 100, ad essersene andato è addirittura la metà.  Quelli che rimangono fanno quello che possono.In rapporto alla scarsità di stanziamenti e al fatto che in Italia il numero dei ricercatori sia più basso rispetto agli altri principali Paesi del G7 (da noi sono complessivamente 70.000, in Francia 155.000, in Regno Unito 147.000, in Germania 240.000, negli USA 1.150.00, in Canada 90.000 e in Giappone 640.00), i nostri ricercatori possiedono un indice di produttività individuale eccellente con il 2,28 %  di pubblicazioni scientifiche, superiore alla media dei principali Paesi europei, nonostante il più basso numero di ricercatori: l'Italia infatti si posiziona al terzo posto (2,28%), dopo l'Inghilterra (3,27%) ed il Canada (2,44%). Dopo di noi ci sono, in ordine, gli Stati Uniti (2,06%), la Francia (1,67%) la Germania (1,62%) e il Giappone (0,41%)".

Vale per tutti l’esempio di Napoleone Ferrara, che ha recentemente ottenuto il prestigioso premio internazionale Lasker Award per i suoi studi, che si sono svolti negli Stati Uniti, su un farmaco che blocca la perdita della vista nei pazienti con degenerazione maculare senile umida, patologia che in passato conduceva alla cecità totale. Se il catanese Ferrara fosse rimasto in Italia, con il frutto delle sue ricerche e dei suoi brevetti avrebbe potuto ricostruire da zero la sua università. 
Proprio per promuovere la ricerca, la Fondazione Lilly oggi ha assegnato una borsa di studio di 360.000 euro a una giovane ricercatrice italiana, l'oncologa Tiziana Vavalà: la somma servirà a finanziare le ricerche della studiosa per i prossimi quattro anni.

 
Beatrice Riganti

Pubblicato:

Lunedì, 06 Dicembre 2010

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